Coronavirus, rivolte in carcere. San Vittore dato alle fiamme

In tutta Italia i detenuti in rivolta. A Milano il caos a San Vittore: l'istituto di pena va a fuoco

Coronavirus, rivolte in carcere. San Vittore dato alle fiamme

Immagini choc arrivano dal carcere di San Vittore. I detenuti, dopo essere saliti sul tetto, hanno dato alle fiamme un'ala del carcere. Si tratta dell'ennesima rivolta negli istituti di pena, che in tutta Italia sono messi a dura prova.

Le tensioni iniziano in mattinata, quando - sulla scia di quanto successo ieri a Pavia e nel resto del Paese - alcuni detenuti del reparto "La Nave" salgono sul tetto protestare contro il divieto di avere colloqui coi familiari finalizzato a prevenire il contagio del coronavirus. Dall'esterno un gruppo di antagonisti sostiene la protesta, chiedendo l'indulto per tutti i carcerati dietro le sbarre. Gli slogan rimbombano in una Milano alla prova con l'emergenza coronavirus: "Tutti fuori dalle galere, dentro nessuno, solo macerie".

Secondo quanto apprende l'Adnkronos, i detenuti sarebbero riusciti ad impossessarsi di alcune chiavi di servizio. Da lì sarebbe esplosa la protesta: dal secondo piano la rivolta si è poi estesa al terzo e al quarto piano. Sul posto sono arrivati il Pm Nobili, il collega di turno Gaetano Ruta e il questore di Milano Sergio Bracco oltre al direttore del carcere che hanno provato a far cessare le proteste. Dopo qualche ora la rivolta si è spenta, grazie proprio alla mediazione delle autorità. Secondo quanto apprende l'Agi, i magistrati si sarebbero impegnati con i reclusi a farsi portavoce delle loro istanza in cambio della fine dei tumulti.

La situazione degenera quando dalle finestre dell'istituto di pena iniziano a salire delle fiamme e un fumo denso (guarda il video). "La situazione qui a San Vittore è grave e sta peggiorando - dice Alfonso Greco, segretario regionale del Sappe Lombardia - C'è fuoco nelle celle, nei corridoi, esce dalle grate, si vede il fumo nero. Con il personale all'interno non è possibile comunicare, la rivolta è ancora in atto e non si sa nemmeno se ci sono feriti, non ci sono dichiarazioni attendibili". Il pericolo riguarda anche i poliziotti ancora all'interno del carcere: "Ho 27 anni di servizio - continua - ed è la prima volta nella mia carriera che assisto ad una cosa del genere. I colleghi dentro hanno il cellulare spento, non sappiamo nemmeno come stanno. La rivolta si sta propagando e l'Amministrazione ora deve fare prevenzione in virtù di quello che sta succedendo" (guarda le foto).

Di fronte al carcere, intanto, si sono radunati alcuni antagonisti che sostengono le proteste dei detenuti. Non sono mancati momenti di tensione. All'arrivo un pullman della polizia penitenziaria, gli antagonisti hanno cercato di impedirne l'ingresso costringendo gli agenti in tenuta antisommossa a caricare con i manganelli.

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