L'ora della propaganda anti-nucleare: Santoro e la sinistra contro Berlusconi

In piazza per festeggiare la Repubblica, la sinistra e i sindacati fanno propaganda per il referendum della prossima settimana. Assalto su tutti i fronti per lanciare il referendum. Anche Celentano ad
Annozero: "Il voto è questione di vita o di morte". E l'opposizione:
"Se passa Berlusconi si dimetta"

Roma - Altro che Frecce Tricolori, altro che amor di patria. La Festa della Repubblica diventa l'occasione per la sinistra e i sindacati di lanciare la volata al referendum per mandare a casa il governo. Così, il 65° anniversario della Repubblica si trasforma in un bieco comizio per chiamare a raccolta il popolo anti berlusconiano ad apporre quattro "sì" alla consultazione del prossimo fine settimana: "Se passa, il premier dovrà dimettersi". E per spingere gli italiani ad andare a votare, anche Michele Santoro confeziona un'intera puntata di Annozero incentrata sul rischio nucleare snocciolando numeri, percentuali e diagrammi sulle conseguenze legate al disatro di Chernobyl e spolverando, per l'occasione, il "verde" Adriano Celentano che, alcune settimane fa, si era schierato contro l'apertura di nuove centrali in Italia. 

Nucleare, acqua e legittimo impedimento. Quattro "sì" per far fuori il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Questo il diktat che serpeggiava tra i big della sinistra, galvanizzati dalla decisionedella Cassazione che ieri ha accolto i ricorsi dell'opposizione e dei promotori. Ora la mission è portare a votare quante più persone possibile per raggiungere il quorum. La sinistra vuole infatti trasformare il referendum in una consultazione sul Cavaliere. "Bisogna cambiare il governo del paese a partire dal 12 e 13 giugno, bisogna andare a votare, bisogna andare alle urne", urla il segretario della Cgil, Susanna Camusso, nel comizio conclusivo a Milano per la Festa della Repubblica annunciando una campagna spietata a sostegno dei "sì" ai referendum. Proprio da Milano, reduce della vittoria del vendoliano Giuliano Pisapia ai ballottaggi, la sinistra spinge per il cambiamento. "In questa città da qualche giorno il vento è cambiato - incalza la Camusso - mi auguro che continui a soffiare fino a completare la sua opera".

Per l'occasione anche Santoro confeziona un'intera puntata di Annozero per sensilizzare gli spettatori sul "rischio" nucleare. Dalle vittime di Chernobyl alle radiazioni emesse dalla centrale di Fukushima dopo lo tsunami che si è abbattuto sul Giappone, dai soliti appelli di Adriano Celentano all'ennesima stoccata contro il premier. "Un giornalista non determina i risultati elettorali - spiega Santoro all'inizio della trasmissione - ma interpreta, anche prima dei politici, lo spirito del tempo". In realtà, ancora una volta, Annozero dimostra di cavalcare le battaglie della sinistra per far fuori il Cavaliere. Addirittura il Molleggiato parla di "questione di vita o di morte". "Non possiamo assolutamente permettere che non si raggiunga il quorum - tuona il cantante - i governanti spregiudicati non aspettano altro. Se l'affluenza alle urne non sarà sufficiente, il 'quorum' ce lo fanno loro, a pezzi". In realtà, come spiega Travaglio nel suo editoriale, il vero obiettivo della sinistra non sono né il nucleare né la privatizzazione dell'acqua: "Se si arriva al quorim, passa anche il legittimo impedimento". Ad ogni modo, secondo Celentano, sarà la "dolce brezza del cambiamento" a portare gli italiani alle urne: "De Magistris e Pisapia sono i sindaci della svolta". Dell'ex pm il Molleggiato loda "la geniale intuizione di puntare sull'uomo e non sulle macchine infernali che ci avvelenano". Insomma, secondo Celentano, basterà "educare i napoletani" per portare la raccoltà differenziata al 70 per cento. Purtroppo il cantante non sa che Milano, prima città d'Italia per raccolta differenziata, arriva soltanto al 36 per cento.

La campagna per lanciare il referendum è pensata come una vera e propria morsa per stritolare il centrodestra. I promotori hanno già previsto di riempire quattro piazze coinvolgendo comitati, artisti, intellettuali e liberi cittadini. L’Italia dei Valori ha già organizzato per il 10 giugno quattro grandi manifestazioni a Milano, Roma, Napoli e a Palermo. "Occorre coordinarsi, abbattendo le barriere dei diversi colori, in modo che gli eventi possano vederci uniti al fine di raggiungere l’obiettivo comune del quorum - spiega il leader Idv Antonio Di Pietro - è una battaglia per la democrazia che non ammette divisioni di destra né di sinistra". In realtà, l'intento di Di Pietro è appunto quello di lanciare una crociata contro il governo che, a detta di Felice Belisario, sarebbe "irresponsabile" e inadatto a portare a termine la legislatura: "Siamo noi la classe dirigente di questo Paese, loro non ne sono capaci". 

All'appello di Di Pietro hanno già risposto positivamente sia i sindacati sia l'Anpi. Soprattutto a Milano, infatti, la Festa della Repubblica si è trasformata nell'occasione per promuovere la cacciata del premier. Per tutta la durata del corteo i militanti hanno ricordato ai partecipanti che è "necessario andare a votare e dare un altro duro colpo al governo". Dalla piazza ai Palazzi l'opera di convincimento è la stessa. Dopo aver compattato la sinistra radicale, adesso il Partito democratico prova a tirare per la giacca anche i finiani. Sebbene da largo del Nazareno ci tengono a far sapere che in piazza non va chi è contro Berlusconi, ma chi è a favore dei referendum ("indipendentemente dal partito che vota"), Pier Luigi Bersani manda un chiaro segnale al Fli ricordando che è una battaglia trasversale. D'altra parte, la piddì Anna Finocchiaro è stata fin troppo chiara: "I referendum passeranno e Berlusconi dovrà andarsene".

Non sono certo la lotta contro il nucleare o la difesa dell'acqua pubblica a mettere insieme la sinistra, ma il chiaro intento di estremizzare lo scontro politico tentando l'ennesima spallata al Cavaliere e annullando il legittimo impedimento. Lo stesso governatore Nichi Vendola avverta: "Mettiamo da parte personalismi miseri e ridicoli, rendiamoci conto dei reciproci limiti per aiutarci a superarli e soprattutto da oggi, anzi da ieri, lavoriamo per i referendum". In realtà non è ancora chiaro per quale motivo il premier dovrebbe dimettersi qualora fossero accolti quattro quesiti sui quali il dibattito è ancora aperto in parlamento.

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