Expo, dalla tregua giudiziaria all'avviso di garanzia a Beppe Sala

Nel 2015 Renzi ringraziò la procura di Milano "per la sensibilità istituzionale dimostrata". Oggi quella tregua sembra finita. E Sala risulta invischiato nell'inchiesta

Expo, dalla tregua giudiziaria all'avviso di garanzia a Beppe Sala

Con l'iscrizione di Giuseppe Sala per falso materiale e ideologico "esplode" l'inchiesta sulla Piastra dei servizi di Expo, l'appalto più ricco dell'Esposizione universale che venne assegnato con un ribasso del 42 per cento alla società Mantovani. Proprio questa indagine segnò l'acme del cruento scontro nella procura di Milano tra l'allora capo Edmondo Bruti Liberati (ora in pensione) e l'aggiunto Alfredo Robledo, poi trasferito a Torino per i suoi rapporti con l'avvocato della Lega, Domenico Aiello. In seguito ai contrasti sulla gestione di questo fascicolo, nel giugno del 2014, Bruti si autoassegnò tutte le indagini sull'evento costituendo la cosiddetta "Area omogenea Expo" che, di fatto, estrometteva l'allora capo del pool reati contro la pubblica amministrazione dalle inchieste sulla manifestazione.

La "sanguinosa" battaglia tra le due toghe è la costante di tutto il complesso rapporto tra la magistratura e l'Expo per la cui buona riuscita l'ex premier Matteo Renzi, nell'agosto dell'anno scorso, aveva ringraziato anche la procura di Milano "per la sensibilità istituzionale dimostrata". Oggi quella tregua, che era stata mantenuta anche durante la campagna elettorale per il Comune di Milano, sembra essere finita. E Sala risulta così invischiato in un'inchiesta già in corso da mesi. "Finalmente - ha commentato Robledo - la magistratura si è ripresa la sua veste istituzionale, liberandosi dalle influenze della politica e delle correnti".

La "cupola" degli appalti

Il 20 marzo 2014 arrivano i primi arresti legati all'evento nell'ambito di un'indagine su Infrastrutture lombarde (Ilspa), controllata della Regione Lombardia. Finiscono in carcere il dg Antonio Rognoni e Pierpaolo Perez, responsabile dell'ufficio gare. I pm indagano sui metodi di assegnazione delle consulenze e per la prima volta mettono nel mirino anche i lavori di Expo. Ai domiciliari vanno il direttore amministrativo di Ilspa, Maurizio Malandra, quattro avvocati e un ingegnere che si sarebbero spartiti incarichi per un milione e 200mila euro. L'inchiesta su Ilspa si allarga nei mesi successivi e il 9 maggio finisce a San Vittore Angelo Paris, responsabile acquisti di Expo, assieme all'ex Dc Gianstefano Frigerio, all'ex Pci Primo Greganti e all'ex forzista Luigi Grillo. Imprenditori e politici della prima Repubblica, nomi già noti alle cronache giudiziarie, che, per i pm, costituiscono la "cupola degli appalti di Expo" e avrebbero truccato, tra l'altro, l'assegnazione dei lavori per le "Vie d'acqua" e l'"Architettura dei servizi". Tutti patteggeranno pene fino ai tre anni di carcere. Qualche mese dopo, a ottobre, la procura "chiarisce" chi avrebbe beneficiato delle commesse per le "Vie d'acqua": il responsabile del Padiglione Italia Antonio Acerbo, il manager Andrea Castellotti e l'imprenditore Giandomenico Maltauro, che avrebbe promesso 150mila euro al figlio di Acerbo, Livio, come consulenze.

L'appalto (senza gara) di Eataly

In gran segreto, durante l'Esposizione, Sala viene indagato per abuso d'ufficio in relazione all'affidamento diretto a Eataly dei servizi di ristorazione in due padiglioni di Expo, con presunti vantaggi per la società di Oscar Farinetti. La vicenda aveva già sollevato l'interesse dell'Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone. A gennaio 2016 si viene a sapere che Sala era stato indagato, ma la sua posizione è già stata archiviata. "Dubbi esistenti e condivisibili (quelli di Cantone, ndr) sulla mancata osservanza della normativa originaria sugli appalti", si legge nel decreto di archiviazione. Ma l'ex ad di Expo non deve essere processato perché "non risulta univocamente dimostrato l'elemento psicologico richiesto dal reato di abuso d'ufficio". Con quell'appalto senza gara, Eataly ottenne "un indiscutibile vantaggio contrattuale", ma "non è dimostrabile che Sala abbia agito intenzionalmente per procurare un vantaggio ingiusto".

La mafia nei padiglioni

Un'inchiesta della Dda guidata da Ilda Boccassini ipotizza che ci fosse la mafia dietro l'elegante padiglione in legno della Francia e gli stand del Qatar, della Guinea Equatoriale, del Camerun e perfino dietro alla passerella che ha portato milioni di visitatori a immergersi nelle attrazioni dell'Esposizione. Lo scorso luglio la Guardia di finanza arresta ventidue persone accusate di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari con l'aggravante di avere favorito gli interessi di Cosa Nostra, in particolare la famiglia di Pietraperzia (Enna). Al centro dell'indagine da cui sono scaturiti due processi ancora in corso, le presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nella Fiera di Milano attraverso la controllata Nolostand che viene commissariata. Nello stesso periodo la procura di Reggio Calabria fa arrestare quattordici persone legate agli Aquino-Coluccio. Il clan si vantava del fatto che "il 70 per cento dei lavori di Expo" fosse stato fatto da loro. Sono accusati di avere ottenuto subappalti per opere di primo piano come la Piastra, gli stand di Ecuador e Cina, il Padiglione Italia, rampe e reti fognarie del sito.

Le accuse della Procura generale a Sala

Adesso Sala è indagato dalla Procura generale di Milano per le modalità con le quali nel 2012 Expo sostituì un componente della commissione aggiudicatrice per l'appalto sulla Piastra. Già nella richiesta di avocazione dell'indagine sull'appalto più ricco di Expo, il pg Felice Isnardi contestava ai pm che ne avevano chiesto l'archiviazione "il mancato esercizio dell'azione penale" per la falsità di due verbali che era stata evidenziata anche in un'annotazione della Guardia di finanza datata 31 maggio 2013. Stando alla ricostruzione degli investigatori, i verbali sarebbero stati falsificati per velocizzare la tempistica della nomina che, altrimenti, seguendo le procedure di legge, avrebbe fatto slittare l'avvio dei lavori mettendo a rischio l'apertura stessa dell'Esposizione.

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