Askatasuna, nonostante quanto accaduto ieri, rilancia. In un comunicato rilasciato a poche ore dalla fine del corteo che ha visto, in ultima istanza, un assalto violento alle forze dell'ordine poste in presidio dello stabile sgomberato a dicembre che ha causato un centinaio di feriti tra le divise. Una frangia di quella partecipata manifestazione era in piazza solo per quello ed è inutile che oggi a sinistra di parli di una minoranza o di infiltrati: gli stessi antagonisti non lo vogliono sentire e rivendicano con orgoglio quanto è accaduto. Nel suo comunicato, poi, Askatasuna non si nasconde quando riprende le parole del premier Giorgia Meloni nel comunicato di ieri sera quando, riferendosi ai facinorosi che hanno messo a ferro e fuoco la città, provocando i disordini con gli agenti, e alle immagini choc del pestaggio all'agente ha dichiarato che "le immagini dell'agente aggredito parlano da sole: non siamo di fronte a manifestanti, ma a soggetti che agiscono come nemici dello Stato".
E non possono essere definiti in altro modo soggetti che con calci, pugni e un martello, in dieci contro uno, si accaniscono contro un agente di polizia che rappresenta, nell'esercizio delle sue funzioni, lo Stato italiano. Ma, come sempre accade, il centro sociale gioca con le parole, costruisce la sua propaganda e trasforma le parole del presidente del Consiglio per fomentare ulteriormente l'odio verso lo Stato degli antagonisti, soprattutto i giovanissimi, che anche ieri erano in piazza. "Giorgia Meloni lo ha finalmente detto a chiare lettere: chi era a Torino oggi è il 'nemico del governo'. Lo ha esplicitato, si è squarciato l’ultimo brandello di quel velo irreprensibile". Perché il centro sociale deve mistificare un discorso per rendergli tutt'altro significato? Per giustificare a sé stessi, ma anche agli altri, la violenza e non avere remore se, o meglio quando, succederà ancora in futuro. C'è poi la seconda parte di questo discorso che è presente nel comunicato di Askatasuna, dove gli antagonisti mettono nero su bianco che "è un bene che abbiano timore Giorgia Meloni, Piantedosi, La Russa, il sindacato di polizia: in questo Paese siamo in molti e molte a non essere disposti a subire politiche securitarie, razziste, omofobe e guerrafondaie".
Una minaccia vera, reale, che sta trovando compimento manifestazione dopo manifestazione, con una escalation di violenza che non ha pari negli ultimi decenni in questo Paese. Ieri gli antagonisti hanno cercato di lasciare il morto sul selciato ma fortunatamente il poliziotto è riuscito a salvarsi.
Ma quante volte ancora si potrà contare sulla fortuna, su un colpo che non raggiunge la testa per puro caso o su una combinazione di fattori favorevole che impedisce lo spargimento di sangue? Da Askatasuna sgomberato, che ora però sta occupando il campus Einaudi dell'Università di Torino, continuano le minacce ed esiste però ancora una parte di politica che offre copertura e giustificazione a questi comportamenti che non possono trovare quartiere in democrazia.