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Mafia in Lombardia, oggi la sentenza del maxi processo

Alleanza tra cosa nostra, 'ndrangheta e camorra: chiesti oltre 5 secoli di carcere

Mafia in Lombardia, oggi la sentenza del maxi processo
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Oggi è il giorno della sentenza per il primo filone del maxi processo Hydra sul "sistema mafioso lombardo". Cioè, sulla "alleanza" - è la base delle accuse della Procura - tra cosa nostra, 'ndrangheta e camorra in Lombardia per fare affari. Salvo imprevisti, nel pomeriggio il gup Emanuele Mancini, nel processo in corso nell'aula bunker del carcere di Opera, emetterà il verdetto per i 78 imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Le persone alla sbarra in totale sono 146.

Hydra è uno dei processi di mafia più imponenti degli ultimi decenni in Lombardia. Nelle scorse udienza i pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane hanno chiesto condanne per oltre cinque secoli complessivi. Per questa inchiesta, affidata al Nucleo investigativo dei carabinieri, tra l'altro a Cerreti a al procuratore Marcello Viola è stata rafforzata la scorta a causa delle minacce di morte ricevute (i due insieme, nella foto). Sempre nelle ultime udienze del 2025 il giudice ha deciso di acquisire agli atti nuovi verbali. Nel corso del processo infatti alcuni imputati si sono fatti avanti con l'intenzione di collaborare con gli inquirenti con ampie dichiarazioni. I più recenti verbali depositati dai pm sono quelli di Francesco Bellusci, 38 anni, membro di uno dei clan entrati a far parte del cosiddetto "consorzio". Si tratta della "locale di Legnano-Lonate Pozzolo", tra Milano e Varese. Bellusci si aggiunge all'altro pentito, sentito nei mesi scorsi, William Alfonso Cerbo detto "Scarface". Entrambi hanno in sostanza confermato l'ipotesi accusatoria sul patto tra mafie, fornendo anche elementi piuttosto precisi su circostanze, date e persone coinvolte. C'è poi Saverio Pintaudi, della cosca Iamonte, che aveva parlato con i pm della Dda ancora prima che il procedimento arrivasse avanti al gup.

Oggi sono previste le eventuali repliche delle parti e poi dovrebbe arrivare la sentenza per gli imputati in abbreviato. A novembre la Procura ha chiesto 75 condanne, tra cui vent'anni ciascuno per Filippo Crea e per Giuseppe Fidanzati, figlio del boss palermitano Gaetano Fidanzati, per un totale di circa 570 anni di reclusione, oltre a tre assoluzioni.

Il giudice dovrà inoltre decidere se mandare a processo gli altri imputati, poco meno di una sessantina, che hanno scelto il rito ordinario e sono quindi in udienza preliminare. Infine dovrà esprimersi su quelli che hanno chiesto di patteggiare la pena.

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