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Certificati di malattia, la stretta delle visite fiscali: occhio a questi orari se non vuoi rischiare il posto

Il numero dei controlli è in costante aumento, così come le sanzioni e i provvedimenti nei confronti di chi non rispetta gli obblighi di reperibilità

Certificati di malattia, la stretta delle visite fiscali: occhio a questi orari se non vuoi rischiare il posto
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Qualora si assenti da lavoro per malattia, ogni dipendente, tanto nel settore pubblico quanto in quello privato, è tenuto a risultare reperibile presso il domicilio indicato in determinate fasce orarie: a prescindere dal giorno della settimana, inclusi quindi i sabati, le domeniche e i festivi, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00 il lavoratore deve obbligatoriamente farsi trovare a casa nel caso in cui il medico fiscale decida di fargli visita.

È sufficiente un’unica segnalazione di irreperibilità negli orari sopra indicati a far scattare i provvedimenti previsti. Può capitare, certo, che il malato abbia bisogno di assentarsi per dei validi motivi, ma se questa eventualità dovesse presentarsi è sempre meglio avvisare prontamente l’INPS per non correre rischi inutili.

La violazione degli obblighi previsti per quanto concerne le fasce orarie di reperibilità comporta conseguenze via via più pesanti nel caso in cui il lavoratore sia recidivo. Se il medico fiscale non dovesse trovare il presunto malato a casa per una volta, quest’ultimo sarebbe colpito dalla perdita totale dell’indennità di malattia prevista per i primi dieci giorni di prognosi. Alla seconda assenza, invece, scatta la riduzione del 50% dell'indennità per i giorni successivi. Dopo il terzo episodio si subisce direttamente la sospensione totale dell'indennità per il resto della malattia.

Tutto questo, comunque, riguarda esclusivamente l’INPS, ma ciò non esclude che anche il datore di lavoro possa decidere di prendere dei provvedimenti, il più grave dei quali è rappresentato dal licenziamento. Essendo venuto meno il vincolo di fiducia che dovrebbe essere alla base di ogni rapporto di lavoro, sia nel caso in cui il lavoratore abbia simulato la malattia che qualora si sia reso in più di una circostanza irreperibile per un controllo fiscale, il licenziamento è legittimo anche secondo le sentenze pronunciate dalla Suprema Corte.

Stando a quanto riportato dall’Osservatorio statistico dell’INPS, nella seconda metà dello scorso anno i certificati medici hanno raggiunto quota 14 milioni (+ 2,8% rispetto al medesimo periodo del 2024), ma ad essere aumentate sono state anche le visite fiscali, 399mila circa in tutto (+ 3,7%). Di queste, 199mila sono state effettuate nel terzo trimestre (+ 5,8% rispetto allo stesso periodo del 2024), in particolar modo nel settore privato, e 200mila nel quarto trimestre (+ 1,6%), con una prevalenza in questo caso nel settore pubblico.

Con l’evoluzione del mondo del lavoro, come ad esempio l’incremento del numero di dipendenti in smart working, è ovvio ipotizzare che ben presto anche questa platea, sempre più ampia, di lavoratori sarà interessata in modo sempre più frequente da verifiche di natura fiscale in caso di malattia. E tutto questo nonostante il fatto che nella maggioranza dei casi il controllo si concluda con la conferma della prognosi indicata nel certificato medico.

Le maglie dell’INPS si stanno facendo sempre più strette per contrastare l’assenteismo ingiustificato a lavoro che, a quanto si può derivare dai numeri diffusi

dalla Federazione medici di famiglia, è una piaga Europea: l’obiettivo dell'Istituto, che prevede di raggiungere nel 2026 quota 430mila visite fiscali, è quello di disincentivare un fenomeno in costante espansione.

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