Simone Bonino, 45 anni, ex guardia del corpo di Alberto Genovese, imprenditore già condannato per abusi sessuali e violenze avvenuti a Terrazza Sentimento, è morto in un incidente stradale questa mattina a Milano, travolto da un compattatore dei rifiuti in Corso Sempione. Trasportato d’urgenza in ospedale, non ce l’ha fatta. A ricordarlo è Sergio Flores, imprenditore e titolare di un’agenzia investigativa per cui Bonino aveva lavorato in passato, che ne traccia un ritratto personale e professionale.
Come ha conosciuto Simone Bonino?
"Simone, che io chiamavo Patrick, lo incontrai quando aveva circa 19 anni e si propose per lavorare nella mia agenzia investigativa. Mi colpì subito per la sua simpatia e la serietà con cui si presentava. Era un ragazzo deciso, ma dolce, rispettoso e affidabile. Fin da giovane si distingueva per l’intelligenza e la capacità di affrontare le situazioni con equilibrio".
Che tipo di lavoro faceva con lei?
"Iniziò occupandosi della sicurezza nei supermercati. Il suo compito era gestire situazioni delicate, come il recupero di merce rubata o la mediazione tra clienti e dipendenti. Lo faceva sempre con calma e professionalità. Alto e imponente, ma mai aggressivo, riusciva a risolvere ogni problema con misura e senza conflitti".
Quindi approcciava il suo lavoro senza mai perdere di vista i valori umani?
"Sì. Era una persona leale, generosa e attenta. Aiutava chiunque ne avesse bisogno, senza aspettarsi nulla in cambio. Se qualcuno gli chiedeva un favore, lui ne faceva due. Sul lavoro era affidabile ed equilibrato: affrontava ogni problema con umanità e calma, qualità rare nel nostro settore".
E nella vita privata?
“Simone era molto legato al padre, che ha curato fino alla fine. Lo lavava, gli preparava da mangiare, lo accompagnava in ogni necessità quotidiana. Dopo la morte del genitore si è ritrovato solo, ma ha continuato a vivere con dignità e rispetto per gli altri, senza lamentarsi. Questo dice molto del suo carattere: responsabile, attento, capace di prendersi cura di tutti".
Ha qualche ricordo personale che vuole condividere?
"Aveva un lato affettuoso e discreto. Mi chiamava spesso per chiedere come stessero la mia famiglia e i miei collaboratori, senza mai essere invadente. Era una persona che ti faceva sentire considerato e sostenuto, nei gesti piccoli come in quelli più grandi".
Come descriverebbe il suo carattere?
"La parola che più mi viene in mente è bontà. Simone era buono, leale, affidabile. Non cercava riconoscimenti, ma aiutava perché era naturale farlo. Era anche allegro e giocoso, senza mai mancare di rispetto o serietà. Se si creava un problema, lo affrontava con misura e ponderazione".
Come reagisce oggi alla sua scomparsa?
"È un dolore enorme. Abbiamo perso non solo un ex valido collaboratore, ma un amico sincero. Simone era una persona straordinaria. La sua morte lascia un vuoto immenso. La cosa che più mi mancherà è la sua capacità di stare vicino agli altri senza chiedere nulla in cambio".
Può raccontarci un episodio personale che vi riguarda, un ricordo che le rimane particolarmente impresso?
"Ci sentivamo praticamente tutti i giorni. L’ultima volta è stato due giorni fa e mi ha colpito ricordare un episodio di quando era ancora giovane. Lo andavo a prendere a fine lavoro e lo caricavo in macchina per portarlo a mangiare: era tardi e non volevo che restasse senza nutrirsi.
Spesso era con me in giro e, grazie a quelle occasioni, si era creato tra noi un legame speciale, fatto di fiducia e affetto. Questo sentimento è rimasto fino a oggi e mi ha colpito ancora di più quando ho saputo della sua scomparsa".