La caduta di Angela Merkel: ecco le tappe del declino

La fine dell'era Merkel è iniziata nel 2015 con l'arrivo dei profughi. E adesso, dopo tre anni, è arrivato il redde rationem della Germania

La caduta di Angela Merkel: ecco le tappe del declino

L'era di Angela Merkel è finita. La cancelliera tedesca ha detto che non si ricandiderà alla presidenza della Cdu nel congresso di dicembre. E ha poi dichiarato di abbandonare la politica nel 2021. Le disfatte elettorali in Baviera e Assia sono state decisive. Una fine quasi ingloriosa per una leader che ha guidato la Germania per 15 anni, ma che era nell'aria, soprattutto negli ultimi mesi. Il suo popolo, oltre che il suo elettorato, non hanno più capito le mosse della cancelliera. E l'hanno punita severamente.

L'inizio della fine è datato 2015: quando è iniziata la crisi dei migranti. A 10 anni dall'arrivo al potere, la Merkel si trova a confrontarsi con la più grande ondata migratoria dal Secondo Dopoguerra. E lo fa leader indiscusso, fino a quel momento, dell'Unione europea. La scelta di aprire le porte della Germania a quasi un milione di profughi le risulterà fatale. È in quel momento che finisce l'idillio. La scelta risulta pessima: la Cdu crolla nei consensi, i cittadini si sentono insicuri, e l'integrazione è un miraggio. Nel frattempo, cresce l'ultradestra, così come le tensioni con la Csu di Horst Seehofer. La leadership inizia a vacillare.

A settembre 2016, il primo grande campanello d'allarme. La Cdu incassa un pessimo risultato in Mecklemburgo-Pomerania, il Land di Angela. Il partito arriva terzo, dopo Spd e Alternative für Deutschland. È il segnale: la Germania sta virando sempre più a destra. E la scelta di far arrivare centinaia di migliaia di migranti è vista come una catastrofe da molti elettori.

Come scrive Le Figaro, dicembre del 2016 è il mese cruciale. Il 19 dicembre, l'attentato del mercatino di Natale a Berlino provoca 12 morti e 56 feriti. L'AfD cavalca l'onda di protesta: "Questi sono morti della Merkel", twitta un dirigente. Mentre la notte di San Silvestro, le violenze di Colonia compiute da gruppi di richiedenti asilo scatenano la protesta. Joachim Herrmann, ministro dell'Interno in Baviera, dichiara: "Dobbiamo porci domande sui rischi che comporta l'arrivo di un gran numero di rifugiati".

Arriva il congresso della Cdu. La Merkel viene confermata alla guida del partito, ma i consensi si fermano all'89,5%. Che sembra una maggioranza bulgara, ma non lo è. Dal 2005, non c'era mai stato un consenso così basso. Segno che il partito si stava già spaccando.

Arrivano poi le elezioni del 2017. Per governare, la cancelliera ha di nuovo bisogno dello Spd e della Csu. La Cdu ottiene il 32,7% dei consensi. Ma il quadro politico è del tutto mutato. In Germania, soffia il vento della destra radicale. E la Grosse Koalition è sempre più debole. Le elezioni del settembre 2017 consegnano alla Cdu il 32,7% dei voti. Poco rispetto al passato. E la cancelliera deve scendere a compromesso con i suoi alleati, soprattutto con la sorella bavarese della Csu. Ed è proprio Seehofer a provocare frizioni per la questione migratoria: e saranno decisive.

Settmebre e ottobre 2018 sono gli ultimi segnali. Volker Kauder, fedelissimo di Frau Merkel, perde la carica di presidente del gruppo Cdu/Csu al Bundestag. Poi i due voti fatali: Baviera e Assia. In Baviera, la Cdu ottiene il peggior risultato dal 1950. In Assia, la Cdu perde 11 punti percentuali, scendendo dal 38% al 27%. Angela trae le sue conseguenze. E lascia il trono. In attesa del congresso dell'8 dicembre, quando si deciderà il suo successore.

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