“Siamo arrivati al punto, ma è un interrogativo, che un procuratore della Repubblica ipotizzi un'indagine a carico di chi dichiara sui social dove metterà la croce sulla scheda referendaria?”. L’interrogativo viene posto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, durante il convegno a Roma “La sicurezza oggi”, organizzato da Libero. L’esponente del governo Meloni critica infatti alcune dichiarazioni del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, nel corso della trasmissione “Piazzapulita” di Corrado Formigli dello scorso 12 febbraio a proposito di chi è favorevole alla riforma costituzionale della giustizia.
"Era un commento alle sue precedenti dichiarazioni e quindi al fatto che sui social si fossero scatenate tutta una serie di commenti”, aggiunge Mantovano. Il magistrato aveva detto: “Basta che lei vada sui social e vede le persone che scrivono sotto chi sono, se sono persone per bene. Ci sono persone per bene, ci sono pregiudicati. Ci sono parenti di pregiudicati, c’è di tutto, ci sono persone per bene e persone non per bene. Poi vediamo più avanti se serve, se serve altro allora”. Il sottosegretario dice di voler “riflettere” sull'ultima frase: Se serve altro, cosa? Cioè per caso stiamo parlando di indagini verso chi sui social si esprime a favore del sì? Perché un criminale va perseguito per i crimini che ha commesso, non per come voterà al momento del referendum”.
Sempre durante l’evento organizzato da Libero, Mantovano ha voluto porre l’accento su un altro punto che lui considera molto importante, ovvero: “Quello che sta avvenendo in questi giorni all’interno della magistratura italiana”. Sono infatti tanti i rappresentanti togati “che si sono espressi per il Sì, in modo motivato, con toni certamente meno dirompenti di chi sostiene il No, e nei confronti di costoro c’è un atteggiamento di marginalizzazione, di denigrazione in certi casi - aggiunge il segretario del Consiglio dei ministri -. Ora andrà tutto bene negli uffici di procura al cui interno ci sono queste divisioni? Allora io mi auguro che il clima veramente si allenti”.
E poi, un’ulteriore domanda: “Perché tutto questo è molto meno tollerabile dello scontro tra partiti politici, o tra maggioranza e opposizione? Perché l'esponente di un partito politico non può privarmi della libertà, mentre il magistrato che oggi fa propaganda estrema potrebbe anche capitare - sottolinea -. Se io il 24 marzo sarò chiamato con un’informazione di garanzia a rendere conto di atti di governo, come mi è capitato qualche mese fa”, potrebbe esserci “la percezione che non ci sia il massimo dell’imparzialità, sottolineo la percezione. Però la percezione è fondamentale per la credibilità del sistema giudiziario, questa è la posta in gioco”, conclude Mantovano.