Mills, processo Berlusconi rinviato al 27 febbraio

La difesa chiede che il processo riprenda dall’inizio sia perché sono stati cambiati i giudici sia perché è stata cambiata la data in cui si ipotizza sia stato commesso il reato. La Corte boccia la richiesta. Ghedini: &quot;Attendere la sentenza della Cassazione su Mills&quot;. Proposta accolta<br />

Milano - Sono "inutilizzabili" e pertanto da rinnovare gli atti formatisi nel corso del processo che portò alla condanna dell’avvocato inglese David Mills nel dibattimento che vede imputato Silvio Berlusconi. A sostenerlo sono stati gli avvocati del premier, Piero Longo e Niccolò Ghedini, i quali hanno chiesto anche che sia dichiarato inutilizzabile il capo di imputazione che, sulla scorta di una contestazione suppletiva, colloca il momento consumativo del reato nel 2000. Ma la Corte dice no alla richiesta. I giudici della decima sezione penale del tribunale di Milano hanno dichiarato aperto il dibattimento del processo a Berlusconi, accusato di aver corrotto l’avvocato inglese. Salvo rinviare tutto al 27 febbraio, dopo la sentenza della Cassazione sul caso Mills. Come richiesto dai legali del premier.

La richiesta della difesa Qualora fosse stata accolta la richiesta dei legali di Silvio Berlusconi, sarebbero inutilizzabili tutti gli atti acquisiti nel processo a Mills che si è celebrato in buona parte con l’assenza di Silvio Berlusconi la cui posizione era stata stralciata in conseguenza del Lodo Alfano, poi dichiarato incostituzionale. Gli avvocati-parlamentari Longo e Ghedini ritengono, in particolare, che il nuovo capo d’imputazione, che contiene la contestazione suppletiva che spostò al 2000 il momento consumativo della presunta corruzione in atti giudiziari, sia stato formato "in un processo incidentale che vede estraneo" il collegio della decima sezione penale del Tribunale di Milano davanti al quale si sta celebrando il processo al premier. Il collegio che condannò Mills si è, infatti, astenuto dopo la condanna dell’avvocato inglese perché incompatibile.

Il no dei giudici I giudici quindi non hanno accolto la richiesta di dichiarare inutilizzabili tutti gli atti formatisi nel corso del processo, che si è concluso con la condanna del legale inglese, e il capo di imputazione che colloca il reato nel 2000. I giudici, nel loro provvedimento, spiegano, infatti, che l’utilizzabilità degli atti può essere valutata caso per caso nel corso del dibattimento e hanno quindi dichiarato aperto il dibattimento.

Sospensione fino al 25 febbraio A questo punto, dai legali del premier è giunta una richiesta di sospensione del processo in attesa che le sezioni unite della Corte costituzionale decidano sulla posizione dell’ avvocato inglese David Mills, condannato in appello a 4 anni e 6 mesi e per il quale si terrà l’udienza davanti alla suprema corte il prossimo 25 febbraio. I legali hanno fatto presente che, qualora i giudici dovessero decidere per una sospensione del processo, sarebbero loro stessi ad avanzare una richiesta di sospensione dei termini di prescrizione. Al rinvio si è opposto il pm Fabio De Pasquale. Niccolo Ghedini e Piero Longo hanno spiegato che la decisione della Cassazione potrebbe stabilire dei criteri che potrebbero influire sulle richieste di prova della difesa. Da qui la richiesta di un rinvio. E la Corte ha detto sì. I giudici nell’ordinanza spiegano di aver ritenuto "opportuno" su richiesta della difesa di rinviare a dopo il 25 febbraio quando la Cassazione si esprimerà sul processo-fratello all’avvocato inglese Mills. Secondo l’avvocato Ghedini "è una decisione di buonsenso".

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