"Morirete come i bambini affogati nel Mediterraneo"

Le minacce deliranti dell'autista senegalese Sy e i racconti dei ragazzi imprigionati sull'autobus

I ragazzini all'inizio sono scoppiati a ridere. È normale fare i burloni a bordo di un bus sul quale ci sono due classi delle Medie che tornano alla loro scuola, la «Giacomo Vailati» di Crema, dalla palestra, dopo l'ora di ginnastica. E perché non doveva farlo anche lui, quell'autista di colore che già li aveva accompagnati altre volte nel tragitto. «Sembrava stesse scherzando - racconteranno più tardi -. Ha detto Oggi da qui non esce vivo nessuno, faccio una strage, andiamo a Linate». Poi capiscono che l'uomo al volante non solo sta sproloquiando di morti nel Mediterraneo, ma ha deviato dal solito percorso e li sta portando fuori città, verso la Paullese.

Iniziano così ieri mattina, intorno alle 11.10, i quaranta minuti del sequestro dei 51 allievi della scuola cremasca, accompagnati da tre insegnati, a bordo del bus, bloccato poi, sempre lungo la Provinciale, nel comune di San Donato Milanese dai carabinieri della compagnia locale. Eroi veri di quella che all'inizio mostrava tutti i presupposti della tragedia conclusasi bene. Con tutti i passeggeri rimasti illesi e il senegalese Ousseynou Sy, il 46enne al volante, in manette con l'accusa di strage, sequestro di persona, incendio e resistenza.

«Ci ha preso i telefoni, ma un compagno è riuscito a tenerselo. Eravamo ammanettati con le fascette da elettricista. Ci diceva che non sarebbe successo niente, poi però continuava a versare la benzina sul bus, tenendo un accendino in mano» è la testimonianza di una ragazzina.

L'autobus già da un po' sta zigzagando minacciosamente sull'asfalto e all'interno è sceso il silenzio quando si avvicinano tre autoradio della compagnia dei carabinieri di San Donato Milanese. Uno dei giovani studenti infatti è riuscito a nascondere un telefonino e, con la complicità di un insegnante, ha lanciato l'allarme. «Eravamo tutti molto spaventati, l'autista si è fermato tre volte, le prime due per spargere benzina, la terza per minacciare con frasi come: Ci vendicheremo perché anche i nostri figli sono morti in mare - spiega al termine della terribile avventura il ragazzino davanti alle telecamere -. Quindi ci ha sequestrato i telefoni, ma quello di un mio compagno è caduto. Io allora ne ho approfittato e sono andato a raccoglierlo. Prima però mi sono dovuto togliere le fascette» e mostra i polsi pieni di segni rossi.

«Il telefonino ce lo siamo passati tra noi e allora ho chiamato i miei genitori - precisa in un'intervista un altro allievo -. Avevamo tantissima paura, paura di morire, anche perché quell'uomo diceva che dovevamo pagare tutti per le sue figlie morte in mare».

Il bus sperona un'auto dei militari ma non si ferma. Sy perde però il controllo del mezzo che finisce contro il guard rail e si blocca. Intanto i carabinieri forzano la porta posteriore riuscendo ad aprirla. Ed è così che, in un fuggi fuggi apocalittico, gli studenti infilano l'uscita per lanciarsi fuori dal mezzo. A bordo ne restano cinque, il senegalese minaccia di ucciderne due, ma i militari riescono a sfondare il vetro anteriore con una mazza e finalmente lo bloccano. Sono le 11.50.

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