Giulietto Chiesa in cella a Tallinn: "Arresto preventivo per non farmi parlare"

Fermato in Estonia prima della conferenza La Russia è nemica dell’Europa?, il giornalista denuncia: "Grave violazione dei miei diritti"

Giulietto Chiesa in cella a Tallinn: "Arresto preventivo per non farmi parlare"

“Dovevo parlare e dire delle cose poco gradite: hanno deciso bene di impedirmelo in questo modo”. Giulietto Chiesa motiva così lo strano e immotivato arresto di ieri in Estonia. Il giornalista e storico corrispondente da Mosca è stato infatti fermato dalle autorità della capitale, che lo hanno portato in prigione, impedendogli di partecipare alla manifestazione culturale “La Russia è nemica dell’Europa?”. A poche ore di distanza, Chiesa racconta a ilGiornale.it la disavventura di Tallinn, “un episodio che dice fino a che punto la degenerazione fascista in Europa ha proceduto”.

Giulietto Chiesa, cos’è successo a Tallinn?

“Una clamorosa violazione dei miei diritti come cittadino europeo: è stato un arresto preventivo per impedirmi di esprimere il mio pensiero”.

Come sono andate le cose?

“Ero in albergo quando sono arrivati quattro poliziotti in divisa: mi hanno comunicato che ero in territorio estone in condizione di illegalità. In sostanza mi hanno detto che ero entrato clandestinamente e di conseguenza sarei stato espulso nel corso delle successive 48 ore: dovevo fare le valigie e andarmene. Ma fino a prova contraria, al momento, non ho in mano alcun documento che giustifichi la decisione presa dall’autorità estone”.

Insomma, non sa ancora il perché dell’arresto?

“No, non so proprio niente del perché sia stato fermato, arrestato ed espulso dal Paese”.

Ed è finito in cella.

“Effettivamente, dietro le sbarre, ci sono rimasto per un’ora e mezza. È dunque intervenuto l’ambasciatore italiano Marco Clemente e le autorità hanno cambiato la loro versione, ammorbidendola: hanno detto che dovevo andarmene, ma nel corso dei prossimi 29 giorni”.

Qualcuno del governo l’ha contattata?

“No, non ho sentito nessun esponente del governo italiano. Sono stato (e sono tuttora) a stretto contatto con l’ambasciata italiana a Tallin, che ha svolto in modo ineccepibile il suo lavoro, difendendomi ed evitandomi di trascorrere la notte in prigione. Mi hanno offerto un tè e una pizza e abbiamo aspettato insieme che il Ministero degli Interni decidesse per il mio rilascio. Chi mi ha arrestato si è accorto di avere fatto un passo falso molto brutto: mi hanno liberato alle 22.00 consentendomi di trascorrere la notte in albergo”.

Adesso dov’è?

“Ancora qui, ma sta sera ho il treno per Mosca. Ho comunicato loro il viaggio in programma e non hanno obiettato: sono stati ben contenti di lasciarmi andare”.

Ma in Estonia potrà tornare o è stato “bandito”?

Allo stato attuale delle cose, leggendo il verbale del mio rilascio, il divieto di entrare in territorio lettone scade il giorno 13 gennaio 2015. A coloro che mi stavano interrogando ho chiesto lumi e cioè se sarei potuto tornare dopo quella scadenza: hanno risposto di sì.

Ieri sera aveva in programma la partecipazione alla conferenza “La Russia è nemica dell’Europa?”. Il motivo sarà questo. Ed sembra tanto una provocazione anti Mosca…

“Evidentemente sì. La domanda del titolo dell’incontro era scomoda e quanto pare non volevano che dessi una risposta. Visto che dovevo parlare e dire delle cose poco gradite, hanno deciso bene di impedirmelo in questo modo”.

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