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L’allarme di Nordio sulle toghe in campo. "Sono sconcertato, si sgretola il diritto"

I magistrati schierati decidono sul voto. E il ministro: "Se questa è terzietà..."

L’allarme di Nordio sulle toghe in campo. "Sono sconcertato, si sgretola il diritto"
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Il ministro Nordio è sconcertato per la decisione della Cassazione, ma è sereno. Tira avanti, dritto.
Riesco a strappargli poche parole, giusto prima della riunione del Consiglio dei ministri: «Sì, sono sconcertato». Lo ripete tre volte, con decisione: «Apprendo che alla decisione della Cassazione sul referendum ha partecipato un componente che appare come moderatore all’iniziativa del comitato del No a Napoli».
Il ministro si riferisce al giudice Alfredo Guardiano. Si tratta del magistrato che da militante del «No» alla separazione delle carriere ha partecipato alla riunione della Corte di Cassazione che ha deciso di accogliere la richiesta di modificare il quesito referendario, avanzata dai sostenitori del No. Cioè di mettere in discussione le modalità di svolgimento di un referendum confermativo già convocato dal governo e dal Quirinale.
La presenza di Guardiano alla seduta è in palese e smaccato conflitto di interessi.
È logico che il ministro non sia contento. La scelta della Cassazione sembra esattamente una sfida a lui, quasi personale, da parte di un organo dello Stato che dovrebbe sempre stare al di sopra delle parti. Del resto, che si sia trattato di una sfida quasi personale al ministro della Giustizia lo ha proclamato ieri mattina il giornale «portavoce» del No, il Fatto Quotidiano. Che ha titolato in prima pagina: «Due schiaffoni a Nordio».
Dice il ministro, riferendosi al dottor Guardiano: «Se questa è la terzietà e imparzialità del giudice, il nostro sistema giuridico rischia di sgretolarsi dall'interno. Spero che i cittadini si rendano conto della gravità di una simile anomalia».
Il ministro stamattina era a Treviso. Nella sua città. Irritato perché venerdì sera da Roma l’avevano avvertito della decisione della Cassazione di entrare a gamba tesa nella battaglia tra Sì e No alla riforma. Però tranquillo, come gli succede spesso anche men4 tre è in battaglia. Leggeva Voltaire, che è il suo passatempo preferito. Lo rilassa e lo fa tornare in pace col Diritto. Ha suonato il telefono ed è arrivata la convocazione per una riunione urgente del Consiglio dei ministri.
Mezzogiorno in punto.
Giorgia Meloni ha fretta e ha deciso di risolvere subito il problema e perciò di riunire il governo.
Nordio è partito immediatamente per Milano. Arrivare a Palazzo Chigi in due ore sarebbe stato impossibile. Anche il ministro Piantedosi è a Milano, insieme ad altri cinque o sei esponenti del governo. Si riuniscono in prefettura, accolti dal prefetto che li fa accomodare nella sala Napoleone. Il collegamento audio video con Roma è garantito e il prefetto può certificare la presenza e la firma dei ministri. Nordio si siede , dietro a una scrivania fa- mosa. Quel- • la che fu del generale Josef Radetzky, l’ufficiale austriaco che governò la Lombardia a metà dell’ottocento e represse i primi moti del Risorgimento e le Cinque giornate di Milano. Il dominio asburgico è passato da un pezzo, ma la scrivania del generale è ancora lì a ricordare la storia.
In piazza, vicino alla prefettura, non c’è la storia ma la cronaca. Qualche centinaio di ragazzi, un po’ anarchici, un po’ autonomi, qualcuno comunista, che continuano a manifestare contro le Olimpiadi. Non gli è andato giù il successo dell'inaugurazione, che ha lanciato l’immagine positiva dell’Italia in tutto il mondo, e stanno lì, al freddo, a gridare slogan che nessuno comprende.
La seduta del Consiglio dei ministri fila via liscia. I ministri arrivano alla spicciolata, chi a Roma, chi a Milano, ascoltano la Meloni e concordano tutti. In mezz’ora si corregge il testo del quesito referendario, integrando il vecchio quesito con la formulazione proposta dai comitati del No, e si mantiene la data. Per una ragione molto semplice: se si cambiasse data si creerebbe un precedente pericoloso.
Il giudizio di Nordio è nettissimo: la separazione delle carriere è sempre più urgente. Specie ora, dopo l’affare-Guardiano.


Uno pensa: «beh, almeno in Cassazione i giudici saranno indipendenti». Ma qualcuno fa notare che tra i giudici di Cassazione c’è una signora, che si chiama Donatella Ferranti, la quale per dieci anni è stata deputata del Pd. Può bastare?

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