"Io mamma di Lope de Vega chiedo più rispetto per noi"

La testimonianza di una famiglia della Barona. Nella scuola sono stati trovati casi di varianti

C'è preoccupazione alla Barona, quartiere di Milano in cui ha sede la scuola oggi associata alle varianti. C'è preoccupazione e disagio, negli involontari protagonisti di questa vicenda, molti dei quali per la prima volta si sono trovati faccia a faccia col Covid. Come una giovane mamma, per questioni di riservatezza la chiameremo Francesca, che si è sentita gettata, con la sua famiglia, in un meccanismo travolgente e poco rispettoso: «È la prima volta che facciamo la quarantena - racconta - ed è il primo caso di positività per noi. In questo momento siamo in quattro positivi in famiglia, ma ancora non sappiamo se si tratti di varanti, perché aspettiamo ancora la tipizzazione. L'unico che ha una certezza su questo è mio marito. Nel suo caso sappiamo con sicurezza che non si tratta di variante». Francesca ha avvertito che molti indicavano il caso del marito come quello «in terapia intensiva». «Per insufficienza respiratoria - dice - è stato ricoverato per nove giorni in ospedale, ha fatto una normale terapia e non è mai stato in terapia intensiva. Ora sta meglio e se il tampone previsto lo permetterà, tornerà alla sua vita normale».

Era il 18 febbraio quando Ats ha confermato di aver individuato due casi Covid di variante inglese nella scuola dell'infanzia e uno di variante sudafricana al nido. «I casi Covid nella scuola dell'infanzia - ha comunicato Ats - sono 17, di cui due di variante inglese (trovata in due educatrici). Tutte le sezioni - ha comunicato - sono in isolamento e faranno un tampone molecolare a fine quarantena, compreso tutto il personale scolastico. Nel Nido, invece, i casi sono due. Una educatrice (con variante sudafricana) e un bambino della stessa sezione. La sezione è in isolamento e farà il tampone molecolare di fine quarantena. È previsto il tampone molecolare per tutti gli altri». «Io so bene che esiste il virus e che esistono le varianti - racconta Francesca - ma sento una specie di terrore. E ho letto delle cose che non mi sono piaciute. Le maestre sono state irreprensibili, hanno avuto grande attenzione. Noi stiamo bene, stiamo tutti bene».

«Girando nei pressi dell'asilo - dice Giuseppe Carlo Goldoni, consigliere leghista del Municipio 6 - si taglia col coltello la preoccupazione dei pochissimi passanti obbligati perché lì residenti. Oggi, pur nella sua gravità, viene raccontata una verità diversa, dai diretti colpiti, meno catastrofica. Non sono un negazionista, anche perché dal covid ci sono passato, ma questa epidemia andrebbe raccontata con più distacco, serietà e dati reali per evitare che le persone confuse dalle contraddizioni smettano di seguire i comportamenti virtuosi».

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