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“Sono morti combattendo”. L'elogio degli anarchici per la morte di Ardizzone e Mercogliano

I due anarchici morti a Roma mentre preparavano una bomba sono stati ricordati dai “compagni”, per i quali i due “sono morti combattendo”

“Sono morti combattendo”. L'elogio degli anarchici per la morte di Ardizzone e Mercogliano
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“Sara e Sandro sono morti in azione, sono morti combattendo”. È così che si legge in un passaggio del documento comparso online e firmato da un numero elevato di sigle anarchiche locali, tra cui il Circolo Anarchico “La Faglia” di Foligno al quale pare fosse legata Sara Ardizzone. Insieme a Sandro, Alessandro Mercogliano, è morta mentre pare fabbricasse una bomba instabile ad alto potenziale in un casolare a sud di Roma, probabilmente da utilizzare entro pochi giorni, forse già oggi.

“Ricercare concretamente la libertà – nella sua forma autentica e integrale, non nelle contraffazioni elargite e imposte dallo Stato – significa entrare nella dimensione del rischio connaturato alla ricerca stessa. In questo luogo le nostre scelte, spesse volte selvagge e solitarie, marcano il solco di una strada senza ritorno. La libertà è una qualità che si sperimenta mettendosi a rischio”, scrivono gli anarchici.

Rivendicano l'appartenenza di Mercogliano e Ardizzone alla sfera anarchica, li definiscono “compagni fraterni, che siamo fieri di avere per compagni”. Attaccano la stampa, ci definiscono “pennivendoli prezzolati, dalla cui carta straccia abbiamo appreso il fatto, scrivono a più riprese dello scoppio di un ordigno”. E, aggiungono, “le preoccupate prese di distanza, volte sempre a garantire un’incolumità vergognosa, non ci appartengono. Siamo abituati a non credere a una parola di quanto viene proferito dalla macchina della propaganda”. La guerra sociale “non è una recita”, sottolineano, è “anzitutto una guerra. Sara e Sandro sono un esempio luminoso dell’inestricabile connubio tra pensiero e azione che ispira l’anarchismo, dei rivoluzionari fino all’ultimo istante della loro vita, e nella morte. Sara e Sandro sono e saranno per sempre un pezzo del nostro cuore, un cuore che non può che rifiutarsi di provvedere a scrivere un necrologio”.

Con loro, si legge ancora, “alcuni di noi hanno vissuto, condividendo l’intensità febbrile di momenti che nessun orologio potrà mai scandire. Con loro, quando siamo stati inquisiti dalla macchina della repressione di Stato, abbiamo mantenuto la nostra dignità e consolidato la tenacia delle nostre scelte”.

La loro volontà rivoluzionaria, è la conclusione, “ha la forza di andare oltre il tempo, vincendo la sofferenza e il dolore. La loro passione per la vita sarà più forte della morte. La loro integrità sarà sempre un monito contro ogni oppressore”.

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