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L'India testa con successo il suo primo missile anti satellite

La capacità anti-satellite garantisce all'India un deterrente credibile. Fino a ieri soltanto Stati Uniti, Russia e Cina possedevano sistemi d’arma spaziali

L'India testa con successo il suo primo missile anti satellite

L'India è il quarto paese al mondo dopo Stati Uniti, Russia e Cina, ad aver sviluppato sistemi d’arma counterspace. Poche ore fa in un discorso trasmesso in diretta, il primo ministro Narendra Modi ha annunciato che gli scienziati dell’India hanno lanciato un missile Asat che ha distrutto un satellite nella bassa orbita terrestre, a circa 300 chilometri di distanza.

"L'India è da oggi la quarta potenza spaziale al fianco di Stati Uniti, Russia e Cina. La nostra nuova capacità non è rivolta contro nessuno, la politica indiana rimane contraria alla militarizzazione dello spazio. Quello di oggi è un risultato senza precedenti nella storia del Paese".

Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico

Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967, rappresenta il quadro giuridico di base del diritto spaziale internazionale. Il Trattato Outer Space vieta le armi di distruzione di massa poste in orbita o nello spazio esterno e ne stabilisce la destinazione pacifica. Nel contenitore verbale scopi pacifici, non si vietano le attività stabilite dal diritto naturale alla legittima difesa. Un satellite, in teoria, equipaggiato con armi cinetiche, resta legale. Semplice teoria poiché le difficoltà nel discriminare la vera natura di un carico utile nello spazio sono notevoli.

Ufficialmente, lo spazio è utilizzato dai militari sia per le comunicazioni che in funzione di allerta precoce. Fino a ieri soltanto Stati Uniti (1959), Russia (1963) e Cina (2005) erano le uniche nazioni al mondo con sistemi d’arma spaziali intesi come Asat. I sistemi asimmetrici Asat, Anti-satellite weapons, mirano alla paralisi delle capacità SatCom ed ISR (Intelligence, surveillance and reconnaissance) fondamentali per le operazioni militari e le infrastrutture civili. I satelliti sono utilizzati per la navigazione di precisione, il targeting, la comunicazione e la raccolta di informazioni. In linea di principio, la perdita della rete GPS eliminerebbe l'efficacia di tutti i missili convenzionali a lungo raggio e degraderebbe il vantaggio dei principali sistemi a guida di precisione. Principio che va raffrontato con le capacità ISR delle diverse costellazioni satellitari, comprese quelle ombra del National Reconnaissance Office, del Pentagono. Fin dal 1990, lo Space Command ribadisce l’importanza dello spazio nelle guerre del futuro. Parliamo di una militarizzazione dello spazio con asset in orbita geostazionaria e non battaglie in stile Star Wars.

Anti-satellite weapons

La ridondanza della costellazione satellitare Usa

Nessun avversario avrebbe alcuna ragionevole possibilità di azzerare l'intero arsenale nucleare americano e sfuggire ad un apocalittico attacco di rappresaglia. Tuttavia è innegabile che la distruzione dei satelliti da ricognizione ridurrebbe il monitoraggio strategico statunitense degradando altresì le capacità operative e tattiche.

Il primo obiettivo in un ipotetico conflitto sarebbe quello di oscurare la rete di spionaggio ed intelligence USA. Gli Stati Uniti prevedono di subire diversi tipi di attacchi cinetici, elettronici ed informatici oltre a raid convenzionali contro le strutture di supporto a terra. Qualora il paese X lanciasse gli asset counter-space contro la rete satellitare americana ed anche se la prima ondata riuscisse a distruggere tutti i bersagli designati (evitando gli intercettori a loro difesa), non riuscirebbe ad azzerare le capacità stratificate ISR e di proiezione degli Stati Uniti. Tali attacchi, se eseguiti con successo, potrebbero degradare in modo significativo, ma non definitivo l’intera rete orbitale degli Stati Uniti, specialmente se molteplici vettori venissero lanciati contro i satelliti militari e di intelligence. Il Pentagono sarebbe comunque in grado di lanciare, con precisione ed efficacia, un attacco di rappresaglia con asset dotati di navigazione inerziale di backup. Le strutture di comando a terra nemiche verrebbero colpite da centinaia di testate nucleari, probabilmente prima dell’intercettazione finale nello spazio. La costellazione satellitare Usa è progettata per essere ridondante a diverse altitudini e per garantire finestre di lancio utili anche dopo aver subito un devastante attacco preventivo. Maggiore è la distanza dei satelliti da colpire, minore sarà il tempo necessario per rilevare gli intercettori che sarebbero monitorati già nelle fasi di spinta, scatenando una rappresaglia.

Ufficialmente l'esercito americano non ha armi satellitari attive, ma potrebbe schierarle abbastanza velocemente. Ha anche una solida ed affidabile capacità di lancio, con un'industria privata in grado di inviare satelliti sostitutivi in ​​orbita (qualcosa che né la Russia né la Cina possiedono). Per concludere. In un conflitto prolungato la rete satellitare degli Stati Uniti potrebbe essere sostituita più rapidamente di quella di un avversario, lasciando alla parte americana un vantaggio netto e decisivo.

Space Superiority

In base alla definizione attuale dell’Air Force con il termine Space Superiority ci si riferisce alla “capacità di mantenere quella libertà di azione nello spazio sufficiente a sostenere qualsiasi tipo di missione. La Space Superiority può essere localizzata nel tempo e nello spazio oppure ampia e duratura”. Il concetto di dominio concepito nella dottrina dell’Air Force, si applica nel campo aereo, informatico così come nello spazio. Una rete spaziale geostazionaria garantisce (quasi in tempo reale) il monitoraggio delle forze schierate così come il comando ed il controllo dei sistemi offensivi di precisione a lunga distanza. Il sistema Space-Based Space Surveillance (SBSS) degli Stati Uniti, ad esempio, ha una media di 12.000 osservazioni quotidiane dello spazio profondo, contribuendo alla protezione dei satelliti. L'SBSS possiede la capacità di riallineare rapidamente il suo sensore di bordo, permettendogli di osservare più oggetti in una vasta area dello spazio, a differenza di quanto è possibile fare con i sistemi basati a terra. La componente counterspace, è quindi la capacità anti-satellite, ritenuta in grado di oscurare una rete orbitale

Stati Uniti, flotta X-37B

L’X-37B è un drone, trasportato in orbita da un razzo, che atterra come un aereo normale. Le sue dimensioni non consentono di trasportare alcun operatore umano a bordo (capacità integrata nell'X-37C), ma possiede un vano di carico appena sufficiente per trasportare un piccolo satellite. Ha un'apertura alare di 4,6 metri ed al momento del lancio pesa 4,990kg. Queste sono le uniche informazioni disponibili, il resto è classificato. L’X-37B è una piattaforma riutilizzabile automatizzata lunga un quarto delle dimensioni di una navetta standard della NASA. Simile all'X-20 Dynasoar, l’X-37B è un banco di prova per testare le nuove tecnologie, progettato per orbitare attorno alla terra su orbite non sincronizzate con il sole. Secondo i dati ufficiali della Boeing, l’X-37B opera nella bassa orbita terrestre, tra i 177 e gli 800 chilometri sopra il pianeta. Nel 2015, il Dipartimento della Difesa rivelò alcuni dettagli sulle missioni dell’X-37B. Secondo l’Air Force, la piattaforma sta testando dei sistemi di propulsione sperimentali, come quella elettrica e la durata dei vari materiali nell’ambiente spaziale. Il vantaggio di utilizzare la propulsione elettrica è evidente, considerando che lo xeno pesa molto meno della tradizionale idrazina. Tuttavia, tali esperimenti e test rappresentano soltanto una minima parte delle missioni condotte dall’X-37B. La piattaforma si colloca in un preciso asset del National Reconaissance Office. La missione NRO è progettare, costruire, lanciare e mantenere in servizio i satelliti dell’intelligence americana.

Il programma X è al servizio delle agenzie federali degli Stati Uniti. La prima missione ufficiale è stata lanciata il 22 aprile del 2010 e si è conclusa il tre dicembre dello stesso anno. La seconda si è svolta dal 5 marzo del 2011 al 16 giugno del 2012. La terza, dall’11 dicembre del 2012 al 17 ottobre del 2014 pari a 675 giorni in orbita. Nella quarta missione del programma Orbital Test Vehicle, l’X-37B è rimasto in orbita per 718 giorni, concludendosi l'8 maggio del 2017. Lanciato da un razzo Atlas V il 20 maggio del 2015 dal Launch Complex 41, a Cape Canaveral, l’esatto carico utile trasportato a bordo resta ignoto. La quinta missione, conosciuta come Orbital Test Vehicle-5 (OTV-5), è ancora in corso. L’X-37B è stato lanciato il 7 settembre del 2017 da un razzo SpaceX Falcon 9 decollato dal Kennedy Space Center della NASA, in Florida. L’ex struttura adibita al lancio dello shuttle, gestita con l’Air Force, ha il compito di monitorate, recuperare, ristrutturare e preparare le due piattaforme X. L’Air Force avrebbe condotto almeno tre operazioni segrete con la piattaforma X-37B.

Russia, missile Anti-Satellite Nudol

Il 26 marzo dello scorso anno la Russia ha testato con successo il nuovo missile anti-satellite PL-19 Nudol, attualmente in fase di sviluppo (come il Tirada-2S). Il PL-19 Nudol a risalita diretta, è stato lanciato dalla Russia centrale ed è stato monitorato dalle agenzie di intelligence statunitensi. Classificato l’obiettivo del Nudol. Si ignora, ad esempio, se si sia trattato di un test reale contro un satellite dismesso o soltanto di una traiettoria suborbitale senza colpire un bersaglio fisico. E’ comunque un importante traguardo per Mosca in chiave strategica. Quello del 26 marzo scorso dovrebbe essere il quarto test di combattimento ed il primo effettuato da un TEL (transporter-erector-launcher). Mosca sostiene che il Nudol è un sistema antimissile. Per gli Stati Uniti si tratta di un preciso asset anti-satellite. Il primo test di volo è stato monitorato il 24 maggio del 2015. Il secondo Nudol è stato lanciato il 18 novembre dello stesso anno. Il terzo test si è svolto il 16 dicembre del 2016.

Cina, missile anti-satellite Dong-Neng-3

Il 5 febbraio dello scorso anno, la Cina ha testato con successo l’intercettore Dong-Neng-3 (DN-3 / KO09). Lanciato dal Korla Missile Test Complex, nella provincia cinese dello Xinjiang, il Dong-Neng-3 (fisicamente molto più grande degli SM-3 americani) ha colpito un missile balistico a medio raggio DF-21 (CSS-5). I test sul DN-3 sono in corso dal 2010, tuttavia l’intercettazione non è mai stata tentata contro obiettivi di classe intermedia o di fascia intercontinentale. Gli intercettori cinetici come il DN-3 della Cina, colpiscono in modalità hit-to-kill un bersaglio balistico a conclusione della sua fase di volo attiva, al di fuori dell'atmosfera terrestre. Questa capacità rende il Dong-Neng-3 una piattaforma anti-satellite. Tra gli ASAT cinesi in grado di colpire i satelliti in orbita inferiore e superiore così come possibili sistemi co-orbitali armati ricordiamo il DN-2, l'HQ-19 ed il sistema SC-19. La Cina nega lo sviluppo di tecnologie anti-satellite.

India, missile anti-satellite

Oltre alle pochissime informazioni date in diretta dal primo ministro Narendra Modi, del test missilistico sappiamo ben poco. L'intercettazione, durata poco meno di tre minuti, era prevista all'interno della missione Shakti. L'India ha lanciato un missile ASAT contro il satellite Microsat-R (SATNO 43947, 2019-006A) di 740 kg che si trovava a 300 km di distanza, nell'orbita bassa terrestre o LEO (Low Earth Orbit). L'intercettore cinetico è probabilmente basato sul sistema di difesa contro i missili balistici sviluppato dall'India. Il sistema ASAT, totalmente indigeno, è stato sviluppato dalla Defense Research and Development Organization (DRDO).

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