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Il vigile obiettore non vuole la pistola Il giudice: «Dategli anche l'indennità»


Protagonista un vigile urbano entrato nel 1992, dopo aver vinto qualche anno prima il concorso nel cui bando, e qui sta l'inghippo, non erano specificate tutte le caratteristiche del ruolo, in particolare l'uso della pistola. Sembrava infatti un particolare implicito visto che fin dalla fondazione del corpo nel 1860 i ghisa sono sempre stati armati: un revolver, da tenere celato sotto la giacca, e una canna d'India. Invece in nostro candidato appena entrato in servizio ha detto a chiare lettere che lui una pistola non l'avrebbe mai usata.
Come logica conseguenza il Comune lo dispensò dal servizio esterno e, dal 2002, gli tolse i 270 euro di indennità che l'agente invece ha sempre preteso in quanto lui non ha mai rifiutato alcun incarico, pistola o non pistola. E non era neppure l'unico, altri tre colleghi rifiutarono l'arma, solo che nel frattempo hanno lasciato il corpo, lasciando solo nella sua battaglia.

Tira e molla, cause su cause, ieri il giudice del lavoro gli ha dato ragione obbligando Palazzo Marino e riconoscergli arretrati con interessi e danni. Grosso modo 50mila euro da pagare sull'unghia
Per la cronaca, nel frattempo il bando è stato cambiato e prevede esplicitamente che chi entra nel corpo accetta di usare l'arma. A scanso di equivoci.
ES

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