L'accordo fra Calenda e Pd pietra tombale sul centro

Il patto con la sinistra rade al suolo il terzo polo. Addio laboratori: alle Regionali o di qua o di là

L'accordo fra Calenda e Pd pietra tombale sul centro

È stato bello, finché è durato. Per chi ci ha creduto, per chi pensava di costruirlo, è stata una bella illusione un terzo polo autonomo e slegato dai principali e tradizionali due. Ma è svanita, fra grandi imbarazzi. Rasa al suolo come i cantieri che stavano nascendo al centro. Su tutto è calato, come una pietra tombale, l'accordo politico elettorale siglato fra Azione-Più Europa e Pd. Un'intesa firmata per le Politiche da Carlo Calenda ed Enrico Letta, ma destinata ad avere ripercussioni decisive anche sulle Regionali in programma in Lombardia fra 8 mesi.

Qualcuno ci aveva creduto. Per esempio ci aveva creduto - eccome - la numero 2 di Calenda, Giulia Pastorella, una «azionista» convinta e brillante, che alle Comunali di Milano è stata capolista dei «Riformisti», oggi è capogruppo, e nel movimento è talmente quotata da essere vicepresidente nazionale. Pastorella e gli altri riformisti se ne stanno tranquilli in maggioranza (e in giunta con Alessia Cappello) senza particolari problemi - neanche quello di differenziarsi dal sindaco - ma in questi giorni si notava un bel fermento. Il 31 luglio, Pastorella spiegava come fosse «giusto provare ad andare slegati dal Pd (al più con un vero e proprio terzo polo) per costruire un'alternativa liberale a centrosinistra e destra». E il giorno prima dell'accordo, mentre Calenda si limitava a porre condizioni al Pd per alzare il prezzo e poi arrivare a un'intesa soddisfacente, la sua vice manifestava tutto il suo slancio terzista: «Non credo in un progetto nato soltanto per contrastare qualcosa» avvisava.

Il giorno dopo, è arrivata la doccia fredda. Calenda e i dirigenti di Più Europa e Pd, primo fra tutti Letta, si sono incontrati, hanno spento i telefonini per meglio concentrarsi sull'intesa e alla fine ci sono arrivati. Delusione e imbarazzo, per l'astro nascente del calendismo milanese, che ha dovuto fare retromarcia, fino quasi a cospargersi il capo di cenere. «A certe condizioni l'alleanza con il PD non aveva senso - ha spiegato imbarazzata - quelle condizioni sono cambiate. Se questo compromette le nostre idee è giusto che guardiate altrove, altrimenti ci siamo».

Adesso cambia tutto. E lo schema torna quello classico, anche in vista delle Regionali. Non che finora fosse cosa fatta, la costruzione di un polo alternativa a centrodestra e sinistra. No, non era né fatta né vincente, ma stava suscitando attenzione, anche perché in Lombardia si agganciava alla partita della vicepresidente della Regione Letizia Moratti, che da oltre un mese si propone come candidata alla carica di governatore, mentre l'attuale presidente, Attilio Fontana, ha già manifestato l'intenzione di correre per il bis, con il sostegno della Lega, se non dell'intero centrodestra, che deve ancora pronunciarsi (e lo farà dopo le Politiche).

A dire il vero, la diretta interessata si è sempre rivolta al centrodestra, e anche alla sua prima uscita da (aspirante) candidata, il suo entourage ha assecondato la lettura secondo la quale Moratti stava in realtà stroncando ogni fantasia terzista sul suo conto. Ma più di recente, quando è tornata alla carica, lei stessa ha fatto presente che in mancanza di risposte del centrodestra si considererà «libera». Anche di andare altrove, hanno interpretato tutti.

E invece i margini per fantasie terziste ora si sono ridotti di molto, se mai ci sono stati. Ieri è stato reso noto un sondaggio condotto da «Winpoll» per «Scenaripolitici», in cui Moratti risulta popolare e vincente in tutti gli scenari, ed è interessante che venga testata come candidata sia del centrodestra, sia del centrosinistra contro Fontana, sia di un pezzo del centrodestra (FdI) contro un altro (Lega e FI) guidato da Fontana. Quanto alla possibilità che diventi davvero candidata del centrosinistra, qualcuno si è già detto contrarissimo (l'eurodeputato Pierfrancesco Majorino) e qualcun altro garbatamente contrario (Michele Usuelli di Più Europa) mentre Niccolò Carretta, capogruppo di Azione, si è mostrato molto cauto. Comunque, fra tutte, non si prende nemmeno in considerazione l'ipotesi di una sua candidatura per un ipotetico terzo polo, che infatti non c'è. E se c'è, ha un potenziale attrattivo presso gli elettori del centrodestra che è pari a zero. Anche perché, per ora, coincide con «Italia Viva».

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