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"Io, vescovo indagato e poi prosciolto, vi spiego perché la separazione è necessaria"

Il presule emerito di Ascoli: "La Chiesa non voti secondo le ideologie politiche"

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I vescovi italiani non sono tutti come Francesco Savino, il numero due della Cei sceso in campo per il No con Magistratura democratica. Celo dimostra in quest’intervista monsignor Giovanni D’Ercole. Il vescovo emerito di Ascoli, già indagato e poi prosciolto al termine di una pesante campagna mediatica, sa bene come funziona il sistema della giustizia in Italia e ha deciso di dire la sua sulla riforma Nordio.

Eccellenza, sta seguendo la campagna per il referendum?
«Sì e mi sono reso conto che molti parlano senza aver letto questa riforma. Questo mi ha spinto a informarmi e documentarmi seriamente».

Cosa ha scoperto?
«Ad esempio è falso che il pm viene soggiogato dal potere politico, o che sparisce l’obbligatorietà dell’azione penale. Al contrario di quanto si dice, la riforma riconosce per la prima volta l’autonomia e l’indipendenza del pm con una norma di rango costituzionale. La dottrina sociale della Chiesa vuole che quest’indipendenza sia garantita non solo al cospetto del potere politico ma anche di qualsiasi altro condizionamento».

Tipo?
«Certamente il cancro delle correnti nella magistratura e il vergognoso mercimonio tra di loro dovrebbero cessare a beneficio di tutti».



E sull’obbligatorietà dell’azione penale?
«Come si può constatare l’articolo non viene nemmeno sfiorato, per cui il pm al massimo vede rafforzata la sua professionalità: avrà gli stessi diritti di adesso e continuerà ad avere anche il dovere di accertare i fatti pure a favore della persona indagata, cosa che oggi raramente purtroppo avviene. Occorre accertare i fatti con oggettività e non partire con l’idea di trovare comunque qualcosa per mandare a processo qualcuno».

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