Francesco Angelo Simionato: è questo il nome del 22enne che sabato pomeriggio ha fatto parte del gruppo di violenti che ha accerchiato, picchiato e preso a martellato l’agente Alessandro Calisti. Non è stato reso noto quale fosse il suo ruolo in quell’aggressione, le indagini sono ancora in corso per individuare anche gli altri che vi hanno partecipato, perché in tutto erano una decina. Ma il suo è il primo nome a essere stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di lesioni personali a pubblico ufficiale, motivo per il quale attualmente si trova in carcere. Le altre denunce a suo carico sono per rapina in concorso e per violenza a pubblico ufficiale.
È incensurato, lavora come cameriere stagionale e risiede ad Arcidosso, in provincia di Grosseto. Pare ci siano alcune segnalazioni a suo carico ma nulla che sia poi sfociato in una condanna. Secondo le cronache locali, quando i suoi genitori domenica mattina sono arrivati davanti alle porte del carcere Lorusso e Cotugno avrebbero dichiarato: “Nostro figlio è un bravo ragazzo”. Stando alle indagini finora condotte, risulta che Simionato in Toscana sia vicino ad alcuni centri sociali locali e così come altri soggetti che poi hanno preso parte alla manifestazione, sarebbe arrivato a Torino appositamente per partecipare al corteo per Askatasuna. È noto per le sue posizioni antagoniste e anarchiche, non ne avrebbe mai fatto mistero, “ma nessuno avrebbe immaginato un coinvolgimento in una scena simile”, dice oggi chi lo conosce bene.
Intanto questa mattina il presidente del Consiglio ha indetto un vertice per fare il punto sulle misure da adottare nel nuovo pacchetto Sicurezza a fronte di quanto accaduto a Torino. In giornata dovrebbe anche arrivare alla Procura l'informativa della Digos, che sta ricostruendo quanto accaduto. "Questa non è protesta, si chiama tentato omicidio", ha detto il premier Meloni, anche se attualmente questa ipotesi di reato non è stata ancora presa in considerazione da chi sta indagando, almeno non ufficialmente. Intanto tra le frange antagoniste si è creata una spaccatura: da una parte ci sono quelli che oggi rivendicano le violenze, non vogliono sentir parlare di antagonisti e considerano quanto accaduto parte della lotta sociale.
Dall’altro c’è chi si dissocia dalla violenza, come il comitato “Vanchiglia Insieme”, in una nota: “Noi abbiamo reagito unendoci ancora di più e creando rete con la città, altri hanno preferito non reagire e chiudersi ancora di più, altri ancora hanno espresso la rabbia con forme di azione violenta, che non condividiamo”.