Troppe cause contro i medici: scatta lo sciopero delle sale parto

«Come se fosse domenica: l'ospedale resterà aperto solo per le urgenze». È questo lo sciopero che gli ospedali e le cliniche di Milano hanno indetto per oggi. Un giorno di pausa, in particolare, nei reparti di ginecologia e ostetricia, dove tante future mamme in città stanno monitorando o portando a termine una gravidanza. Il personale medico protesta contro cause legali senza fine, nelle quali si vede scivolare ingiustamente, troppo spesso, anche quando «le cose sono fatte a regola d'arte». Così parla Sergio Barbieri, dirigente medico del Cimo (Coordinamento Italiano dei Medici Ospedalieri): una contro-accusa alla «colpa medica», sproporzionata alle responsabilità di specialisti che «ovviamente vogliono solo il bene del paziente». Cause civili in aumento, costi in termini di soldi e stress che troppo spesso si risolvono in un nulla di fatto, ma hanno sperperato tempo ed energie al personale specializzato. E sono i ginecologi, questa volta, a tirare i remi in barca. La Mangiagalli è una (forse la più grossa) costola milanese dello sciopero che interessa oggi tutta Italia: la richiesta di rivedere la clausola delle polizze sul rischio clinico. Una clausola che ha reso esorbitanti i costi delle assicurazioni, spesso insostenibili per molte categorie di medici, che si limitano quindi a interventi di routine.

Ginecologia e ostetricia protestano dunque, anche a Milano, contro polizze che possono costare 20mila euro, e che ottenere può essere molto difficile. A Milano, a meno che non ci siano complicanze, niente ecografie, esami o visite ai pancioni. Oggi nascere sarà un po' più complicato.

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