Il primo giorno dei ristoratori. "Pochi clienti, tutti nei dehor"

Partenza difficile per i locali già aperti: "Per adesso solo un quinto dei coperti. Le norme? Poco chiare"

Una ripartenza tra luci e ombre quella dei ristoranti milanesi, almeno a sentire quelli (pochi) che già lunedì si sono assunti la responsabilità di riaprire. Per tutti, la buona notizia è che la delibera del Comune che concede la gratuità degli spazi all'aperto. Ma come è andata la prima giornata per chi ha avuto il coraggio di aprire? La situazione non è incoraggiante, spesso la risposta è: «un disastro, così non andremo avanti». Il Peperino è tra le pizzerie più note in zona Corso Como e i 200 coperti abituali pre Covid sono stati ridotti per le disposizioni di legge a 50. «C'è tanta voglia di uscire e gustare finalmente una pizza fuori casa - dice la titolare Nicoletta Taglialatela - il problema è che abbiamo fatto 10 coperti a pranzo e 10 alla sera, tutti nel dehors esterno, perché le persone preferiscono gli spazi aperti. Molti hanno pagato con un ticket pranzo anche se la maggior parte dei numerosi uffici in zona è ancora chiusa. Ho deciso in autonomia di usare posate, bicchieri e piatti di plastica usa e getta, in modo da prevenire qualsiasi forma di contagio, anche da parte del mio personale». E rincara la dose: «Siamo disposti a riprendere a lavorare lentamente, con pochi coperti per volta, anche cercando di rimanere in pari, senza alcun guadagno, ma tutti i nostri dipendenti stanno ancora aspettando la cassa integrazione e al primo giugno dovremo pagare l'affitto anticipato per i prossimi tre mesi successivi, non abbiamo finanziatori alle spalle che ci possano aiutare». Fabio Cortesi è a capo del gruppo di ristoranti del centro Santa Lucia, Charleston, La Torre di Pisa, I Quattro Mori e il Coco Pazzo e come primo giorno ha realizzato meno di un quinto della clientela abituale per ogni locale: «Abbiamo deciso di aprire già dal primo giorno dato che tutti i nostri ristoranti erano già in moto con il delivery. Su una media di 250 coperti però abbiamo ne totalizzato circa 30, tutti della nostra consolidata clientela. Nessun coperto di passaggio o di uffici limitrofi. Hanno tutti usufruito dei dehors dei ristoranti, si sentono più protetti non rimanendo al chiuso, ma con questi numeri non possiamo andare avanti». Restrizioni troppo poco chiare, tecnicamente deboli. «Non posso certo controllare se le persone che vengono ai miei locali siano congiunti o meno, dato che solo le famiglie possono consumare alla stessa tavola e i colleghi di lavoro devono tenere la distanza di un metro, così ho pensato di unire due tavoli e farli sedere ai lati opposti. Ma ieri mi è arrivata una mail dell'Epam in cui si spiega che per un ripensamento della Regione Lombardia, anche i conviventi non sono tra i soggetti in deroga per il mantenimento della distanza di un metro di sicurezza. Trovo tutto questo inammissibile, non dividerò mai le famiglie». Ilaria Puddu, proprietaria delle pizzerie Giolina e dei due Marghe è l'unica speranzosa: «Prima del lockdown le due pizzerie funzionavano talmente bene che non prendevamo prenotazioni ma come primo giorno abbiamo mantenuto una media di 30 coperti. Si tratta del 30% in meno per Marghe e del 50% in meno per Giolina. Non ho mai creduto nel delivery ma devo dire che in questo momento sta compensando la diminuzione dei coperti e rappresenta il grosso degli incassi, anche se prevedo che questa situazione, una volta che tutti i ristoranti saranno aperti, andrà a scemare».

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