Il giorno del delitto le gomme dell'auto di Pietro Mannisi furono tagliate

Il giorno del delitto le gomme dell'auto di Pietro Mannisi furono tagliate

Gli investigatori se ne stanno zitti zitti al lavoro e nulla trapela dal comando provinciale dei carabinieri di via della Moscova. Possibile non ci sia ancora uno nome, uno spiraglio, addirittura un movente preciso dietro l'omicidio del «coccodrillo», «zio» Pietro Mannisi, 62 anni, il pregiudicato freddato la sera tra sabato 22 e domenica 23 febbraio con sei colpi di semiautomatica in via Caduti di Marcinelle, una strada chiusa, isolata, popolata solo dagli scheletri di ditte dismesse tra Lambrate e Rubattino? La stessa strada dove però si diede appuntamento con la morte nel dicembre di due anni fa anche un altro balordo, il 48enne Ivan Casetto, i cui assassini vennero poi arrestati sempre dai militari del nucleo investigativo di Milano.
Certo è che quella sera «zio Pietro» non pensava proprio fosse l'ultima della sua vita. Potentino, ma da trent'anni residente con moglie, due figlie e le rispettive famiglie in via Sagrado, a Sesto San Giovanni, il coccodrillo aveva una lunga sfilza di precedenti: furto, spaccio, rapina. Era uscito di galera l'ultima volta nel 2004. E da allora «prendeva un po' quel che capitava, non disdegnava nulla...un po' biscazziere, qualche giro di prostituzione forse...Noi li chiamiamo i barboni della delinquenza» confida un investigatore che preferisce restare anonimo.
Insomma: l'unica certezza è che il coccodrillo quella sera non sapeva di rischiare la pelle. E voleva andare a quell'appuntamento a ogni costo. Qualcuno (oltre al killer) sa che Mannisi farà una brutta fine. E per impedirgli a recarsi in via Caduti di Marcinelle intorno alle 20.30 di sabato taglia tutte e quattro le ruote della Citroen C3 nera intestata a sua moglie e parcheggiata sotto casa, la vettura che «zio Pietro» usa di solito. Lui, che soffre di una brutta forma di diabete, quella sera non sta neanche bene. Tuttavia Mannisi desidera così tanto andare a quel appuntamento al punto che chiede a una delle figlie di accompagnarlo (altro elemento questo che indica come non si sentisse in pericolo). La giovane donna però non può e così gli presta la sua Fiat 500 color crema. La ritroverà qualche minuto dopo la mezzanotte di sabato, passando in via Caduti di Marcinelle, un automobilista di passaggio. Accortosi di quella vettura solitaria parcheggiata ai bordi della strada, la luce accesa all'interno ma nessuno nei paraggi, l'uomo rallenta quindi si ferma, incuriosito. Poi, avvicinandosi sempre di più alla macchina il passante resta senza fiato: nell'abitacolo, alla guida, ma con il corpo caduto sulla destra e la testa appoggiata al sedile passeggero, c'è un uomo non giovane e ormai senza vita a cui hanno sparato attraverso il parabrezza.
Proprio questo particolare - i proiettili sparati attraverso il parabrezza e che hanno raggiunto solo frontalmente la vittima - fanno pensare che ci fosse un furgone ad attendere Pietro Mannisi. Un'auto - in caso di un controllo da parte di una pattuglia delle forze dell'ordine che fossero transitata da quelle parti - avrebbe potuto innescare un controllo dei passeggeri. E i killer, affiancando la vettura di Mannisi, gli avrebbero sparato lateralmente. Gli investigatori, invece, pensano a uno o più assassini nascosti all'interno del furgone dall'apparenza vuoto, senza conducente e/o passeggero. Un furgone le cui porte posteriori si sarebbero spalancate all'arrivo del coccodrillo (a cui era stato indicato in precedenza di fermarsi dietro il mezzo) freddandolo all'istante, frontalmente, prima ancora che lui si rendesse conto di quel che stava accadendo. Quindi gli assassini hanno aperto la macchina, si sono accertati che Mannisi fosse morto, hanno rovistato l'abitacolo, gli hanno portato via il cellulare e sono scappati.
Nei giorni successivi l'omicidio, chi conosceva bene Pietro Mannisi non ha mostrato particolare indignazione. Qualcuno, però, al coccodrillo doveva tenerci: chi gli ha tagliato le ruote per impedirgli di andare all'appuntamento con la morte. Che non è certo il suo killer. Che, volendolo uccidere, non avrebbe avuto alcun interesse a impedirgli di raggiungerlo.

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