Il picconatore Kabobo, clandestino ghanese uscito di galera per decorrenza dei termini

Arrestato a febbraio e scarcerato per decorrenza dei termini. Fermato ad aprile, non si è potuto avviare la procedura di espulsione perché aveva richiesto l'asilo politico

Il picconatore Kabobo, clandestino ghanese uscito di galera per decorrenza dei termini

La domanda è semplice e getta un'ombra sul sistema giudiziario italiano: cosa ci faceva un clandestino con una fedina penale lunga un chilometro in libertà? Cosa ci faceva un immigrato irregolare in giro per MIlano armato di un piccone? E ancora: perché in Italia le leggi sull'immigrazioni non vengono mai fatte rispettare? Mentre il ministro all'Integrazione Cècile Kyenge porta in parlamento l'abolizione della legge Bossi-Fini e dell'approvazione dello ius soli, la carneficina avvenuta ieri mattina nel capoluogo lombardo getta nel panico l'intero Paese.

Adam Mada Kabobo, 31enne protagonista dei 45 minuti di follia omicida alla periferia Nord di Milano, era già noto alle forze dell’ordine: immigrato irregolare aveva parecchi precedenti penali. Il ghanese era stato fermato lo scorso 15 aprile in viale Monza, sempre nel capoluogo lombardo, per un controllo. Pur essendo privo di documenti, le forze forze dell’ordine, che in quella occasione lo schedarono prendendogli le impronte digitali grazie alle quali è stato possibile identificarlo rapidamente ieri pomeriggio, non hanno potuto avviare la procedura di espulsione perché Kabobo risultava aver fatto richiesta di asilo politico non appena giunto in Italia, nel luglio del 2011 a Bari. Richiesta esaminata e poi rigettata dalla Commissione territoriale. Kabobo non si è, comunque, dato per vinto e ha presentato ricorso, ancora in attesa di giudizio, al tribunale di Bari. In seguito alla richiesta di asilo politico, Kabobo è stato trasferito al Centro di accoglienza per i richiedenti asilo (Cara) di Bari dove ha subito avuto occasione di mettersi in mostra. Ad agosto, infatti, all'interno del centro scoppia una rivolta: Kabobo, insieme ad altri 200 immigrati, viene arrestato per furto aggravato, resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio. Da qui in avanti il percorso criminale e giudiziario di Kabobo si fa confuso e gli inquirenti, infatti, sono al lavoro per chiarire alcuni passaggi. Una volta scarcerato per la rivolta del Cara, Kabobo si sarebbe trasferito a Foggia dove viene costretto ad obbligo di dimora per una rapina. Kabobo disattende la misura restrittiva e per questo viene nuovamente arrestato e trasferito nel carcere di Lecce. Qui a gennaio 2012 si fa nuovamente notare rompendo un televisore, ma il 17 febbraio viene scarcerato. Come spiega Libero (leggi l'articolo), il motivo del rilascio è a dir poco disarmante: decorrenza dei termini di custodia. Da quel momento, Kabobo è uno dei tanti clandestini in giro per l'Italia fino a quando, il 15 aprile di quest’anno, viene appunto fermato in viale Monza a Milano. Il ghanese, però, non risulta avere una dimora fissa e non è uno degli immigrati censiti e aiutati dal Comune di Milano, anche se non si esclude che possa essersi avvalso dei servizi umanitari di altre organizzazioni o associazioni che danno sostegno agli extracomunitari o ai senzatetto.

La vicenda riaccende lo scontro politico sull’immigrazione. Per il segretario della Lega Lombarda Matteo Salvini, infatti, le aperture della Kyenge sono un cattivo segnale, un’istigazione a delinquere. Una presa di posizione che provoca la reazione indignata del Pd e dello stesso presidente del Consiglio Enrico Letta. Ma è la Lega Nord nel suo insieme a lanciare al governo l’offensiva sull’immigrazione, con la richiesta al ministro dell'Interno Angelino Alfano di prendere le distanze dalle politiche annunciate dal ministro dell’Integrazione sul riconoscimento dello ius soli e sull’abolizione del reato di clandestinità oltre bloccare i nuovi arrivi con azioni preventive sulla scorta di quanto fatto da Roberto Maroni quando era titolare del Viminale.

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