«Né oche né guerriere» La festa delle donne Pdl

Roma«Noi non siamo oche né guerrigliere. Siamo militanti. Ci hanno dato anche delle cagne. Provo a immaginare cosa accadrebbe a parti invertite». La più giovane delle ministre, Giorgia Meloni, 34 anni, conquista applausi a scena aperta. Ma non è la sola. Il palco dell’auditorium della tecnica vede sfilare donne e ancora donne. Unico uomo politico: il ministro del Welfare Maurizio Sacconi. Silvio Berlusconi è intervenuto con un messaggio, parlando di «un progetto di ampio respiro che vuole valorizzare la donna come lavoratrice, come madre e come persona»: «Care amiche, me lo avete sentito dire tante volte: voi donne siete più brave di noi, il migliore esempio di quel “fare” che il nostro governo si è posto come obiettivo e come metodo» dice annunciando il Piano Italia 2020 «per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro». Ma il microfono è per loro: ministre (Meloni, Carfagna, Gelmini e Brambilla) presidenti di regione (Polverini) e poi europarlamentari, deputate, senatrici e imprenditrici. Tutte con una lista di cose fatte: provvedimenti al femminile che hanno segnato una svolta, come la legge antistalking che, dice Carfagna, la Svezia, Nazione dove la violenza sulle donne influenza anche la letteratura contemporanea, ha intenzione di mutuare dall’Italia.
«Fattore D»: tecnicamente era il primo convegno nazionale del Pdl sull’occupazione femminile, organizzato dalle deputate Barbara Saltamartini e Beatrice Lorenzin all’Auditorium della Tecnica di Roma. Nei fatti una risposta alla kermesse femminile antiberlusconiana di tre settimane fa. La manifestazione delle donne del 13 febbraio «si è trasformata in un corteo di insulti», ha ricordato Carfagna. Ideologica anche perché sono stati rivendicati provvedimenti già in cantiere in parlamento, come «il congedo obbligatorio di paternità». Con il governo Berlusconi alle donne sono arrivati fatti e «non chiacchiere»: oltre alla legge antistalking, la tutela dell’immagine femminile nei programmi Rai, la sospensione delle pubblicità offensive, il carcere certo per gli stupratori. «Qui non c’è odio», sottolinea Giorgia Meloni. Eppure anche ieri dall’esecutivo romano del Pd rosa è stato spedito un distillato di veleno femminile: «Si dovrebbero vergognare, le ancelle del presidente del consiglio, che da giorni dimostrano come fare a meno della testa nell’assurda tutela di comportamenti indifendibili del loro capo». La mano tesa viene schiaffeggiata. Dall’Eur nessun insulto, piuttosto tolleranza, come nel discorso di Mariastella Gelmini: «La dignità delle donne non è né di destra né di sinistra. Alle piazze voglio dire che» è piuttosto «il lavoro, l’impegno, il confronto che ha come punto fermo il rispetto dell’avversario».
«Il governo è in prima linea» per la difesa delle donne, ha scritto il premier, mentre la sinistra le «strumentalizza mortificandone la dignità». L’esecutivo si è schierato «contro la violenza sulle donne, soprattutto le immigrate. Si è fatto promotore di azioni come quella del piano casa 2020 per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro». Sacconi ha anticipato l’avanzamento di un progetto chiave: domani è in programma l’incontro «con le parti sociali» per una conciliazione «tra i tempi di lavoro e quelli per la famiglia sui luoghi di lavoro». «Siamo poche ma vinciamo sempre le nostre battaglie, come le quote rosa nelle società quotate», sottolinea la senatrice Cinzia Bonfrisco. Si tratta della proposta del 30 per cento di donne nei Cda, un ddl su cui il governo sta cercando convergenze in Senato.


«Le rappresentazioni caricaturali con cui ci descrivono sono evaporate di fronte alla nostra capacità di fare politica», conclude orgogliosa la Carfagna: «La sinistra pensa che le donne del Pdl» siano «catapultate dall’alto nelle stanze del governo. Ma non è così. E dobbiamo smetterla con il complesso di inferiorità. Non abbiamo da imparare da nessuno». Da insegnare, anzi, per «impegno e umiltà».

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