"La variante inglese non fa paura". Ecco il grafico che svela tutto

Un report realizzato dal Centro europeo per la sorveglianza delle malattie infettive fa luce su diverse zone d'ombra della variante inglese della Sars-CoV-2

"La variante inglese non fa paura". Ecco il grafico che svela tutto

C'è chi l'ha già soprannominato virus inglese, anche se la variante della Sars-CoV-2, rilevata in abbondanza nel Regno Unito, potrebbe essere nata altrove e chissà da quanti mesi. Per il momento, data l'assenza di dati e informazioni precise, possiamo soltanto fare delle ipotesi. Eppure c'è un interessante report, realizzato dal Centro europeo per la sorveglianza delle malattie infettive (Ecdc), che potrebbe presto fare luce su diverse zone d'ombra. Si intitola Rapid increase of a SARS-CoV-2 variant with multiple spike protein mutations observed in the United Kingdom, ed è un documento di 13 pagine ricco di spiegazioni, supposizioni e grafici.

Due sono le principali preoccupazioni degli scienziati. La prima: che la variante del virus Sars-CoV-2 possa, in qualche modo, compromettere l'efficacia dei vaccini. La seconda: che a essere compromesse possa essere anche l'attendibilità delle diagnosi effettuate dai test. Detto in altre parole, non vi sono ancora certezze assolute. Ed è proprio per questo motivo che molti Paesi europei hanno bloccato i collegamenti aerei con il Regno Unito, dove sembra essere situato l'epicentro del virus trasformato.

Variante più contagiosa ma non più pericolosa

L'allarme è arrivato dal governo britannico, che nei giorni scorsi ha giustificato il nuovo lockdown natalizio con l'apparizione di una variante della Sars-CoV-2 molto più contagiosa (oltre il 70%) della versione tradizionale. Ma da dove è arrivata la nuova minaccia, particolarmente diffusa nel sud-est dell'Inghilterra? Il report dell'Ecdc ha provato a ricostruire il suo cammino facendo tre differenti ipotesi.

Prima di elencarle, è utile soffermarsi su un grafico, quello relativo all'andamento della curva epidemiologica proprio in quella regione. Lo stesso grafico che potrebbe contribuire a svelare l'arcano. Notiamo subito che la curva comincia a salire a settembre, fino all'impennata di ottobre.

Il grafico è particolarmente importante perché, al netto della sua reale provenienza geografica, dimostrerebbe come il virus mutato, nel lasso di tempo compreso tra settembre e ottobre, non sarebbe diventato più letale o aggressivo. In altre parole, avrebbe semplicemente imparato a trasmettersi in maniera più fulminea. L'agente patogeno, stando al report, non dovrebbe inoltre né vanificare l'arrivo dei vaccini né rendere inutili i tamponi. L'unica preoccupazione, insomma, starebbe nella sua elevata capacità di riproduzione.

Una conferma sulle caratteristiche della variante inglese del Covid è arrivata anche da Federico Perno, professore di Microbiologia presso l'UniCamillus nonché direttore del reparto di Microbiologia dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Il professore, intervenuto ad Agorà, su Rai 3, è stato chiaro: "Quando è stato caratterizzato questo virus a fine settembre era estremamente raro, adesso invece è diventato molto frequente e sta diventando dominante perché si replica di più. A settembre la notizia non è stata diffusa perché era un'informazione tecnica, adesso sta diventando un'informazione di salute pubblica".

In ogni caso, a detta di Perno, la variante inglese non sarebbe l'unica in circolazione. "Questo virus in realtà non è una variante ma molte varianti e sono presenti da settembre. Adesso è più replicante perché ha migliorato se stesso, come spesso accade in natura per i virus". Il virus mutato riscontrato a Londra e dintorni, insomma, non sarebbe più letale ma soltanto in grado di contagiare più velocemente.

Tre ipotesi sull'origine del virus mutato

Arriviamo così alle tre possibili spiegazioni sull'origine del virus mutato. Ipotesi numero uno: la variante del virus si è sviluppata nell'organismo di un paziente immunodepresso. Questo soggetto, dopo essere stato contagiato dalla forma classica della Sars-CoV-2, potrebbe essere rimasto infetto per molto tempo. Un periodo abbastanza lungo da permettere al virus di andare incontro a numerose, piccole mutazioni.

La seconda ipotesi sul tavolo, meno probabile, affronta la situazione da un altro punto di vista. Il virus potrebbe essere passato dall'uomo all'animale, salvo poi tornare all'uomo dopo essere cambiato. Per intenderci, come è avvenuto in Danimarca con la storia del virus passato dai visoni all'uomo. Terza e ultima ipotesi: la variante inglese è in realtà ampiamente diffusa in tutta Europa, e il governo britannico sarebbe semplicemente stato il primo a scovarla.

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