Allarme a Cortina. "Faremo di tutto per fermare le ruspe"

Tommaso Cacciari, leader dei Centri Sociali del Nordest, fa sapere che le manifestazioni di dissenso contro i cantieri per Cortina 2026 saranno molto incisive

Allarme a Cortina. "Faremo di tutto per fermare le ruspe"
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Domenica mattina è nato ufficialmente il Social Forum per le olimpiadi del 2026 Cortina-Milano. È stato deciso nel corso di una assemblea generale nel campeggio allestito al Lido di Venezia, come ogni anno, dagli attivisti in lotta contro il cambiamento climatico. Il nuovo Social Forum a cui hanno già aderito le associazioni montane e alcuni esponenti del Cai Alpino, prevede un percorso di iniziative nel 2024, con lo scopo di realizzare il prossimo Climate Camp a Cortina. Praticamente la prima tappa verso il 2026. Un Social Forum proprio nel medesimo modello di Genova 2001, che anche in quella circostanza era già stato proclamato l’anno prima.

Sarà un anno molto intenso per quanto riguarda la questione climatica, sotto l’aspetto del dissenso, ma anche sulla mancata conversione alle energie rinnovabili. E, stando a quanto ha fatto trapelare in esclusiva Tommaso Cacciari, leader dei Centri Sociali del Nordest, le manifestazioni di dissenso saranno molto incisive. Del resto sembra proprio non possa essere diversamente dal momento che il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha recentemente ribadito che i lavori di preparazione in vista del 2026, non si fermeranno per nessuna ragione. Anzi. Secondo Zaia, si tratta di lavori necessari a prescindere dalle olimpiadi. Dunque, un anno di preparativi su entrambi i fronti: quello del dissenso di certo non si fermerà nemmeno di fronte al minimo compromesso, mentre la Giunta del Veneto, appoggiata dal Governo presieduto da Giorgia Meloni, tirerà dritto per restituire a Cortina e Milano una occasione di sviluppo economico.

Lo scenario, pur essendo ancora presto per riuscire a formulare analisi più o meno azzardate, fa supporre la possibilità che ci possa essere la solita presenza di gruppi anarchici, che nulla hanno a che vedere con le ragioni della protesta, in questo caso mirata, ma solo di spostare l’attenzione sugli episodi di violenza e devastazione, atti ormai noti. Peraltro, molti amministratori locali di varia estrazione politica tra cui
sindaci, consiglieri regionali e comunali, hanno già dato la loro adesione, tanto al percorso di iniziative, quanto alla partecipazione attiva al campeggio climatico del 2024. Tutto questo, comunque, non potrà che portare a uno scontro diretto e aspro tra forze dell’ordine e movimenti di attivisti in lotta contro il cambiamento climatico. E saranno in molti a campeggiare nella famosa cittadina invernale conosciuta, oltre che per i noti cinepanettoni di Massimo Boldi e di Cristian De Sica, soprattutto per fascino assoluto delle Dolomiti, che rappresentano il Veneto nella sua bellezza. Dolomiti i cui ghiacciai sono ormai quasi inesistenti a causa dell’innalzamento delle temperature globali.

Nel contesto c’è anche da considerare il fatto che il Veneto è stato devastato dalla tempesta Vaia, che ha distrutto circa 8 milioni di pini. "E adesso
vogliamo disboscare ancora per 14 bobbisti? Sì, perché risulta essere questo il numero degli sportivi italiani che praticano tale disciplina", sostiene Cacciari. Del resto, proprio queste contraddizioni daranno luogo a un non confronto su quelle che vengono definite "le solite" contraddizioni:

"Come si può pretendere di sparare neve artificiale nel momento in cui l’acqua scarseggia", ribadisce Tommaso Cacciari, nipote dell’ex sindaco
Massimo Cacciari, che proprio domenica pomeriggio è intervenuto al Climate Camp del Lido di Venezia sulla questione del conflitto in Ucraina.

Nella circostanza è trapelata anche una notizia di non poco conto: il fatto che Greta Thunberg abbia incontrato Zelensky, sulla questione dei crimini ambientali in Russia, non è stata accolta molto bene. Addirittura, l’esperienza del Fridays For Future è considerata conclusa in quanto
non avrebbe trovato l’attesa coesione dei movimenti internazionali. Occasione, quindi, per allacciarsi alla questione relativa al conflitto in Ucraina, definita da Cacciari, una delle conseguenze generatesi dalla assenza di un intervento diplomatico da parte dell’Europa. Un’Europa, dunque, che lui stesso definisce debole, quindi assoggettata in quanto priva di una unità politica, ovverosia, di quella forza necessaria per essere il cuscinetto tra le due storiche grandi potenze mondiali.

Esattamente come negli anni Settanta e Ottanta, quando sia America, sia Russia, conoscevano bene il ruolo dell’Italia, principalmente sul fronte
Mediorientale.

"Non è che andasse tanto bene all’America che Moro o Berlinguer dialogassero con Yasser Arafat, ma c’era la forza politica per poterlo fare", ha ribadito più volte Massimo Cacciari. In buona sostanza, sembra che anche questa volta da Venezia sia partita una nuova sfida sia sul fronte climatico, che sulla questione della Pace.

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