Com'era purtroppo prevedibile nel triste caso di Domenico Caliendo, il bambino morto dopo il trapianto di cuore, stiamo assistendo a un terribile scambio di accuse e di responsabilità. La Procura di Napoli sta ricostruendo l'intera vicenda ed è già venuta alla luce una sconcertante catena di errori – dalle modalità di trasporto dell'organo fino alle operazioni effettuate in sala operatoria – che avrebbe portato alla tragedia. Ad oggi sappiamo che sette medici dell'ospedale Monaldi sono stati iscritti nel registro degli indagati. L'Azienda dei Colli ha inoltre già provveduto alla sospensione dal servizio di due dirigenti medici.
Esaminando questa atroce e inaccettabile storia, sono tanti gli eventi che hanno portato alla straziante morte di quello che è divenuto il bambino di tutta Italia. Uno di questi è stato sicuramente l'intervento in sala operatoria, quello che avrebbe dovuto salvare Domenico, fornendogli un cuore nuovo e restituendolo alla vita, e che invece ha portato al dramma. Il "cuore nuovo" arrivato da Bolzano era irrimediabilmente danneggiato, non avrebbe mai dovuto essere impiantato nel bambino. Serpeggia il sospetto che il cuore malato di Domenico sia stato rimosso prima dell'arrivo del nuovo organo. A quel punto non ci sarebbe stato nulla da fare: il trapianto doveva avvenire, anche se il cuore del donatore aveva riportato gravi danni.
Cosa è successo in sala? Perché si è proceduto con l'espianto prima di verificare lo stato del cuore nuovo? Guido Oppido, cardiochirurgo del Monaldi che ha effettuato l'intervento, afferma di aver ricevuto una risposta affermativa quando ha chiesto se il nuovo cuore fosse arrivato e fossero cominciate le verifiche su di esso. Avendo udito quel "sì" sarebbe andato avanti con l'intervento, procedendo con l'espianto del cuore malato di Domenico. Eppure, ascoltata dagli inquirenti, l'equipe medica che lo ha assistito nega di aver dato l'assenso. Chi ha ragione e chi torto?
Si tratta di un vero e proprio giallo sul quale la Procura di Napoli deve fare chiarezza, perché tutti esigono giustizia per Domenico e la sua famiglia. Nella relazione di 295 pagine che la Regione Campania ha inviato al ministero della Salute si legge che Oppido dichiara che "al momento dell'arrivo dell'equipe di espianto in sala operatoria con il contenitore termico, il paziente ricevente era già a torace aperto e che, prima di procedere alla cardiectomia, aveva richiesto conferma della presenza dell'organo in sala e dell'avvenuta esecuzione delle procedure di conservazione, inclusa la cardioplegia 'al banco' sul cuore del donatore". Stiamo parlando delle immediate procedure che precedono l'impianto.
Insomma, secondo Oppido, il cuore era in sala e già qualcuno lo stava preparando al trapianto. Sicuro di questo, avrebbe espiantato il cuore di Domenico. Gli altri membri dell'equipe, tuttavia, hanno riferito agli inquirenti che "mentre veniva aperto il contenitore di trasporto e si prendeva visione del cuore, l'organo risultava inglobato in un unico blocco di ghiaccio e che, in tale frangente, il dottor Oppido stava contemporaneamente procedendo alle fasi di espianto del cuore del ricevente". La cardiectomia, dunque, sarebbe stata completata prima che fosse verificato lo stato del nuovo organo. Secondo la versione fornita dall'equipe, dunque, Oppido non avrebbe ricevuto nessuna risposta affermativa.