Giallo oligarchi suicidi: le 6 misteriose morti da inizio guerra

Desta scalpore la vicinanza degli apparenti suicidi di sei oligarchi russi dall'inizio della guerra in Ucraina. Tra di loro anche ex funzionari del Cremlino e di Gazprom

Il giallo degli oligarchi suicidi: sei morti in tre mesi

Sei oligarchi, sei personaggi importanti nella nomenclatura economica della Russia, oligarchi e funzionari di società vitali per l'economia della federazione russa, tutti accomunati da un tragico destino: avere perso la vita a ridosso oppure dopo l'inizio della guerra lanciata da Mosca contro l'Ucraina. E tutti per un (apparente) suicidio.

Una coincidenza oppure c'è dell'altro? La Cnn nelle scorse ore ha ricostruito le varie vicende e ciò che emerge subito è l'incredibile vicinanza temporale tra i vari episodi. Gli ultimi sono accaduti a distanza di 48 ore l'uno dall'altro, una circostanza che assomiglia molto a una “firma” di una possibile unica matrice dietro i decessi.

L'inizio della serie di suicidi sospetti

La sequenza di morti sospette è iniziata il 30 gennaio. Un mese prima cioè dell'attacco di Mosca contro Kiev. Ma già in quel momento un'invasione russa sembrava molto più che possibile. In quella fase gli Usa avvisavano l'Ucraina della concentrazione di migliaia di soldati lungo le frontiere. Dunque l'attacco veniva dato come imminente.

In quel 30 gennaio Leonid Shulman, tra i principali dirigenti di Gazprom, il colosso russo del gas, è stato trovato senza vita nella sua casa del quartiere moscovita di Lenisky. Una zona lussuosa, abitata da dirigenti politici ed economici. Shulman era tornato da poco da una vacanza invernale, il suo era uno stile di vita elevato. Forse non un oligarca in senso stretto, ma di certo una persona ricca e influente.

Il dirigente di Gazprom è stato trovato morto nel bagno della propria abitazione, accanto a una lettera in cui spiegava il motivo del suicidio. In un articolo di Novaya Gazeta infatti, è stato sottolineato come la morte di Shulman sia stata catalogata per l'appunto come suicidio. In quella lettera ritrovata vicina al suo cadavere, il dirigente si lamentava di un insopportabile dolore alla gamba dovuto a una ferita procurata durante le sue vacanze di Capodanno.

Da qui in poi la Russia inizierà a contare una serie importante di morti sospette all'interno degli apparati economici più influenti. Il 30 gennaio può essere considerato come giorno spartiacque in tal senso: qualcosa da quel momento in poi nel mondo degli affari e della finanza di Mosca ha iniziato a turbare e non poco determinati equilibri.

Cinque morti in otto settimane

Il 25 febbraio è arrivata la notizia di un altro “suicidio eccellente”. Questa volta il protagonista era Alexander Tyulyakov. Anche lui un alto dirigente di Gazprom e anche lui è stato trovato morto nella zona di Lenisky. La polizia lo ha trovato impiccato all'interno del suo garage. Tyulyakov aveva 60 anni, molti dei quali spesi dentro Gazprom dove ricopriva l'incarico di vice direttore generale del dipartimento di tesoreria. La sua morte ha fatto scalpore perché è arrivata il giorno dopo l'inizio della guerra.

Il 28 febbraio invece è stata la volta di Mikhail Watford, lui sì classica figura da oligarca. Ha fatto la sua fortuna infatti con le privatizzazioni degli anni '90 e si è arricchito con affari sul gas e sul petrolio. È stato trovato morto, anche qui nel contesto di un apparente suicidio, nella sua abitazione del Surrey, in Gran Bretagna. Gli inquirenti di Sua Maestà hanno aperto un'inchiesta, in pochi credono alla teoria del suicidio.

A inizio marzo la stessa sorte è toccata a Vasily Melnikov, uomo d'affari legato alle importazioni di attrezzature mediche. Ma la sua società, la Medstom, subito dopo l'approvazione delle sanzioni contro la Russia è andata in gravi difficoltà economiche. Secondo il sito News84Media era oramai sull'orlo del collasso. Melnikov è stato trovato morto nel suo appartamento di Nizhny Novgorod assieme alla moglie e ai figli. Sono tutti morti a causa delle coltellate loro inferte da qualcuno. L'arma del delitto è stata ritrovata all'interno dell'appartamento. Per la polizia potrebbe trattarsi di omicidio-suicidio. Ma non sono in molti a crederci.

Tra il 19 e il 20 aprile invece, nel giro di poche ore, gli ultimi due episodi sospetti. Il primo è stato scoperto a Mosca nell'appartamento di Vladislav Avayev, ex vicepresidente di Gazprombank ed ex funzionario del Cremlino. Un personaggio quindi che ben conosce dinamiche e meccanismi della politica e dell'economia russa. Avayev è stata trovato morto nella sua casa assieme alla moglie e alla figlia di 13 anni. A scoprirlo è stata l'altra figlia di 26 anni, la quale ha trovato anche una pistola vicino ai cadaveri. Sarebbe il segno, anche in questo caso, di un omicidio-suicidio.

Il 20 aprile infine, è stata la volta infine di Sergey Protosenya, uomo d'affari dal patrimonio stimato di 400 milioni di Euro. Il suo corpo è stato trovato assieme a quello della moglie e della figlia di 18 anni all'interno di una villa in Spagna, lì dove con la famiglia stava trascorrendo le vacanze di Pasqua. La polizia iberica sospetta un omicidio-suicidio, ma l'altro figlio dell'oligarca che vive in Francia non crede a questa ipotesi.

Sei suicidi quindi e tutti ravvicinati. Troppi e in troppo poco tempo per non pensare a un qualche legame tra i vari episodi. Un legame che potrebbe essere cercato nella guerra in corso in Ucraina e nelle sanzioni applicate dall'occidente contro la Russia. Ma forse la verità è destinata a non saltare fuori. Quel che è certo è che nel mondo degli affari di Mosca non si stanno vivendo tempi tranquilli.

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