È il giorno delle lacrime per l'addio ad Alex Zanardi. Il funerale nella basilica di Santa Giustina, a Padova, stracolma di persone, molte delle quali in piedi o fuori, seguendo sul maxischermo. Sotto l'altare è stata posta l'handbike dell'atleta bolognese, custodita al museo della Medicina poco distante. Don Marco Pozza, parroco del carcere Due Palazzi di Padova, vecchio amico di Zanardi, prima di celebrare il rito funebre racconta: "Sono orgoglioso di avere avuto un amico come Alex, che non mi ha aiutato a diventare un prete migliore, ma non mi importava: mi ha aiutato a diventare un uomo migliore, questo mi importa. Alex siamo tutti noi? Dipende, se oggi sapremo cogliere questa eredità e farla nostra oppure se oggi la vivremo come uno show".
Dopo un lungo minuto di silenzio dall'arrivo del feretro si è levato un applauso della piazza. Sul sagrato, ad attendere la bara bianca sovrastata da una corona di rose bianche, la moglie Daniela, il figlio Nicolò che ha salutato e ringraziato la folla, e la mamma di Alex, la signora Anna, abbracciata da don Marco. Lunghi applausi anche all’interno della chiesa hanno accolto l’arrivo della bara sotto l’altare.
Tra i primi ad arrivare in chiesa i ragazzi di Obiettivo3, l'associazione a cui Zanardi aveva dato vita per promuovere la handbike, il presidente della Fia Stefano Domenicali, Jorg Kottmeier responsabile di Bmw Motosport quando il campione bolognese ebbe l'incidente nel 2001, Luca Pancalli già presidente del Comitato italiano paralimpico, Gian Carlo Minardi, l'atleta paralimpica Giusi Versace. C'è anche l'ex calciatore paraguaiano del Vicenza Julio Gonzalez, che a seguito di un incidente nel 2005 subì l'amputazione di un braccio. "Zanardi venne a trovarmi in ospedale, mi diede una carica pazzesca".
“Tutti si ricordano di Alex che ha fatto gioire tante persone. Con la sua storia ha colpito tutti, ma con la sua forza d’animo ha fatto capire quanto fosse possibile arrivare a fare, tanto che la sua era diventata una figura universale. L’amico che tutti avrebbero voluto avere”. Lo ha dichiarato il sindaco di Bologna, Matteo Lepore. A Bologna, città d’origine del campione, oggi è lutto cittadino.
"È stata una delle persone più importanti per il Comune, ma non penso solo per il Comune, per tutti noi", dice Marcello Bano, sindaco di Noventa Padovana. "Una persona che si è sempre spesa per gli altri, straordinaria, perbene. Ci ha insegnato, dopo l’incidente del 2001, che io per esempio avrei considerato la fine, che invece ci si può tirare su e diventare campioni in un altro sport. Una persona che ci fa capire quanto nella vita non sia importante cadere, ma saper rialzarsi".
“Sembra una battuta delle sue, ma Alex Zanardi senza gambe ha lasciato un impronta”. Lo ha detto Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport. “Spero che ci sia un effetto di emulazione di Alex, un esempio che purtroppo temo che tanti non seguiranno, perché lui era davvero incredibile. Lascia la libertà che ha concesso a tante persone con disabilità di poter vivere di nuovo la loro vita".
La toccante omelia di don Pozza
"Alex anche da morto continuerà a parlare di obiettivi", ha detto don Marco Pozza nell'omelia. "Mi dispiace per la morte, pensava di averlo bevuto ma neanche stavolta ha fatto bene i conti. Si è presa il corpo, ma l'anima le è sfuggita. In corsia di sorpasso è andata a infilarsi dentro la carne e le storie dei ragazzi di Obiettivo3". Don Pozza ha ricordato Zanardi come un uomo "che sapeva usare il congiuntivo, una porta aperta". E oggi "chi ama l'indicativo piange l'atleta, chi ha il coraggio di usare il congiuntivo rimpiange l'uomo e gli dice grazie".
Ha infine immaginato così l'incontro tra Zanardi e Dio: "Guarderà in faccia il Signore e non saprà cosa dirgli. E lui gli dirà 'Però, Zanardi da Castel Maggiore...". Una citazione del titolo dell'autobiografia del campione bolognese.