
Ancora una pronuncia della Corte Ue su un'interpellanza di un tribunale italiano, stavolta quello di Bologna, in merito ai migranti. La Corte, stando a quanto riferisce il Corriere della sera, ha ammesso che lo Stato italiano può stilare una lista di Paesi sicuri e rifiutare le richieste di protezione internazionale. Tuttavia, non può includere nella lista Paesi terzi che non siano sicuri per tutte le categorie di persone e non può sottrarre quella lista al controllo dei giudici.
Il tribunale di Bologna si era rivolto alla Corte Ue a ottobre per chiedere se vi fossero gli estremi per la disapplicazione del decreto del governo Meloni in merito ai Paesi sicuri, anche a fronte del rifiuto delle domande di protezione che venivano presentate da cittadini provenienti da Bangladesh, Tunisia ed Egitto. Il caso specifico presentato dal tribunale di Bologna era quello di un bengalese per il quale i giudici avevano proposto il rinvio pregiudiziale. Facendo riferimento alla pronuncia della stessa Corte europea di qualche settimana fa, ora i giudici hanno rinunciato al rinvio pregiudiziale "considerando che le questioni sollevate hanno già trovato risposta nella pronuncia della Corte del 1º agosto 2025".
I prossimi passi del tribunale di Bologna, forte delle decisioni della Corte Ue, potrebbero prevedere la sospensiva sul diniego, come richiesto dagli avvocati del bengalese, e poi un giudizio di merito. In tal misura, è plausibile una disapplicazione del decreto, che di fatto porterà all'assegnazione della ragione al richiedente asilo. "Riteniamo che la pronuncia, come già scritto dal dottor Gattuso, satisfattiva dei legittimi dubbi sollevati, sia decisiva poiché prevede che lo Stato membro possa designare tramite provvedimento legislativo un Paese come sicuro (stilando apposita lista) ma solo e soltanto laddove venga garantito il controllo giurisdizionale", hanno dichiarato gli avvocati del bengalese a seguito della decisione della Corte Ue. Si torna quindi sul tema che invalida la possibilità di rimpatrio: se un Paese non è sicuro per tutti, allora non è sicuro per nessuno.
Questo è il ragionamento alla base delle decisioni finora assunte, che però potrebbe essere invalidato a breve con il nuovo corso dell'Ue, che dovrebbe essere approvato entro metà del 2026, a meno che l'Ue, su pressione degli Stati, non acceleri nelle sue decisioni.