La libertà di stampa, il giornalismo d’inchiesta e la separazione delle carriere si sfioreranno (nuovamente) domani a Genova, nell’aula di tribunale in cui si decide se il creatore delle Iene Davide Parenti, che della trasmissione è lo storico, coraggioso dominus e i suoi giornalisti Antonino Monteleone e Marco Occhipinti - che verrà interrogato di buon mattino - hanno diffamato sei magistrati che si sono occupati delle indagini su David Rossi, il manager Mps volato dalla finestra del suo ufficio di Rocca Salimbeni il 6 marzo 2013.
Per la Procura di Siena fu omicidio, le potenziali compromissioni delle indagini emerse durante le audizioni della scorsa commissione parlamentare d’inchiesta vennero sostanzialmente ridimensionate e l’indagine sui possibili depistaggi archiviata nonostante prove claudicanti, il rischio di inquinamento probatorio denunciato da immagini, le prove sparite e le testimonianze documentali, financo la deposizione dell’ex colonnello dei carabinieri a Siena Pasquale Aglieco, che confermò la pesante compromissione della scena del delitto da parte dei pm. Eppure a 13 anni dalla morte del responsabile Comunicazione Mps in piena indagine della magistratura sul crac che affonderà i conti della storica banca, oggi sappiamo che David Rossi venne con ogni probabilità trattenuto per i polsi prima di cadere nel vuoto: lo dice una perizia dei Ris per la nuova commissione parlamentare d’inchiesta, presieduta dal meloniano Giuseppe Vinci. L’ipotesi che lui si sia tenuto alla sbarra prima di cadere - che i Ris nel 2022 avevano sposato con un video che aveva «scagionato» i pm - è carta straccia, tanto che l’allora presidente della commissione d’inchiesta Pierantonio Zanettin si è infuriato e ha presentato un’interrogazione parlamentare per capire come sia stato possibile che il software usato per quella ricostruzione - commissionata dall’organismo parlamentare - fosse obsoleto e usato senza un diritto di licenza.
Ma oggi sappiamo anche che probabilmente il manager venne picchiato prima di morire, come rivela un’altra superperizia che verrà illustrata martedì, e questo spiegherebbe le ferite al polso e alcune ecchimosi da colluttazione emerse dall’autopsia e inspiegabili con il suicidio. Se David Rossi fosse stato aggredito nel suo ufficio, picchiato e tenuto penzoloni dalla finestra fino alla caduta a candela e alla sua agonia, immortalata dalle telecamere di sicurezza, chi sono i suoi aggressori? Non lo sappiamo. Secondo Aglieco uno dei pm avrebbe «risposto al cellulare dell’ormai defunto Rossi» e si sarebbe «seduto alla sua scrivania» mentre altri due pm erano sulla scena. Il cestino con dei fazzolettini sporchi di sangue sarebbe stato rovesciato sulla scrivania, mentre le indagini vennero subito indirizzate al suicidio già la sera stessa grazie a una velina girata in tempo reale alle agenzie.
Dalle ultime audizioni nella commissione d’inchiesta bis di questa legislatura, in quegli uffici era possibile entrare e uscire senza essere identificati. C’entrano forse i festini gay di cui parlava l’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccinni alle Iene, registrato a sua insaputa? È per quelle allusioni che i due giornalisti, che hanno avuto il merito di riaprire il caso e scomodare il Parlamento, oggi sono sotto processo. Galeotte le frasi mandate in onda nell’ottobre 2017 nelle quali l’ex sindaco (la cui posizione risulta nel frattempo prescritta) faceva riferimento a presunti festini a luci rosse che si sarebbero svolti in una villa nel Senese e ai quali avrebbero partecipato alcuni magistrati coinvolti nelle indagini sulla morte del manager. Nicola Marini, Aldo Natalini e e Antonino Nastasi sono i magistrati che hanno portato avanti le indagini; Andrea Boni, Salvatore Vitello e Fabio Maria Gliozzi sono rispettivamente i due procuratori capo di Siena e il procuratore aggiunto. L’ipotesi dell’insabbiamento delle indagini legata ai festini gay sarebbe aggravata dal fatto che a parteciparvi, oltre ai magistrati e alcuni vip della Siena bene, sarebbe stato anche lo stesso Aglieco, secondo la soffiata alle Iene di un escort, audito in commissione parlamentare non prima di essere più volte minacciato e pedinato, financo prima di mettere piede a Palazzo San Macuto.
Dalle indiscrezioni sulla perizia che confermerebbe l’aggressione sappiamo che Rossi potrebbe essere stato aggredito in un locale sotterraneo di Mps, non in ufficio, che le ferite al volto (su naso, base del naso e labbro, in parallelo) ma anche una sostanza biancastra trovata sulle scarpe sarebbero anch’esse il segno di una possibile aggressione in un luogo diverso dall’ufficio e dal vicolo, come ha rivelato nei giorni scorsi a una tv locale senese il generale dei carabinieri in congedo Davide Zavattaro, perito della Procura nel 2016 insieme al medico legale Cristina Cattaneo. Incrociando immagini della Scientifica, foto dell’autopsia e della scena del delitto Zavattaro ha ricostruito - secondo un’indagine vecchio stile - quello che a suo avviso non torna.
Anche il parere del medico legale Robby Manghi, che sarà ufficialmente presentata martedì, non dovrebbe discostarsi rispetto a queste valutazioni. Nell’ufficio, prima e dopo lo spostamento di alcuni oggetti emerso dalle foto degli inquirenti prima e dopo l’arrivo dei magistrati, non ci sarebbe comunque traccia di colluttazione. Secondo Zavattaro David Rossi avrebbe anche «avuto il tempo di tamponarsi» (da qui la spiegazione dei fazzoletti di carta) e di «scrivere le lettere». Martedì 24 alle 13:30 parlerà anche il tenente colonnello del Ris Adolfo Gregori, che proverà a spiegare «come e dove queste lesioni possono essere state compiute».
«L’importante lavoro dei consulenti della seconda commissione d’inchiesta - dice al Giornale il presidente Vinci di Fdi - ci ha portato già ad accertare con una specifica perizia sull’orologio e sul polso di David Rossi, anche a mezzo di un attenta visione del video originale, che si è trattato di un omicidio e non di un suicidio come ritenuto in precedenza, una svolta importantissima che ci ha portati ad approfondire la natura di altre lesioni, quelle sul volto, anche queste hanno dato risultati molto importanti e totalmente inediti», sottolinea l’esponente meloniano, secondo cui «Manghi e Gregori mostreranno le prime importanti risultanze della perizia affidata loro che aveva ad oggetto proprio l’individuazione delle modalità di creazione di quelle ferite al volto e dell’uscita dalla finestra di David Rossi. Si può dire che emerge chiaramente come si sia trattato di una vera aggressione, senza ombra di dubbio, e come sia avvenuta nell’ufficio di Rossi, vi è una perfetta corrispondenza di quanto accaduto all’interno dell’ufficio sia con il successivo appendere il corpo all’esterno della finestra, sia dal punto di vista meccanico, sia per una ricostruzione coerente dell’accaduto dal punto di vista logico».
In questi giorni per le Iene sono arrivate anche due buone notizie: è stata archiviata l’inchiesta per diffamazione e calunnia partite dalle dichiarazioni sui festini gay dell’ex comandante della stazione dei carabinieri di Monteriggioni Francesco Marinucci mentre l’imprenditore senese Antonio Degortes, già nel board di Mps, è stato condannato a risarcire Monteleone e Parenti per alcune critiche lanciate dal 2018 al 2021 dai suoi canali social contro le
inchieste giornalistiche. «Legittimo criticare le Iene, ma Degortes per i giudici ha travalicato il limite di ciò che è tollerabile», aveva detto Monteleone all’Ansa. Che domani sarà a Genova ad assistere all’udienza.