Malasanità, Calabria da record: 4 morti in un mese

Reggio CalabriaEnnesima pagina nera per un ospedale calabrese che ancora una volta sale alla ribalta delle cronache per un episodio di malasanità. Ancora una morte sospetta, la quarta nel giro di un mese.
Ultimo dramma, in ordine di tempo, all’ospedale di Locri, dove a dire addio alla vita è stata una piccola di nemmeno cinque anni, Sara Sarti. «Se l’avessero ricoverata, mia figlia adesso sarebbe viva. Me l’hanno ammazzata e devono pagare», urla ora disperata la mamma Caterina Nicita. La Procura ieri ha iscritto quattro medici nel registro degli indagati per omicidio colposo. Tre di loro prestano servizio nell’ospedale di Locri, mentre il quarto è esterno. Si tratta, comunque, spiegano in Procura, di un atto dovuto per consentire agli stessi medici di nominare un proprio perito in vista dell’autopsia disposta dal pm Rosanna Sgueglia e che sarà eseguita stamattina.
È presto, quindi, per parlare di responsabilità nella morte della piccola (avrebbe compiuto cinque anni il prossimo novembre), ma la madre lancia un’accusa pesante: «Al primario ho chiesto se ricoverandola domenica sera mia figlia sarebbe viva e lui mi ha risposto: “Probabilmente s씻.
La bambina, infatti, era stata accompagnata dai nonni in ospedale già domenica sera, ma dopo una visita era stata rimandata a casa con il suggerimento di una terapia sintomatica. Durante la notte, secondo gli accertamenti compiuti dall’Azienda sanitaria, che ha istituito un’apposita commissione di verifica, la piccola non ha avuto particolari problemi ma le sue condizioni si sono improvvisamente aggravate nella mattinata. Portata nuovamente in ospedale e ricoverata in rianimazione, Sara è morta poche ore dopo.
Adesso la madre, Caterina Nicita, vuole vederci chiaro e accusa, riferendosi al medico che ha visitato la figlia la domenica sera: «Me l’ha portata via. Se ha dei figli spero si renda conto di quello che ha fatto». La donna è rientrata nella serata di ieri a Casignana, piccolo paese della Locride di cui è originaria, insieme al marito Alessandro Sarti. La coppia, dopo avere trascorso un periodo di vacanza in Calabria, era tornata a Vecchiano, in provincia di Pisa, dove risiede e lavora nel campo della ristorazione. Anche il padre non sa darsi pace e chiede la verità. «Il primario - racconta ancora - mi ha parlato di un arresto cardio-circolatorio, poi è uscita un’infezione del sangue ed oggi leggo sui giornali di polmonite. Non so ancora perché è morta la mia bambina. Ma di certo questa bambina non ce l’ho più».
Con questo ennesimo episodio la già disastrata sanità calabrese potrebbe aver ricevuto il colpo di grazia quello definitivo, dell’affossamento. Si potrebbe trattare però anche dello stimolo giusto per la rinascita perché si possa avere un giro di vite e, magari, un nuovo piano sanitario per migliorare una volta per tutte un servizio che i cittadini pagano e che pretendono così come succede in ogni parte d’Italia. L’elenco dei morti negli ospedali calabresi è fin troppo lungo e nomi come Eva Ruscio, Federica Monteleone, Flavio Scutellà e la piccola Sara Sarti sono solo gli ultimi di una lunga lista.
Ieri, intanto, il presidente della Regione Agazio Loiero, ha incontrato il direttore generale dell’Azienda Sanitaria di Locri Giustino Ranieri. «La perdita di una giovanissima vita- ha detto- è un dramma inaccettabile per la famiglia ma anche per noi che abbiamo responsabilità pubbliche».

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