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La denuncia del togato Csm: "Scuola di magistratura nelle mani delle correnti"

La denuncia di Mirenda: "Componenti scelti col manuale Cencelli". Sullo sfondo la riconferma della presidente

La denuncia del togato Csm: "Scuola di magistratura nelle mani delle correnti"
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Dovrebbe essere la fucina dei magistrati, il centro di formazione in grado di garantire l'aggiornamento costante e la crescita professionale dei giudici e dei pubblici ministeri. Invece la Scuola superiore della Magistratura è diventata un centro di potere delle correnti, che nella splendida villa di Scandicci arruolano nelle loro file i giovani colleghi: e proprio per questo il controllo della Scuola è merce di scambio negli accordi di spartizione all'interno del Csm. È questa la denuncia di Andrea Mirenda (nella foto), membro del Consiglio superiore della magistratura - uno dei due membri togati che hanno annunciato pubblicamente il loro Sì al referendum del 22 e 23 marzo - dopo che sulla nomina nel direttivo della Scuola di Mario Palazzi, procuratore della Repubblica di Viterbo, si è aperto uno scontro al calor bianco all'interno del Csm.

Lo scontro nasce dalla pretesa di Palazzi di fare il doppio lavoro: ovvero di continuare a fare il procuratore e nel frattempo dirigere la Scuola. Ieri, a causa di questa sua richiesta, il Csm lo ha dichiarato decaduto dal direttivo della Scuola. Ma il «caso Palazzi» sta portando allo scoperto il tasto dolente della spartizione correntizia anche dell'istituto (che è un ente di diritto pubblico). «Sullo sfondo - scrive Mirenda nel post - la ricerca dei numeri per la riconferma dell'attuale presidente, in quota Pd, a capo della Scuola»: ovvero di Silvana Sciarra, ex presidente della Corte Costituzionale. Palazzi, ex pm a Roma, è d'altronde un militante di Area, una delle correnti di sinistra del Csm.

Il Consiglio superiore della magistratura designa sei dei dodici componenti del direttivo della Scuola. «In base - dice Mirenda al Giornale - a una applicazione feroce del manuale Cencelli». In occasione del penultimo rinnovo del direttivo la lottizzazione fu così plateale che tutte e sei le nomine decise dal Csm furono annullate dal Tar. La spartizione tra le correnti venne allora (come spesso in occasioni simili) presentata come espressione di «pluralismo culturale»: peccato, spiegò il Tar nella sua sentenza, che il «pluralismo culturale» non fosse tra i requisiti indicati nel bando. Nell'ultimo, mesi prima che il bando fosse avviato, Mirenda aveva d'altronde indicato in un'intervista i nomi di tre predestinati.

Proprio la prosecuzione delle logiche spartitorie nelle nomine alla Scuola era stata denunciata negli anni scorsi anche da magistrati di sinistra come la riprova che al Csm nulla era cambiato dopo lo scandalo dell'Hotel Champagne, e che i criteri di merito continuano a essere spesso marginali (un esponente storico di Area avrebbe addirittura restituito la tessera della corrente per protesta). Lo stesso Palazzi aveva ottenuto il posto alla Scuola di Scandicci solo grazie a una sentenza del Tar del Lazio che ha ritenuto inspiegabili i motivi per cui il Consiglio superiore della magistratura aveva scelto altri candidati. Ma dopo la vittoria aveva revocato la richiesta di essere messo fuori ruolo, cioè di rinunciare al posto e allo stipendio da magistrato, e ha chiesto di potersi dividere tra Scuola e procura. Il comitato di presidenza del Csm ha dichiarato impraticabile la richiesta ma intanto Palazzi si era insediato a Scandicci, suscitando le proteste di buona parte del Consiglio superiore. Ieri, viene spodestato dal Csm: farà solo il Procuratore.

Un pasticcio, insomma, che nell'analisi di Andrea Mirenda ha spiegazioni precise: l'incarico alla Scuola non è solo una voce prestigiosa nel curriculum dei giudici, ma è anche ben retribuito. E soprattutto consente di partecipare all'orientamento culturale (ovvero politico) dei giovani magistrati.

«Perché tanta bramosia - scrive Mirenda - per una carica (peraltro assai ben remunerata) che in un contesto fisiologico dovrebbe essere semplicemente onorifica? Che sia, forse, perché la presidenza opera nei fatti come prezioso strumento per l'arruolamento dei giovani magistrati nelle conventicole di maggioranza in una Scuola notoriamente lottizzata? Ecco allora le parrocchiette - di destra e di sinistra - a darsele di santa ragione per la conquista del Centro Addestramento Reclute. Il tutto, si badi, con sorprendente sfrontatezza».

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