"I droni? In volo, ma meglio le pattuglie"

I carabinieri rafforzano i controlli. "Ma preferiamo informare che punire"

I droni, gli aeromobili a pilotaggio remoto, costituiscono un'evoluzione tecnologica (nonché una mania) destinata a diventare una consuetudine quotidiana. Le forze dell'ordine, svincolate dai regimi autorizzatori previsti per i civili, chiaramente li possono utilizzare anche per i controlli contro gli assembramenti e la diffusione del Covid-19, come ha mostrato ieri un efficace servizio del Tg3 regionale immortalando le apparecchiature in dotazione ai carabinieri del nucleo radiomobile del comando provinciale di Milano. È chiaro che l'uso dei droni, vista l'ottima visuale che offrono, può essere efficace nelle verifiche di aree ampie e, perché no, per mantenere la distanza di sicurezza che preserva dal potenziale rischio di contagio. Poi però serve l'impatto con la gente, bisogna mandare una pattuglia. Così anche i carabinieri preferiscono «pattugliare le strade per informare e dare indicazioni alla gente, parlare con loro e, se occorre, anche denunciarle». Persone che, se sorprese «assembrate» certamente non correranno a casa perché il drone mette soggezione. Ben diverso invece se si trovano davanti a una moto o a un'auto dei militari dell'Arma con i militari che chiedono lumi su cosa facciano in giro nonostante i divieti.

Certo i droni non sarebbero serviti lunedì pomeriggio quando proprio i carabinieri del nucleo radiomobile sono intervenuti in un appartamento del condominio di via Lorenteggio 45 dove era appena arrivata un'ambulanza per soccorrere due feriti. E hanno denunciato un domenicano di 48 anni per tentato omicidio dopo che, al culmine di una lite domestica, aveva accoltellato alla gola la moglie, una connazionale 43enne. In realtà i sanitari dell'ambulanza hanno dovuto medicare entrambi i coniugi, trovati stesi a terra e con delle ferite alla gola. Dai primi accertamenti sul posto, si è scoperto che il domenicano, dopo aver ferito la moglie, aveva tentato di farla finita facendosi a sua volta dei tagli alla gola. La donna è stata trasportata in codice giallo all'ospedale Niguarda dove, dopo il ricovero, è stata dichiarata fuori pericolo di vita, con una prognosi di 40 giorni.

Il marito, sempre in codice giallo, è stato affidato invece alle cure dei medici del Policlinico che lo hanno sottoposto a tampone per accertare la sua sospetta positività al Covid-19 visto era evidente che avesse la polmonite. In attesa dell'esito i militari che hanno operato in via Lorenteggio sul caso per precauzione ieri non hanno lavorato.

Droni decisamente inutilizzabili sempre lunedì ma a Parabiago. Dove i carabinieri della stazione locale, durante un servizi di perlustrazione per il Coronavirus, hanno controllato un giovane uomo albanese. Lo straniero ha esibito un passaporto e una patente validi, tuttavia uno dei militari lo ha riconosciuto. «È un pregiudicato» ha spiegato al collega. Così, dopo averlo fotosegnalato è emerso che l'albanese appariva «pulito» semplicemente perché dopo essersi sposato, aveva mutato il proprio cognome acquisendo quello della moglie. L'uomo deve scontare una condanna di un anno e tre mesi per stupefacenti emessa nell'ottobre di tre anni dal tribunale di Busto Arsizio e ora è in carcere.

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