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Tutti i dubbi sull'attivismo dei giudici

L'ex procuratore della Repubblica di Milano Edmondo Bruti Liberati non sa che i ministri non hanno il potere di far adottare libri di testo nelle scuole

Tutti i dubbi sull'attivismo dei giudici
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Edmondo Bruti Liberati, già autorevole presidente della Associazione Nazionale Magistrati, commentando criticamente il libro di Carlo Nordio, Una nuova giustizia, fra l'ironico e il preoccupato immagina che il ministro Valditara «farà adottare il testo nelle scuole superiori». L'ex procuratore della Repubblica di Milano non sa che i ministri non hanno il potere di far adottare libri di testo nelle scuole. In ogni caso lo rassicuro: essendo io un convinto liberale, non mi permetterei nemmeno di caldeggiarne la lettura in una scuola pubblica.

Vi è semmai altro che desta in me sincera preoccupazione, per esempio la propaganda promossa dal Comitato per il «No» dell'Anm, comparsa in alcune città italiane, secondo cui la riforma costituzionale in materia di giustizia approvata dal Parlamento renderebbe «i giudici dipendenti dalla politica». Siccome sappiamo tutti benissimo che la posizione dei giudici non viene in alcun modo modificata dalla riforma costituzionale, non ritiene grave l'illustre ex magistrato il ricorso a questa «pubblicità ingannevole», come è stata definita dal presidente dell'Unione delle Camere penali Francesco Petrelli? Vorrei piuttosto sapere se Bruti Liberati è d'accordo con queste affermazioni che ho trovato pubblicate su alcuni libri e su qualche rivista giuridica: «l'attivismo giudiziario» deve essere finalizzato a far sì che «trovino accesso alle procedure giudiziarie i gruppi che non sono in grado di accedere al processo politico»; «certezza del diritto ed imparzialità, apoliticità e formalismo» sarebbero «i proclamati punti di riferimento di indirizzi giurisprudenziali peggio che opinabili»; la terzietà del giudice dovrebbe essere intesa come difesa dei diritti delle nuove figure «diseguali». In poche parole, compito del giudice di «sinistra» sarebbe quello di fare una netta «scelta di campo», «dalla parte dei soggetti sottoprotetti». E ancora: compito del magistrato democratico è quello di «non subalternità al sistema, di rifiuto della falsa neutralità». Che ne pensa poi della concezione della magistratura come luogo di «pluralismo politico» oppure di questa affermazione: l'emancipazione delle classi subalterne e la loro liberazione dal giogo capitalista passerebbero attraverso una magistratura che deve mirare a sovvertire «l'ordine sociale disegualitario e ingiusto».

Sono questi concetti e altri, ancora più preoccupanti, che dovrebbero inquietare un sincero democratico, attento lettore di una

Costituzione che non ha concepito la giurisprudenza come «autonoma fonte del diritto» né la magistratura come un ordine deputato a fare politica.

Giuseppe Valditara
Ministro dell'Istruzione e del Merito

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