Al Qaeda celebra l'11 settembre ed annuncia attentati in Francia

Al Qaeda celebra l’11 settembre pubblicando il terzo numero della rivista One Ummah ed un nuovo video di Ayman al-Zawahiri: "Pronti a colpire la Francia"

Al Qaeda celebra l'11 settembre ed annuncia attentati in Francia

Al Qaeda ha celebrato gli attacchi dell’11 settembre pubblicando il terzo numero della rivista One Ummah ed un nuovo video di Ayman al-Zawahiri, leader dell’organizzazione terroristica. Al Qaeda, infine, paventa attentati in Francia: “Nella Nazione islamica non scarseggiano gli eroi disposti a sacrificare le loro anime per punire coloro che insultano il Profeta”. Sotto l'ombrello della ideologia globale, la campagna di espansione di al Qaeda e dello Stato islamico si sta concentrando sulle diverse questioni locali delle varie province, a cui è affidata ampia libertà di azione. Principalmente nei paesi a maggioranza musulmana dove c'è una forte opposizione al governo. Stato islamico ed al Qaeda stanno seguendo, pedissequamente, le strategie elaborate dai principali pensatori jihadisti: Abu Bakr Naji, Abu Abdullah al-Muhajir ed Abu Musab al-Suri.

Alcuni errori di valutazione

24 ore fa, secondo alcuni portali internazionali, al Qaeda avrebbe diffuso un comunicato e degli artwork per celebrare gli attacchi dell'11 settembre. Tali informazioni sono assolutamente errate. Quei contenuti ritenuti ufficiali, infatti, sono opera dei simpatizzanti (mai dimenticare i concetti di autorità). Quell'Agenzia citata, ad esempio, é nota per realizzare artwork di buona qualità, ma resta sempre una sigla pro - AQ. É richiesta la massima attenzione nel valutare artwork e dichiarazioni pena una gratuita cassa di risonanza ad esclusivo vantaggio della propaganda.

Al Qaeda celebra gli attacchi dell'11 settembre

Alle 18,30 di ieri (ora italiana), il canale responsabile di tutte le comunicazioni ufficiali del comando centrale di al Qaeda ha celebrato l’11 settembre pubblicando il terzo numero della rivista One Ummah ed un nuovo video di Ayman al-Zawahiri, leader dell’organizzazione terroristica. Soffermiamoci su quest’ultimo prima di analizzare il numero speciale della rivista One Ummah.

Al Qaeda, Deal of the Century or the Crusade of the Century (Episode 1)

Alle 21,30 di ieri sera, il canale responsabile di tutte le comunicazioni ufficiali del comando centrale di al Qaeda, ha pubblicato il primo episodio della serie Deal of the Century or the Crusade of the Century. Protagonista è Ayman al-Zawahiri, leader di al Qaeda. Il video, con audio in arabo, è stato sottotitolato in inglese. Per garantire una immediata condivisione e ridotti tempi di download, il file video è disponibile in diversi formati con risoluzione minima di 480p (pari a 172 MB) fino a 1080p (pari a 779 MB). Garantito anche il formato PDF del testo letto da al-Zawahiri. Deal of the Century or the Crusade of the Century ha una durata complessiva di 42 minuti e 43 secondi. Ayman al-Zawahiri è ritenuto molto malato. L'ultimo video dimostra che il leader di al Qaeda è vivo, ma visivamente provato.

L'architettura mediatica di al-Qaeda

In apertura al Qaeda mostra come di consueto il logo di As-Sahab e delle quattro filiali ufficiali riconosciute: Az-Zallaqa, Al-Andalus Media, Al-Malahem Media ed Al-Kataib Media. In base ai concetti di autorità, la posizione centrale del logo di As-Sahab indica la leadership del comando centrale di al-Qaeda. L'egiziano al-Zawahiri è intelligente e presuntuoso, ma è ben consapevole di non possedere il carisma dell'ex leader di al Qaeda. Il principale ideologo di al-Qaeda ben conosce l'importanza della profondità strategica digitale. È sua la frase: "Più della metà della battaglia è nel campo mediatico".

Hidayah Media Production è responsabile di tutte le produzioni anti-Is del ramo principale di al Qaeda e delle sue ramificazioni nel mondo.

Deal of the Century or the Crusade of the Century

Impossibile stabilire quando sia stato effettuato il video. Non vi è alcun riferimento, infatti, all’11 settembre. Principale obiettivo del monologo di Ayman al-Zawahiri, è un servizio di Al Jazeera pubblicato lo scorso anno. Secondo al-Zawahiri, quel servizio screditerebbe la causa dei mujaheddin. Appare evidente che il video sia stato concepito in vista delle normalizzazioni dei rapporti tra Israele e Bahrein. Al-Zawahiri indossa la sua tipica veste bianca e la kefiah di bin Laden.

“Secondo Al Jazeera, Muhammad Saleh Ali Muhammad sarebbe un ex membro di al Qaeda. Secondo la rete televisiva, quell’uomo avrebbe affermato che la monarchia del Bahrain assolderebbe i jihadisti per dare la caccia ai membri dell'opposizione sciita. Muhammad Saleh Ali Muhammad non è mai stato un membro di al Qaeda e la sua storia non è coerente con le Linee guida per la Jihad pubblicate nel 2013. Le linee guida chiariscono che al Qaeda considera nemici sia gli Stati Uniti che i vari Paesi a maggioranza musulmana. I musulmani hanno il diritto di condurre la jihad contro qualsiasi regime o partito che li opprime. I mujaheddin hanno anche il diritto di condurre la jihad contro i governi che non accettano la loro esistenza come nel Maghreb islamico, in Siria ed in Iraq. La storia di Saleh contraddice non solo le linee guida di al Qaeda del 2013, ma anche le varie direttive di Osama bin Laden. Al Qaeda non è al soldo di nessun governo straniero. Se qualche telespettatore volesse giudicarci, dovrebbe prima leggere il messaggio di al Qaeda, la cosa più preziosa che possediamo"

L’attacco ad Abu Bakr al-Baghdadi

Le linee guida del 2013 sono state rilasciate dopo aver consultato le filiali regionali di al Qaeda. E’ necessario approfondire questo punto. Secondo il canone ufficiale di al Qaeda, la bozza delle Linee guida per la Jihad furono inviate nel 2012 (un anno prima della pubblicazione) a tutte le filiali dell’organizzazione terroristica sparse nel globo. Stato Islamico dell'Iraq compreso. Al-Baghdadi, quindi, avrebbe potuto commentare o opporsi alle linee guida di al Qaeda. L’unica risposta dello Stato Islamico dell'Iraq, che poi si trasformerà nello Stato islamico, fu il silenzio.
“E’ stato soltanto dopo la pubblicazione delle linee guida che l’ingannevole macchiane mediatica di Abu Bakr al-Baghdadi si è messa in azione per sollevare obiezioni. Tuttavia vi è ancora salvezza per coloro che sono stati tratti in inganno dalle bugie”.

Al Qaeda, la serie One Ummah

Il primo numero del nuovo magazine di al Qaeda è stato pubblicato il 5 aprile dello scorso anno: 42 pagine con breve editoriale di al Zawahiri in apertura. Il leader di al Qaeda predicava l'unità jihadista:"i mujahedeen devono porre fine ai battibecchi interni, correggere gli errori compiuti e ritrovare la fiducia". Il secondo numero della rivista One Ummah è stato pubblicato il 12 agosto dello scorso anno. Il terzo numero della rivista One Ummah è stato pubblicato alle 18,30 di ieri: è interamente dedicato al 19° anniversario dei dirottamenti dell'11 settembre. Consta di 32 pagine. Linguaggio semplice e calibrato per un pubblico ampio. One Ummah è un efficace strumento di propaganda da utilizzare in base alle esigenze contestuali.

Al Qaeda e la parola Ummah

Al Qaeda sceglie non a caso la parola Ummah, da molti tradotta erroneamente come nazione. Tuttavia il termine corrispondente arabo per la parola nazione è Sha'b. Il concetto di Ummah è fondamentale nell'Islam poichè identifica l'intera comunità musulmana. La parola Ummah esprime unità ed uguaglianza dei musulmani provenienti da diversi contesti culturali e geografici. Nel concetto della parola Ummah si identificano coloro che sono destinatari di un piano divino di salvezza sotto la guida di un profeta inviato da Dio. Quel profeta, secondo al Qaeda, sarebbe Ayman al-Zawahiri. Il titolo della nuova rivista, quindi, da un lato è concepito per screditare e disprezzare lo Stato islamico e dall'altro per predicare l'unità jihadista. L'organizzazione terroristica afferma che esiste una sola comunità musulmana ed è quella guidata da al-Zawahiri.

Il terzo numero di One Ummah

E' opportuna una premessa: One Ummah è un testo di narrativa distopica, uno strumento di propaganda redatto da professionisti. Così come ogni testo jihadista, è concepito per alterare la percezione ed instillare specifiche reazioni nel target di riferimento. E’ la cultura a giocare un ruolo fondamentale nel contrastare il terrorismo.

L’editoriale di pagina tre è dedicato a Charlie Hebdo

“Il raid al quartier generale di Charlie Hebdo era un chiaro messaggio per coloro che cercano di screditare l'Islam ed il suo nobile messaggero: non scarseggiano gli eroi nella Nazione islamica disposti a sacrificare le loro anime per punire coloro che insultano il Profeta. Non ci può essere il minimo compromesso sullo spargimento del sangue di coloro che diffamano il Profeta. Se la nuova redazione di Charlie Hebdo crede che l’eroica raid sia stato solo un incidente isolato, pagherà a caro prezzo questo errata convinzione. Torneremo con la nostra punizione”

Il terzo numero di One Ummah ospita diverse le immagini, ampiamente ritoccate digitalmente, di Osama bin Laden e di Ayman al-Zawahiri. Le frasi a corredo delle foto ci danno alcuni indizi. Le frasi “possa Dio preservarlo”, “che Allah lo protegga”, “possa Dio proteggerlo” e "che Dio Onnipotente lo preservi", si riferiscono ad una persona in vita e rientrano tra le locuzioni standard utilizzate dalle organizzazioni terroristiche. La frase "che Allah lo accetti" si riferisce ad una persona non più in vita. Ayman al-Zawahiri, quindi, è ancora vivo.

Gli autori di One Ummah riportano brevemente le biografie degli autori materiali degli attacchi dell’11 settembre ideati da Khalid Sheikh Mohammed (primi studi effettuati da Mohammed Atef nel 1996) ed affrontano le ripercussioni sull'economia americana. E' un testo molto simile a quello pubblicato il 24 dicembre del 2014 nel numero invernale della defunta rivista Inspire. Al Qaeda, infatti, spiegava che l’attentato in se non deve essere visto come la semplice detonazione di un ordigno, ma come uno strumento che possa danneggiare l’economia del nemico (con una una fatwa emessa nel 1998, Bin Laden aveva dichiarato guerra agli Stati Uniti). Quel numero divenne famoso per la teoria della Neurotmesi: tagliare i nervi e isolare la testa dal corpo. “Dobbiamo essere innovativi e creativi nell’inventare nuovi modi per colpire l’economia occidentale e maestri nella scelta degli obiettivi più efficaci”.

Il riferimento all'Italia a pagina 21 è soltanto di cronaca.

La figura di Osama bin Laden è onnipresente. La serie One Ummah è un classico esempio delle capacità di Ayman al-Zawahiri. Il medico, poeta, scrittore, autore di canzoni e che utilizza svariati pseudonimi come Maestro o La Bianca Luce, probabilmente era legato a bin Laden da sincero affetto. La scelta di inserire diverse immagini di bin Laden non è concepita per celebrare il martirio di bin Laden (cosa che i terroristi non fanno diversamente da quanto crede l'occidente, si vedano ad esempio gli scarsi riferimenti ad Abdullah Azzam ed Abu Mus'ab al-Zarqawi), ma per cercare di aumentare la popolarità di al-Zawahiri con i seguaci di al Qaeda, sottolineando la sua vicinanza con l'ex leader carismatico.

"Cosa vuole Osama dagli Stati Uniti"

Ecco cosa si intende quando parliamo di narrativa distopica. Per contrastare la distorta ideologia delle organizzazioni terroristiche servono libri. Tanti libri.

“Oh popolo americano! La pace scenda su coloro che seguono la Guida. Invio questo messaggio per scongiurare un'altra Manhattan. Per cominciare, lasciatemi dire che la pace è un pilastro importante della vita umana. Contrariamente a quanto affermato da George Bush, noi non odiamo la libertà. Ti combattiamo perché siamo liberi e non accettiamo la repressione. Vogliamo tornare alla nostra libertà, la nostra nazione. Devasti la nostra sicurezza. Noi devasteremo la tua. Le persone razionali riflettono seriamente in modo da evitare altri sbagli. Tuttavia, il tuo comportamento. Non avevamo mai pensato che un giorno avremmo colpito le Torri Gemelle.

Solo dopo che l’alleanza israelo-americana ha superato certi limiti, abbiamo deciso di agire. Tuttavia quello che ha fatto è stato creare un forte senso di sfida ed una ferma determinazione nel punire gli oppressori. E si è trattato, in ogni caso, di una risposta proporzionale”.

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