Augusto Barbera, classe 1938, è uno dei più autorevoli giuristi italiani dell'ultimo mezzo secolo. Il suo curriculum parla chiaro: professore emerito di Diritto costituzionale all'università di Bologna, ex deputato prima del Pci poi del Pds, ministro per i Rapporti con il Parlamento nel governo Ciampi, giudice della Corte Costituzionale di cui è stato presidente dal dicembre 2023 al dicembre 2024. Il 27 novembre del 2025 rilascia una intervista al «Corriere della Sera» che spiazza la sinistra: «Al referendum per la giustizia» dice «io voterò sì con convinzione». Barbera, da sinistra, smonta una per una le obiezioni che la sinistra e l'Associazione nazionale magistrati avanzano rispetto alla riforma proposta dal governo. Tra le tante motivazioni che dà, una colpisce per schiettezza: «Nella magistratura le camarille ci saranno sempre ma l'estrazione è un primo passo significativo per abolire o contenere questo ginepraio di correnti. Per capire quante sono e a chi fanno capo sono dovuto ricorrere all'intelligenza artificiale».
Dottor Palamara, forse se il professor Barbera avesse telefonato a lei avrebbe fatto prima e ne avrebbe saputo un po' di più.
«Mi inchino di fronte alla saggezza e all'onestà intellettuale del professor Barbera. Gli avrei detto molto semplicemente: le correnti sono un ecosistema».
Ecosistema?
«Sì, ha presente cosa è? È un sistema che difende i suoi organismi più importanti e rappresentativi. Appartenere a una corrente, per un magistrato, è una garanzia di sopravvivenza, è una rete di protezione reciproca. Chi appartiene a una corrente ha dirigenti che ne sostengono la carriera, consiglieri al Csm che ne difendono le scelte, ha colleghi pronti a minimizzare i suoi errori, ha un apparato mediatico che ne amplifica i meriti e riduce le criticità».
Di tutto ciò non c'è traccia nella narrazione ufficiale.
«In quella ufficiale no, in quella ufficiosa eccome. Le faccio un esempio piccolo ma significativo di cui sono stato testimone nel 2017. Riguarda la giudice Silvia Albano, oggi assurta agli onori delle cronache».
Silvia Albano, magistrato al tribunale di Roma sezione immigrazione, quella che ha scardinato a suon di ordinanze il famoso «modello albanese», non convalidando il trattenimento di numerosi immigrati nel centro di accoglienza fatto costruire dal governo fuori dai confini nazionali.
«Esattamente lei, che peraltro oggi è presidente della corrente di Magistratura democratica. Le sue posizioni a difesa delle correnti e del Sistema così com'è sono risapute: nulla si deve toccare perché tutto funziona perfettamente. Bene, un certo giorno arriva alla commissione disciplinare del Csm il caso di un magistrato di primo piano appartenente alla sua stessa corrente, appunto Magistratura democratica. La procura generale della Cassazione gli contestava il ritardato deposito di numerosi provvedimenti, una delle maggiori piaghe di un sistema giudiziario che tanto perfetto non è. La linea difensiva del magistrato non negava i ritardi talvolta pluriennali ma provava a giustificarli sostenendo la legittimità di un diverso metodo di programmazione delle udienze. Dato che la cosa andava comunque a ledere il diritto dei cittadini in attesa di giudizio, la disciplinare ritenne la condotta meritevole di sanzione e applicò un provvedimento di censura nei suoi riguardi. La decisione fu duramente contestata dalla sua compagna di corrente Silvia Albano che nella mailing list interna alla magistratura sostenne una tesi rivelatrice di come in realtà funzionano le cose: il collega a suo giudizio era stato punito per l'impuntarsi ideologico di un membro di una corrente avversa, nello specifico di Magistratura indipendente».
Lei che c'era può dirlo. Andò così?
«Non violerei mai il segreto di una camera di consiglio.
Cosa le ho appena detto? Ognuno, in ogni sede, a prescindere difende i suoi e come rovescio della medaglia quei meccanismi di difesa si allentano con gli avversari di corrente. Poi, il più delle volte succede ciò che ho visto accadere in molte occasioni: si tratta sottobanco. Io salvo il tuo se tu salvi il mio. È questo il meccanismo ».