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Il Pd recluta un’altra toga come testimonial

All’evento sul referendum il pm Paci, già consigliere con il Pci

Il Pd recluta un’altra toga come testimonial
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Il campo largo mette dentro anche le toghe. A Rimini, il 27 gennaio scorso, all’evento Pd partecipa anche il magistrato (della Procura di Rimini) Daniele Paci . È un’iniziativa per il no al referendum sulla separazione delle carriere. Paci è un pezzo grosso della magistratura italiana; in passato ha seguito casi importanti tra cui l’indagine sulla banda della Uno bianca. In quota Pd al tavolo c’erano la senatrice Anna Rossomando, che segue i dossier giustizia, e la vicesegretaria regionale dei dem in Emilia Romagna Emma Petitti, presidente dell’assemblea regionale dal 2020 al 2024. Paci non appariva in imbarazzo all’evento che aveva come obiettivo quello di sparare contro una riforma del governo Meloni. Anche perché Paci ha già avuto nel 1980 un’esperienza politica con il Pci nel consiglio comunale di Rimini. Prima di entrare in magistratura. Mentre alle ultime comunali è stato il Pd a proporre Paci come possibile candidato sindaco del campo largo a Rimini.
La campagna referendaria sta svelando il legame (sempre noto) tra toghe e sinistra. A Rimini, un anno fa, un altro magistrato, Stefano Celli, fu invitato a un evento della Cgil. Tutto nella norma, secondo copione. Il comitato del No prova a utilizzare tutti i luoghi per bloccare la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e magistrati giudicanti. Luoghi politici e religiosi. A Catania, nella chiesa San Gregorio, sabato scorso al termine della celebrazione, il parroco ha fatto accomodare due magistrati (entrambi schierati per il no) per una filippica contro la riforma di Nordio. All’incontro hanno partecipato il procuratore aggiunto di Catania Agata Santonocito e Marco Mazzullo, magistrato ordinario in tirocinio alla Corte d’Appello etnea. Secondo quanto riferito da alcuni presenti, il parroco avrebbe «accompagnato» il dibattito sedendosi tra i due relatori, moderatore sui generis del dibattito. La vicenda ha suscitato la reazione della magistrata catanese Carmen Giuffrida, che sui social ha scritto: «Alla fine della Santa Messa il prete invita i fedeli a fermarsi per avere dei “chiarimenti sul contenuto del referendum”. Ovviamente chi è che “forniva chiarimenti”? Due magistrati dichiaratamente per il no!».

Giuffrida ha ricondotto l’episodio ai «canoni correntizi» della magistratura e ha aggiunto: «Si vergogni il prete per aver messo a disposizione un luogo di culto, subito dopo la santa messa, per indurre i fedeli a votare no! - ha sottolineato - E vergognatevi voi, “colleghi” perché siete talmente vigliacchi da non riuscire neanche a confrontarvi con chi la pensa diversamente da voi. La magistratura si conferma per quella natura dittatoriale che ha sempre avuto».

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