Per la 29esima volta consecutiva, i Jalisse non saliranno sul palco del Festival di Sanremo come big in gara. Eppure, mentre molti artisti alzerebbero la voce o chiuderebbero i conti con la kermesse, loro continuano ad affrontare le esclusioni con leggerezza e autoironia. Lo dimostra anche l'ultimo post sui social dopo l'annuncio di Carlo Conti, che al Tg1 delle 13:30 ha reso noto il cast dei 30 cantanti. L'ennesimo rifiuto non ha spinto il duo composto da Fabio Ricci e Alessandra Drusian a reagire in malomodo.
I Jalisse hanno pubblicato un video in cui "festeggiano" il traguardo raggiunto, tenendo in mano due palloncini rossi con i numeri 2 e 9 che simboleggiano appunto il 29, il numero dei "no" incassati dopo la vittoria nel 1997 con il brano Fiumi di parole. E si guarda già al prossimo anno, pronti alla 30esima porta chiusa per l'Ariston: "E la saga continua, le domande rimangono, ma noi ci rialziamo sempre. Si arriva alla cifra tonda il prossimo anno".
Ogni anno i Jalisse inviano un brano. Ogni anno attendono la selezione. Ogni anno vengono esclusi. La loro costanza si è trasformata in simbolo. A forza di insistere, il loro tentativo è diventato un vero e proprio caso mediatico. I due utilizzano la spensieratezza come risposta. Ormai sorrisi e battute fanno parte di un’autoironia diventata marchio di fabbrica. Il fatto che un duo vincitore del Festival - con una hit rimasta scolpita nella memoria collettiva - possa essere ignorato per 29 anni consecutivi ha dello straordinario.
La chiave, però, sta qui: nelle loro reazioni non c’è traccia di vittimismo, di rancore, di risentimento. Solo sorriso, autoparodia. Ogni “no” che ricevono diventa una scena, una trovata social. Tutto contribuisce a creare un personaggio collettivo, una coppia che gioca con la propria storia e la restituisce al pubblico con un umorismo raro nel mondo della musica italiana, quasi sempre seriosa e permalosa. Il risultato? I Jalisse parlano a più persone oggi di quante ne raggiungessero quando erano nel pieno della carriera.
E poi c’è il dubbio che i telespettatori si pongono da sempre: è davvero possibile che 29 canzoni consecutive non fossero mai all’altezza? Oppure il duo è diventato vittima di un pregiudizio, di un meccanismo, di un’etichetta dalla quale non riescono più a
liberarsi? La storia dei Jalisse con Sanremo non è un semplice elenco di tentativi andati male. È un romanzo popolare, un paradosso affascinante, un'abitudine culturale che si ripresenta puntualmente come un rito annuale.