Le grandi fiere non temono la guerra, almeno per il momento, anzi la prospettiva è che si apriranno nuove opportunità per le imprese italiane che le sapranno cogliere.
Risponde da New York, dove sta promuovendo il Salone del Mobile nella «stupefacente» location del Whitney Museum Maria Porro, presidente del Salone del Mobile Milano, che aprirà i battenti il 21 aprile, «poi saremo ad Hong Kong per Art Basel quindi la promozione internazionale non ha subito nessuna battuta d'arresto». Le ricadute della guerra sul Salone? «Non ci sono, non abbiamo avuto alcuna disdetta nè tra gli espositori nè tra i buyer, solo un'azienda libanese in questo momento è in sospensiva perchè ha il problema della spedizione dei colli. Stiamo monitorando la situazione e capiremo via via quale sarà la decisione da prendere, ma daremo all'azienda il massimo supporto in una direzione o nell'altra». Così per quanto riguarda i visitatori, per esempio, gli accrediti giornalisti, «i segnali sono molto positivi in questo momento, cioè siamo più alti come Europa rispetto all'America». Il Salone sta lavorando fianco a fianco della Farnesina e dell'agenzia ICE per garantire l'arrivo delle delegazioni internazionali: «Non abbiamo ricevuto rinunce - spiega Porro -. Penso che in un momento così sia molto importante ospitare il Salone in casa, e quindi di essere di nuovo il centro del sistema industriale». In sostanza: «Per ora noi siamo fiduciosi che si possa fare un buon Salone». Si guarda al futuro, con un occhio ai nuovi mercati: «Abbiamo l'evento Contract quest'anno, quindi stiamo lavorando per attrarre questi operatori e aprire delle nuove strade per le aziende». La produzione Contract resta in larga parte concentrata in Europa, mentre meno del 20% dell'output è destinato a progetti extra-europei, principalmente in Nord America, Medio Oriente e AsiaPacifico. Tra i nuovi mercati «alcuni paesi dell'Africa, America, Sud Europa, India e Cina con tutta l'area di Corea e Giappone, il Sud-Est Asiatico in generale sta crescendo. È chiaro che l'area del Golfo era una di quelle con le prospettive più interessanti».
Stesso discorso per Fondazione Fiera: «Allo stato attuale non abbiamo avuto conseguenze negative importanti, anche perchè dal Medio Oriente arriva solo l'1% dei visitatori e il 2% arriva dall'area più asiatica» spiega il presidente Giovanni Bozzetti. «Così non vediamo problemi per quanto riguarda le nostre fiere organizzate all'estero come Host, che sono programmate in autunno, è difficile fare previsioni». Bozzetti conosce molto bene gli Emirati, la loro cultura e mentalità: «Credo che non appena sarà finito questo conflitto mostreranno un senso di riscatto straordinario, volendo affermare il fatto che il loro Paese è comunque molto sicuro, certamente sotto l'aspetto della sicurezza interna. E cercheranno in ogni modo di ristabilire la fiducia di tutto il mondo nei loro confronti, aspetto che potrebbe addirittura generare un'opportunità importante per chi saprà coglierla, per le piccole e medie imprese italiane, sempre più versatili e imprenditorialmente argute, e anche per il sistema fieristico italiano».
Gli Emirati rappresentavano un mercato di sbocco straordinario, complice il blocco del mercato russo-ucraino e i problemi della Cina tra dazi e dumping: «Il fatto che momentaneamente si sia parzialmente chiuso genera un problema».