"Con l'unione Fi-Lega le nostre idee più forti anche nei territori"

L'azzurro presidente del Consiglio regionale. "Serve un soggetto liberal-conservatore"

"Con l'unione Fi-Lega le nostre idee più forti anche nei territori"

Presidente Alessandro Fermi, il Consiglio regionale della Lombardia è ancora al lavoro?

«Il Consiglio non si è mai fermato, nemmeno durante i periodi più crudi della pandemia, se non per una settimana o due al massimo. Sono contento che siamo riusciti ad andare avanti sempre, e al netto di qualche momento di tensione è un Consiglio più istituzionale del precedente, in cui anche i 5 Stelle hanno fatto un passo avanti».

Provvedimenti in vista?

«Importanti. C'è l'assestamento di bilancio, poi il tema del riordino del sistema socio-sanitario e la legge 9, con i 4 miliardi stanziati per la ripartenza, con lavori pubblici e cantieri»

La risposta della Regione Lombardia al Covid è stata all'altezza?

«La Lombardia è stata la cavia d'Europa, solo la Cina aveva affrontato il virus ed era stata molto parca nel condividere le informazioni che aveva. Sarebbe intellettualmente disonesto dare un giudizio senza considerare la forza dirompente con cui il virus ha attaccato qui. La Lombardia ha fatto tutto quello che era nelle sue possibilità e le misure che ha chiesto o adottato sono state poi usate dallo Stato o in altre regioni».

Questo è nelle cronache di quei giorni.

«Era impossibile pensare di non incappare in qualche errore, ma la strada tracciata dalla Lombardia è stata copiata poi da tutti. Poi con la campagna vaccinale ha dimostrato di essere tornata la Lombardia. La risposta è stata all'altezza. Se qualcosa va migliorato è nella medicina territoriale, ma anche prendere a modello solo un anno pandemico può essere un errore».

L'opposizione si è molto agitata. Sta collaborando?

«L'atteggiamento avuto durante la pandemia è stato spesso figlio della volontà di politicizzare la vicenda, traendo beneficio da un momento complicato, ma bisogna provare a fare ragionamenti comuni. Spero che non ci sia l'intenzione di acuire lo scontro. Dopo in anno e mezzo così doloroso sarebbe irrispettoso».

C'è ancora sintonia fra i cittadini lombardi e il centrodestra o il Covid ha «rotto» qualcosa?

«C'è ancora. Abbiamo superato il momento in cui si rovistava nell'attribuzione delle responsabilità, stiamo uscendo dall'emergenza e sarebbe assurdo pensare di dare colpe a questo o a quello. Il tempo è galantuomo».

L'ex assessore Gallera è stato trattato in modo ingeneroso?

«Gallera ha fatto il massimo, molti giudizi sono stati oggettivamente ingenerosi. Oggi c'è Letizia Moratti che sta facendo un gran lavoro e si misurerà con la sua capacità col riordino del sistema. Il fatto che ci siano due figure diverse in due fasi diverse può essere utile».

I rapporti nel centrodestra sono faticosi?

«Nei gruppi sono sempre stati molto positivi, in un momento complicato. Una maggioranza non compatta non avrebbe retto di fronte ad attacchi così violenti e strumentali. Certo, con due forze al governo anche a Roma e una no, qualche distinguo è inevitabile».

Il futuro del centrodestra è la federazione Fi-Lega?

«È una novità molto positiva. All'elettore di centrodestra interessa un contenitore in cui riconoscersi e questo può essere un riferimento importante, di un certo peso. Questa intuizione, questo dialogo, magari preludio a un cammino futuro insieme, io la sposo come estremamente positiva e unisce due forze che hanno dimostrato di sapere governare».

Sarebbe un grande partito in grado di rappresentare tutta la società italiana. Alleato con la destra?

«Avremmo ciò che abbiamo sempre sperato, un partito liberal-conservatore, liberale sulle riforme e conservatore sui valori. Un contenitore con diverse anime, alleato alla destra. Anche a livello territoriale aiuterebbe molto. Anche nei Comuni sarebbe una ventata di chiarezza e troverebbe consenso, negli elettori e fra gli amministratori locali che non hanno bandiera. È la direzione giusta».

Già in campo alle Comunali?

«Questo non lo so. Sulle amministrative dico che ci sono due aspetti da sistemare: liberare i sindaci dalla burocrazia, da responsabilità illogiche e da indennità ingenerose e rivedere il ballottaggio nei Comuni abbassando la soglia di voti che assegna la vittoria al primo turno».

Il candidato di Milano? Civico o politico?

«Entro una decina di giorni il candidato sarà indicato. Ho visto pressioni per fare in fretta ma va scelto bene, e differente da Sala. Il lavoro dell'amministratore è difficile e si impara con la gavetta. Gli amministratori che conoscono la macchina sono un vantaggio, il politico bravo è una risorsa. A parità di bravura, fra civico e politico scelgo sempre politico».