Pericolose alleanze cominciano a prendere vita in modo sempre più plateale, quelle tra mondo islamista e centri sociali. È il caso di Askatasuna, che sabato 17 gennaio ha chiamato a raccolta le altre realtà presso il campus Einaudi, dopo lo sgombero di corso Regina 47, per "allargare e ricomporre un fronte unito che sappia organizzarsi e contrapporsi ai piani che il Governo ha pronti per noi".
All’assemblea erano presenti centri sociali provenienti da tutta Italia, dal Leoncavallo di Milano allo Spin Time di Roma. "Questo non è il funerale di Askatasuna ma un momento di rilancio: il 31 ci prenderemo la città", è stato l’incipit dell’incontro, una frase che non lascia spazio a interpretazioni.
Il movimento non accetta la decisione del Viminale sullo sgombero della sede occupata abusivamente, arrivata anche dopo l’aggressione alla redazione torinese de La Stampa da parte di alcuni membri del centro sociale. Non è mancata la solidarietà all’imam Mohamed Shahin, destinatario di un provvedimento di espulsione, e a Mohammad Hannoun, oggi in carcere con l’accusa di finanziamento al terrorismo.
A prendere la parola è stato il predicatore torinese Brahim Baya, che ha definito l’università "luogo di lotta e resistenza" e lo sgombero come un avvertimento rivolto a chiunque provi a organizzare il dissenso, in Italia e in Occidente. Baya ha denunciato una repressione che, a suo dire, partirebbe dai media e dalla politica prima ancora che dai tribunali.
Il Giornale, tuttavia, ha sempre riportato i fatti, comprese le parole di elogio di Baya nei confronti di Yahya Sinwar, ritenuto la mente dell’attacco terroristico del 7 ottobre. Nel mirino del predicatore finiscono anche il decreto sicurezza, le inchieste per terrorismo e quelle che definisce "leggi bavaglio camuffate da antisemitismo".
Da qui la chiamata a costruire "alleanze di lungo periodo" tra movimenti, studenti,
lavoratori, migranti e comunità religiose, con l’obiettivo di creare strutture stabili e durature. Un progetto politico che punta a unire realtà extraparlamentari e comunità islamiche sotto una stessa bandiera di resistenza.