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Parrocchia ostaggio dei maranza, ora il don chiede aiuto a sindaco e prefetto: "Il sagrato è zona franca"

Don Samuele è esasperato. Attività di spaccio sul sagrato e dentro la chiesa, risse con coltelli, scritte blasfeme e preservativi usati: “Alcuni fedeli hanno paura a venire a messa”

Chiesa di Santa Maria delle Grazie
Chiesa di Santa Maria delle Grazie
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Se un parroco arriva ad appellarsi al prefetto, al sindaco e al vescovo di riferimento per chiedere sicurezza, è evidente che ci sia un enorme e gravissimo problema. La denuncia arriva da don Samuele Costantini, parroco della chiesa di Santa Maria delle Grazie ad Ancona, ed è raccontata dal Corriere Adriatico, il quale ha pubblicato la lettera che il don ha inviato a al prefetto Maurizio Valiante, al sindaco Daniele Silvetti e al suo vescovo Angelo Spina. Perché si è arrivati a questo punto? Perché ormai da tempo la chiesa di don Samuele è ostaggio di bande di maranza che rendono la zona insicura e non più idonea a quel senso di sicurezza necessario per professare la fede.

“Il sagrato della chiesa è diventato una zona franca dove stazionano anche 30 o 40 ragazzi contemporaneamente, alcuni dediti anche allo spaccio di droga”, scrive il parroco nella sua missiva, dove non si tira indietro nel chiamarli “maranza”, dando una collocazione identitaria ben precisa a questi soggetti, per lo più minori, che hanno trasformato un territorio sacro in un’area off-limits. “Giovani che si ubriacano, che si drogano, che bestemmiano o fanno a botte, che fanno i bisogni sulle pareti della chiesa o rompendo vetri e balaustra”, scrive ancora don Samuele, dalle cui parole emerge una evidente disperazione per una situazione che non può più gestire e per la quale chiede aiuto prima che accada qualcosa di ancor più grave, visto che sono stati trovati anche dei coltelli nei sottovasi, pronti a essere usati per la prossima rissa, come tante ce ne sono. E ancora, sul sagrato vengono trovati preservativi usati, scritte blasfeme e non solo, perché non sono mancati episodi in cui sono stati individuati alcuni di questi maranza mentre fumavano spinelli dentro la chiesa, quando non spacciano crack nei pressi della stessa parrocchia.

Non possono essere derubricate a bravate queste, perché è evidente che vi sia un disprezzo per ciò che l’edificio sacro rappresenta. “La parrocchia cerca di dialogare ma con questi soggetti è impossibile parlare, se non si vuole essere addirittura presi a male parole”, è la riflessione amara del parroco, che non avanza ipotesi ben più gravi ma non remote. “I residenti si lamentano per quello che sta succedendo ed alcuni fedeli hanno anche paura a venire a messa”, riferisce il parroco lanciando un allarme chiaro a chi di dovere, perché “Non è possibile andare avanti così e per questo chiedo un aiuto costante dalle forze dell’ordine e dalla istituzioni”.

L’alternativa, che don Samuele non vorrebbe nemmeno prendere in considerazione, è quella di “chiudere con cancelli tutta la zona ma francamente non me la sento sia perché ha un costo che non penso possa gravare sulla parrocchia sia perché verrebbe meno a quel senso di apertura al mondo che un luogo sacro dovrebbe avere”. È questo il livello a cui le città italiane sono arrivate: è necessario riflettere seriamente sulla deriva assunta.

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