La macchina per ora sta studiando

Apprendere e crescere da sola. Il futuro dipende da chi saranno i suoi maestri

La macchina per ora sta studiando

Forse aveva ragione Hal 9000: «Questa macchina è troppo importante per me per lasciare che tu la manometta». O forse davvero 2001: Odissea nello spazio era solo un film, seppure la storia dell'Uomo dimostri che davanti alle grandi rivoluzioni finiamo spesso per prendere la strada sbagliata. Insomma: che cos'è davvero l'intelligenza artificiale? Quale futuro radioso abbiamo davanti? Quali pericoli dovremo affrontare? Probabilmente, al momento, la risposta non la può dare neppure un robot, e allora basta partire più analogicamente, aprendo un qualsiasi vocabolario, per cominciare a capire: «L'intelligenza è la capacità di attribuire un conveniente significato pratico o concettuale ai vari momenti dell'esperienza e della contingenza». L'intelligenza artificiale, quindi, attualmente è un ossimoro.

Le macchine (ancora) non pensano. Forse lo faranno presto (e allora si parlerà di intelligenza artificiale generale). Forse già lo fanno e non lo sappiamo. Ma comunque, qualunque cosa sia l'intelligenza artificiale, ormai è dappertutto. Non solo ChatGpt, che ti dà le risposte in qualche secondo, Gemini, che fa pensare tutti gli smartphone Android e presto forse anche gli iPhone, Voice Engine, che saprà riprodurre perfettamente la voce degli umani, tutto quanto insomma crea, produce, muove al posto nostro. Non è il nostro smartphone che ci sorprende sempre di più, apprendendo meccanicamente le nostre abitudini per poi spacciare il suo comportamento come libero arbitrio. L'intelligenza artificiale è rebus, un problema da risolvere, ma è anche la cura di tutti i mali, così come il demonio di tutte le guerre, oppure il lavoro che non ci sarà più e, nonostante ciò, ci darà il tempo di vivere meglio. L'intelligenza artificiale è l'Uomo come lo è sempre stato davanti le Grandi Rivoluzioni della Storia, in mezzo al dilemma su cosa fare del proprio cervello così evoluto per evitare gli stessi errori che ci perseguitano da secoli. Per questo, l'intelligenza artificiale è filosofia.

Da sempre, in fondo, uno dei principali dilemmi etici riguarda la trasparenza e l'interpretabilità degli algoritmi. Molti sistemi di intelligenza artificiale sono opachi, il che significa che l'utente non comprende appieno come il sistema prende decisioni. E questo solleva interrogativi sulla responsabilità: chi è responsabile se un algoritmo produce risultati dannosi o discriminatori? Eppure la risposta è abbastanza semplice: siamo noi, basta volerlo essere. Non esiste in pratica pensiero digitale senza quello umano, e la strada più semplice da percorrere sarebbe quella di una rete neurale composita, dove ognuno lavori per la sua parte allo scopo di creare un mondo perfetto. Perché, nel Grande Romanzo Umano, gli scienziati non posso preoccuparsi delle mani che ricevono il progresso, ma sono spesso quelle mani a condizionare il risultato finale.

L'intelligenza artificiale è per questo un elisir di lunga vita ma anche un'arma mortale, l'albero buono che dà frutti buoni ma anche quello cattivo che dà frutti cattivi, e come diceva Gesù nel Vangelo secondo Matteo «ogni albero che non dà frutti buoni verrà tagliato e gettato nel fuoco: da loro frutti li riconoscerete». Abbiamo una scelta, possiamo riconoscere il Male, ed ecco perché allora la risposta giusta è che l'intelligenza artificiale non è e non sarà mai Dio.

Dobbiamo smettere di avere una fede assoluta nella tecnica, soprattutto quando sarà autonoma di apprendere e di crescere. Il limite esiste. I confini sono le 3 Leggi di Isaac Asimov e la Singolarità di Ray Kurzweil, per cui un giorno ci trasformeremo in un nuovo essere cybernetico. Il tema è studiarne l'essenza e camminare al centro. E dunque: l'intelligenza artificiale non è imparziale né equa, potrebbe amplificare i pregiudizi presenti nei dati con cui vengono addestrati, perpetuare ingiustizie, discriminazioni, privarci della privacy e della sicurezza personale, creare disuguaglianze economiche, aprire un solco ancora più grande nella diversità del mondo. L'AI, diciamolo, è un potenziale abuso di potere. Tuttavia davanti a noi ci sono numerose opportunità per il progresso sociale ed economico, la moltiplicazione della certezza della diagnosi medica, l'ottimizzazione le catene di approvvigionamento, la certezza di vincere la battaglia contro il cambiamento climatico. L'AI, pertanto, è una potenziale soluzione. Qual è la tua strada, Uomo?

L'etica dell'intelligenza artificiale è un tema complesso e cruciale e per questo richiede una risposta globale e collaborativa: siamo pronti a farlo? Il futuro offre enormi opportunità per il progresso umano, è però essenziale affrontare le sfide per garantire che tutto quanto potrà aiutarci a diventare migliori sia sviluppato e utilizzata in modo responsabile. E' un'equazione complicata da risolvere, perché spesso dimentichiamo che la nostra testa ha tutto quanto serve per farlo. Perché tutto quanto fa business diventa solo una questione di soldi.

E non è fantascienza, anche se qualcuno pensa che la fantascienza sia nata per abituarci al nostro destino. È per questo allora che Hal 9000 si confessò all'uomo e disse: «Ho paura». Stava morendo ma era solo un film, e la realtà può essere molto diversa.

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