La procura di Milano ha ricostruito minuto per minuto quanto accaduto il pomeriggio del 26 gennaio a Rogoredo, arrivando ad arrestare l’assistente capo della Polizia di Stato Carmelo Cinturrino. I primi indizi di anomalie arrivano dalla foto che ha scattato lo stesso poliziotto pochi minuti dopo lo sparo: Abderrahim Mansouri si trova supino e gli investigatori notano che naso, mento e labbra sono “imbrattate di materiale simile a terriccio”. Una circostanza che non si sposa con la posizione in cui è stato fotografato Mansour. Accanto al suo corpo c’è una pietra e metà del viso, dalla parte in cui è stato raggiunto, è sporca di sangue.
Se il volto è sporco di “terriccio” ma l’uomo è supino, è logico che è stato voltato e che quando è stato colpito sia caduto con il volto verso il suolo. Sulla scena c’era un testimone, che non compare nei verbali redatti dopo il fatto, il quale ha sostenuto che Mansouri, quando è stato colpito, in una mano teneva un telefono, con il quale parlava con un pusher, e nell’altra una pietra. E quando ha visto Cinturrino avrebbe fatto il gesto di lanciare il sasso per poi scappare quando l’agente ha tirato fuori l’arma. Il 118 viene chiamato solo 23 minuti dopo lo sparo, avvenuto alle 17.32 secondo la ricostruzione del pusher che ci stava parlando ma l’allarme viene dato alle 17.55. I quattro agenti che erano con Cinturrino e che in un primo momento avevano dato versioni concordanti dei fatti sul fatto che Mansouri impugnasse un’arma, qualche giorno fa hanno cambiato la propria versione.
“Nessuno ha gridato ‘alt, polizia!’”, ha ammesso uno degli agenti, quello che si trovava più vicino a Cinturrino in quel momento e che è stato ripreso alle 17.33 da alcune telecamere mentre si allontanava dalla zona per salire a bordo della Panda del collega e rientrare alle 17.48 con una valigetta. “Ho visto Zack che ha fatto il gesto di alzare, come se volesse lanciarci qualcosa. Cinturrino ha estratto la pistola, Mansouri si è spostato come se volesse cambiare direzione vedendo la pistola puntatagli da Cinturrino che subito gli ha sparato. Lui è caduto di faccia, Cinturrino una volta avvicinatosi ha girato il corpo e si è reso conto di averlo colpito”, ha raccontato l’agente, come riferito dal Corriere della sera. Quando l’agente torna con la valigetta, spiega ancora agli investigatori, Cinturrino “ha subito aperto il cofano e ha prelevato qualcosa dalla borsa: era un oggetto nero. Poi è tornato di corsa verso Mansouri”.
Tutto sembra essere stato messo nel giusto ordine a seguito delle indagini della procura di Milano, lo stesso Cinturrino al momento dell’arresto nel parcheggio del commissariato non ha opposto resistenza. “Se le accuse saranno confermate non siamo davanti a un poliziotto, ma a un delinquente che si è travestito da poliziotto. Chi indossa una divisa e tradisce il giuramento di fedeltà alla Repubblica tradisce prima di tutto i colleghi che ogni giorno rischiano la vita rispettando la legge”, ha dichiarato Domenico Pianese, segretario del Sindacato di Polizia Coisp. “Noi non abbiamo mai chiesto né voluto alcuno scudo penale. In uno Stato di diritto nessuno può essere al di sopra della legge, tantomeno chi è chiamato a farla rispettare. Se qualcuno ha sbagliato è giusto che risponda fino in fondo delle proprie azioni”, ci ha tenuto a precisare Pianese. Il Segretario Generale del Sap, Stefano Paoloni, invece, ha voluto sottolineare che “il nostro agire in buona fede ha raccolto la sensibilità di tantissime persone che si sono attivate immediatamente.
La raccolta fondi era finalizzata a sostenere un collega che ritenevamo in difficoltà per motivi di servizio, purtroppo ci siamo sbagliati. Alla luce degli attuali fatti, non possiamo che rivedere la nostra posizione e sarà nostra cura restituire l’intero contributo a chi ha sostenuto l’iniziativa”.