"La criminalità muove fiumi di droga e soldi"

Il comandante del Nucleo investigativo: "A Milano i clan storici e le mafie straniere"

Anche durante il lockdown il traffico di stupefacenti è proseguito e prosegue senza sosta.


«Assolutamente sì. C'è da fare però una distinzione. Come Arma dei carabinieri durante la prima fase della pandemia abbiamo notato delle difficoltà iniziali delle organizzazioni criminali nella gestione del traffico: non solo la situazione ha colto di sorpresa tutti, ma un attento controllo del territorio da parte delle forze dell'ordine si è fatto più capillare ed efficace soprattutto per le profonde limitazioni alla circolazione delle persone».

Ma l'utilizzo del delivery o di messaggistica di vario genere e piattaforme da parte di chi spaccia non è stata una novità portata adesso dalla pandemia, vero?

«Affatto. Le organizzazioni di medio e basso livello chiaramente si sono organizzate e si sono avvalse di veicoli di questo genere, ma dal punto di vista dell'incidenza del fenomeno non hanno valore: la vendita al dettaglio in qualche modo vive sempre di questo genere di contatti o escamotage utilizzati in particolare per il trasporto dello stupefacente, il momento più delicato».

Il tenente colonnello Antonio Coppola, 44 anni, napoletano di Pomigliano d'Arco, prima di diventare il comandante del Nucleo investigativo del comando provinciale di Milano - uno dei più prestigiosi per profili professionali e risultati di tutta l'Arma dei carabinieri - ha diretto il settore Criminalità organizzata alla Dia di Roma, città dove prima ancora era a capo del Reparto operativo Tutela patrimonio culturale. «La mia formazione, però, è avvenuta in Sicilia dove sono stato in tutto 13 anni - ci tiene a precisare - Prima al Nucleo Radiomobile a Palermo, poi a Caltanissetta, quindi di nuovo a Palermo dove per otto anni ho prima comandato la Catturandi e successivamente il nucleo investigativo».

Dopo l'estate invece...

«La situazione si è molto normalizzata: più facilità di movimento, più gente in giro, le piazze di spaccio tradizionali hanno ripreso a funzionare come prima».

E oltre che attraverso whattsapp, Telegram, Viber, Signal per i grandi traffici di droga cosa usa per comunicare?

«Quelli che vengono chiamati telefoni olandesi, telefoni che funzionano con una rete criptata, come fossero citofoni. Non sono intercettabili e hanno costi di gestione particolarmente elevati anche 5mila euro».

Le organizzazioni criminali devono tutelare i loro investimenti: parlavamo del momento del trasporto, dell'approvvigionamento dello stupefacente come quello di maggiore vulnerabilità e quindi della necessità di utilizzare questi telefoni...

«Più l'organizzazione criminale è strutturata e qualificata maggiore è la sua capacità tecnica che passa anche da strumenti estremamente tecnologici per garantire le comunicazioni operative. Del resto, il momento dell'approvvigionamento è quello più delicato, rappresenta la vulnerabilità del sistema: è lì infatti, quando lo stupefacente viene scorporato sui canali intermedi che le forze dell'ordine possono colpire con efficacia».

A Milano l'eroina è tornata attualissima come altre droghe del passato anche perché si fuma, si sniffa, c'è un accesso diverso allo stupefacente, anche con costi minori...

«Hashish e cocaina a Milano la fanno da padroni, inoltre come carabinieri monitoriamo un aumento significativo anche della marijuana. Sì, dal punto di vista dell'eroina ci sono parecchi riscontri e quelle che io chiamo effervescenze».

E chi la tratta a livello di gruppi criminali?

«Sull'eroina sono più attivi quelli misti dell'Est europeo, soprattutto albanesi. Quelli dei trafficanti non sono gruppi chiusi, anche gli stranieri hanno contiguità su chi sul territorio ha aderenza criminale importante».

Ed è lì che entrano in gioco soggetti legati soprattutto alla 'Ndrangheta e alla Camorra, la parte siciliana sembra più in seconda battuta...

«Ora Milano da questo punto di vista è una realtà complessa. Noi veniamo da anni di veemenza giudiziaria e investigativa importante contro la 'Ndrangheta, ma non bisogna dimenticare che in questa città storicamente e tuttora esistono anche Camorra e Cosa Nostra. Soprattutto la Camorra non mi sembra abbia meno capacità economica. I clan sono presenti in città e sono attivi sia negli equilibri criminali che in quelli economici milanesi».

Sotto questo profilo qual'è la specificità di Milano?

«Ci sono tre fattori d'interesse che determinano l'eccezionalità di Milano. Il primo riguarda la logistica che altre metropoli non hanno: è la città più a nord, più vicina ai grande hub europei, alla Spagna, all'Olanda, alla Germania, alla rotta balcanica. E più riduco le distanze, più riduco le possibilità di essere intercettato. La seconda: la grande disponibilità di denaro che non deve però deve essere vista nella ricchezza dei singoli, ma risiede nel fatto che le più importanti organizzazioni criminali italiane - 'Ndrangheta, Cosa Nostra, Camorra, alcune articolazioni delle mafie pugliesi - alla fine, in qualche modo, riversano montagne di soldi accumulate nei territori di origine attraverso estorsioni e stupefacenti proprio sulla piazza milanese, la capitale finanziaria. Questo denaro lo mettono a sistema a Milano perché è qui che c'è la struttura economico finanziaria funzionale a operazioni di riciclaggio estremamente articolate. Infine, la storica e contemporanea presenza di anime criminali e mafiose diverse. In questa città ci sono cosche della 'Ndrangheta, presenza forte storica sia dei catanesi che dei palermitani e dei trapanesi per quel che riguarda Cosa Nostra, presenza forte storica dei clan di Camorra. Queste anime diverse danno opportunità di joint venture, di collaborazione».

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