Neanche il tempo di concludere la prima serata ufficiale del Festival di Sanremo 2026 che scoppiano già le prime feroci polemiche contro gli artisti in gara. E le critiche non partono da degli utenti social che hanno attaccato i cantanti, bensì direttamente dal concorso di Miss Italia nei confronti della donna che si è esibita proprio all’inizio della puntata di martedì sera. Contro Ditonellapiaga, infatti, viene contestato l’uso indebito della denominazione “Miss Italia” ideato dalla cantante che l’ha utilizzata come titolo di un proprio brano musicale, nonché dell’omonimo album in cui esso è inserito.
Secondo quanto riportato nella comunicazione degli organizzatori del concorso di bellezza, il testo della canzone conterrebbe espressioni e giudizi ritenuti lesivi della dignità e dell’onore delle ragazze che partecipano alla medesima gara fondata da Enzo Mirigliani. Tale condotta risulta “gravemente pregiudizievole dei diritti esclusivi connessi alla denominazione ‘Miss Italia’”, nonché dell’immagine e della reputazione del Concorso e delle sue partecipanti. Per tutti questi motivi, il Concorso Miss Italia ha conferito mandato agli avvocati Pieremilio Sammarco e Vincenzo Larocca affinché possano intraprendere le più opportune azioni giudiziarie volte a inibire l’ulteriore utilizzo della denominazione “Miss Italia” e a ottenere il risarcimento dei danni subiti e subendi.
A replicare in conferenza stampa a Sanremo ci ha pensato la stessa Ditonellapiaga, definendosi sorpresa dalla polemica e respingendo l’idea che il brano contenga attacchi al concorso o alle concorrenti. “Nessun insulto, è un testo che parla di me e del rapporto con me stessa, con la perfezione”, ha dichiarato Margherita Carducci, aggiungendo di non essere certa che gli organizzatori abbiano ascoltato il contenuto: “Io non so neanche se loro abbiano sentito il testo, perché la canzone non è uscita”. L’artista ha detto di aver sperato “in un po’ di autoironia” e ha sottolineato che, se il testo è stato ritenuto offensivo, la lettura sarebbe frutto di una sensibilità diversa: “Parlo di me e non parlo male del concorso”.
Al centro delle contestazioni ci sarebbe anche l’uso del termine “disperate”. Ditonellapiaga ha insistito sul fatto che la frase sia stata decontestualizzata e che il senso del brano riguardi un percorso personale, legato al rapporto con la bellezza e con l’idea di perfezione. “Non ho detto che loro sono disperate”, ha precisato, sostenendo che “è facile estrapolare una frase senza il contesto” e farle assumere un significato che non le appartiene.
“Il testo parla di me, che sto male e vivo male la mia bellezza”, ha aggiunto, spiegando che il riferimento alla “disperazione” è collegato alla difficoltà di convivere con l’immagine di sé e alla possibilità di “nascondere la disperazione con il trucco”, tema che, nelle sue parole, può riguardare “anche una donna bellissima”. Sul versante legale, l’artista ha rimandato ogni valutazione agli addetti ai lavori: “Sono cose legali, non conosco il ‘legalese’, se ne occuperanno le persone preposte”.