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Scatta la legge marziale: cosa succede nelle regioni annesse dalla Russia

Da domani scattano le misure di emergenza a Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson. Innalzata l'attenzione anche in altre otto regioni della federazione

Scatta la legge marziale: cosa succede nelle regioni annesse dalla Russia

La legge marziale in Russia, evocata già dall'inizio delle operazioni di guerra in Ucraina, è stata alla fine realmente introdotta. Seppur soltanto nelle quattro regioni annesse da Mosca nello scorso mese di settembre, ossia Kherson, Zaporizhzhia, Donetsk e Lugansk. Ad annunciarlo è stato il presidente russo Vladimir Putin nel corso del consiglio di sicurezza della federazione tenuto quest'oggi a Mosca.

La misura, ha poi spiegato lo stesso leader del Cremlino, è stata presa per via delle azioni di Kiev nell'area. “L'Ucraina – ha detto Putin – continua a bombardare usando metodi terroristici i nuovi territori annessi dalla Russia”.

Da qui dunque la scelta di ricorrere alla legge marziale, la quale prevede alcune norme quali il divieto per i cittadini di queste regioni di lasciare il Paese, l'organizzazione di beni e servizi in funzione delle esigenze statali, la sospensione di partiti politici e di associazioni accusate di intralciare la sicurezza, l'introduzione della censura militare nelle comunicazioni.

Un vero e proprio assetto di guerra che, come detto, vale soltanto per le regioni considerate annesse da Mosca. Non quindi per il resto del territorio della federazione russa, in cui vige unicamente la mobilitazione parziale a livello militare volta a reclutare almeno 300mila soldati da inviare al fronte.

Innalzato il livello di allerta nelle regioni confinanti con l'Ucraina

Tuttavia, sempre nel corso del consiglio di sicurezza odierno, sono state decise alcune misure anche per almeno otto regioni russe. In particolare, è stata innalzata la soglia di attenzione e allerta nelle regioni di Belgorod, Krasnodar, Bryansk, Voronezh, Kursk, Rostov e nei territori di Crimea e Sebastopoli.

La nuova norma, anche in questo caso motivata per ragioni di sicurezza a causa del recente attentato al ponte Kerch e ai raid ucraini soprattutto a Rostov e Belgorod, prevede limitazioni negli spostamenti e maggiori controlli. Non un assetto di guerra in questo caso, ma un evidente segno di maggiore attenzione in zone considerate adesso più vulnerabili di altre.

Innalzata la paga per i soldati mobilitati

“Oggi ho firmato un ordine sulla stretta osservanza dei termini e degli importi dei pagamenti stabiliti. Dovrebbero essere, lasciate che lo ricordi, almeno 195.000 rubli al mese. Vorrei sottolineare che questo include il periodo di formazione e addestramento di personale”. Lo ha dichiarato Vladimir Putin sempre nel corso della riunione del consiglio di sicurezza russo.

La cifra di cui ha parlato il leader del Cremlino corrisponde a circa 3.200 Euro. L'averla rimarcata in sede di consiglio potrebbe voler significare una risposta all'insofferenza emersa da più parti nei giorni scorsi circa le condizioni dei soldati reclutati. In alcune regioni non sono arrivati stipendi, in altre le paghe sono risultate troppo basse. Per spegnere le tensioni e provare a reclutare quante più persone possibili, Putin ha quindi messo un punto sul lato relativo ai pagamenti per i soldati.

Il presidente russo ha poi annunciato la formazione di un “consiglio speciale” incaricato di seguire da vicino l'evolversi dell'operazione militare speciale. Sarà guidato dal primo ministro Mikhail Mishustin e sarà sotto l'egida dei consiglio dei ministri.

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