Hanno destato parecchie polemiche le dichiarazioni fatte da Roberto Savi durante l'intervista a Belve Crime, su Raidue, andata in onda martedì sera. La procura di Bologna sentirà l'ex poliziotto, in carcere per i delitti della Uno Bianca (23 vittime e 114 feriti), tra rapine a mano armata e azioni di violenza gratuita. Savi ha insinuato che alcuni personaggi (non delinquenti) avrebbero garantito alla banda criminale una "copertura" investigativa.
Si cercherà di fare luce anche su un'altra affermazione, quella in cui Savi ha detto che il vero scopo della rapina all'armeria di via Volturno, a Bologna, era eliminare l'ex carabiniere Pietro Capolungo. Quando l'intervistatrice Francesca Fagnani gli ha chiesto perché lui ha risposto: "Perché era un carabiniere. Stava facendo qualcosa che non andava. Era tutto un insieme di cose intrallazzate, perché poi lui era ex dei servizi particolari dei carabinieri, dei servizi segreti. C'era un giro di armi, di persone che entravano e andavano da quell'armeria lì". Vi hanno chiesto di eliminarlo?, lo incalza Fagnani. "Volevano una scusa - risponde Savi -, farlo fuori in qualche maniera. Fra la polizia, l'Arma e la Finanza, ci sono degli uffici particolari che hanno un loro apparato. E noi eravamo di quelli che, delle volte, abbiamo fatto quel lavoro lì". In quale altra occasione le è stata chiesta una cosa del genere? "Ero spesso su Roma, tutte le settimane ci passavo due o tre giorni. Andavo giù, dove c'è l'Altare della Patria, dove c'è la fontanellina. Quelli ci hanno aiutato, non ci hanno fatto prendere, e alla fine ci hanno fatto arrestare". Insinuazioni pesanti, abbastanza circostanziate. I magistrati di Bologna, che dopo un esposto dal 2023 indagano di nuovo sui crimini della banda per cercare eventuali complici, acquisiranno presto il girato dell'intervista.
Gli avvocati Luca Moser e Alessandro Gamberini, che assistono i familiari delle vittime della banda ed hanno presentato il suddetto esposto, presenteranno un'apposita istanza ai pm per sentire Roberto Savi e verificare se Capolungo, il carabiniere in pensione ucciso il 2 maggio 1991 nell'armeria di Bologna, facesse parte dei Servizi. Già in passato, nel 1996, in un processo a Rimini Savi aveva già definito Capolungo "un depositario del Sismi".
Si fa sentire anche Eva Mikula, all'epoca compagna di Fabio Savi, l'altro leader del gruppo, l'unico non poliziotto. "La prima cosa che ho pensato durante l'ascolto dell'intervista è che la verità fa male, perché non è sempre ciò che noi vorremmo. Personalmente, ho ricevuto dure conferme dalle parole di Roberto, che ero una testimone e detto da lui che i testimoni li uccideva, che sono una sopravvissuta". Quando Fabio Savi fu arrestato la donna era con lui. È stata poi assolta da tutte le accuse. Ecco cosa ha detto Roberto Savi ruiferendosi alla Mikula: "La verità è che mio fratello è stato più fesso di quello che sembra. Ha raccontato tutto a Eva Mikula. Parlava troppo, e l'ha trasformata in una testimone".
Molto duro il commento di Jamil Sadegholvaad, sindaco di Rimini: "Le insinuazioni a oltre 30 anni di distanza e i sorrisini di Roberto Savi offendono le famiglie delle vittime, offendono il Paese e offendono la verità. Un tentativo patetico e 'telefonatò di riaprire, magari per propri interessi banali o per semplice gusto sadico, quello che è già scritto nelle carte e nei processi". Per il primo cittadino "le carte processuali hanno stabilito esattamente le colpe e le pene. In un Paese abituato al complottismo, ai misteri d'Italia, a 'chi c'è dietro', ai casi eternamente aperti che diluiscono responsabilità e polverizzano la fiducia nelle istituzioni, la vicenda dolorosa e sanguinosa dei fratelli Savi è una eccezione. E tutto ciò grazie a una straordinaria inchiesta condotta da persone delle Istituzioni, da riminesi: Daniele Paci, Luciano Baglioni, Pietro Costanza, tante altre donne e uomini in divisa. La rivelazione e la cattura dei responsabili, 32 anni fa, avvennero grazie alla loro abilità, alla loro pazienza, alla loro competenza. La seconda cosa che vorrei sottolineare è la solidarietà che ancora una volta la comunità riminese vuole portare a tutti coloro i quali sono stati vittime di questa banda di assassini".
Francesca Fagnani ha commentato così la decisione della procura di voler ascoltare nuovamente Roberto Savi: "È una notizia importante.
Siamo contenti che il nostro lavoro giornalistico possa offrire un contributo utile all'accertamento della verità, una verità a cui tutti hanno diritto, a partire dai familiari delle vittime, a cui vanno il nostro rispetto e la nostra vicinanza".